Buona cultura d’impresa è anche capire a fondo le persone, costruire un sistema di relazioni positive tra loro, dare spazio al valore e ai valori delle donne e degli uomini con cui si lavora. Per farlo, la grande letteratura è indispensabile. Shakespeare, per esempio. E, tanto per citare una delle sue opere più significative, il “Re Lear”. Se ne è parlato martedì 22 gennaio, nel corso dell’incontro organizzato dalla HRCommunity Academy alla Fondazione Pirelli, su iniziativa dei responsabili delle Risorse Umane del gruppo: un approfondito dibattito tra dirigenti di aziende italiane e multinazionali di primo piano, esperti del settore, studiosi.

 

Perché Re Lear? Perché la tragedia di Shakespeare, al pari di moltissime delle sue opere, sa entrare nel profondo dell’animo delle persone, esplorarne il cuore di tenebra, rivelarne dimensioni inattese. 

 

La storia è nota. Il sovrano decide di dividere il suo regno fra le tre figlie, sulla base dell’amore che ognuna di loro saprà dichiarare al padre. Le prime due, Goneril e Regan, si lasciano andare ad affermazioni intense, straordinarie. La terza, Cordelia, rifiuta la gara: la dichiarazione può essere falsa, la parola ingannare, mentre contano di più i fatti e la profondità dei sentimenti, anche non detti ma concretamente mostrati. Il re si indigna. La caccia di casa. E divide il regno tra le altre due. Si va verso la tragedia. Perché Goneril e Regan, ottenuti potere e ricchezze, maltrattano il padre, finito randagio, in esilio. E scontri di interessi lacerano le corti e i territori di Britannia e Francia. Sino alle morti.

 

La lezione? La vanità delle promesse. Il predominio dell’avidità in assenza di regole sagge e giuste. L’importanza di capire fino in fondo carattere, attitudini e valori delle persone. Il potere ha le sue dinamiche, in tutte le relazioni. Anche in un’impresa, naturalmente. Risente di regole, culture di fondo, attitudini e, appunto, valori. Facile, il precipizio. Necessari, al contrario, le costruzioni di lunghi sentieri virtuosi. Buona cultura d’impresa, appunto. Shakespearianamente.