La cultura ha e deve avere un valore intrinseco. Non strumentale, non direttamente orientabile. E solo se saremo in grado di riconoscere questo valore non negoziabile, ne avremo anche gli ampi effetti di crescita economica e di miglioramento della qualità della vita che la cultura inevitabilmente produrrà. L’affermazione, assolutamente condivisibile, è del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. E ne parla “Il Sole 24Ore”, a proposito degli Stati Generali della Cultura lanciati dal quotidiano. Il tema è rilanciato dal filosofo John Armstrong: “La solidità e la diffusione delle discipline umanistiche” sono“essenziali per la democrazia; tali discipline insegnano a pensare criticamente, a usare l’immaginazione, a essere compassionevoli e trasformano gli individui in  cittadini globali, ossia in persone capaci di una visione d’insieme del mondo”. E dunque? Serve “un’educazione che insegni la bellezza e il pensiero critico” e “i pensieri vanno riformati per promuovere umanesimo, logica e alti studi”. Una vera e propria “cultura politecnica”, per usare un’espressione cara alla cultura d’impresa Pirelli. C’è una valenza economica, naturalmente: “Se ciò che vogliamo – spiega Armstrong sulla rivista ‘Philosophical Inquiries’ – è un’economia florida, allora dobbiamo fare sì che il mondo degli affari assorba il meglio di quanto le discipline umanistiche sono in grado di offrire”. Non solo tecniche, ma scienza. Filosofia. Senso delle cose. Sguardo in profondità e in prospettiva. Le sintesi di un nuovo umanesimo. Naturalmente, parlando di economia, “senza demonizzare il profitto, che arriverà di conseguenza”.

 

12/02/2013