L’ultimo libro di un premio Nobel per l’economia ragiona sui forti legami fra apprendimento, economia e sviluppo

 

Una società cresce e si sviluppa se impara ad imparare. Vale anche per le imprese, così come per ogni individuo. Occorre allora creare le condizioni perché un meccanismo di questo genere sia costruito e fatto funzionare. A tutti i livelli. Cosa non facile, ma fattibile. Questione culturale e sociale di primo livello, la creazione di una società dell’apprendimento è stata affrontata da Joseph E. Stiglitz (Premio Nobel per l’economia) e Bruce C. Greenwald in un libro denso di idee ma purtuttavia facile da leggere.

“Creare una società dell’apprendimento”, appena tradotto in Italia, deriva da un libro più ampio e tecnico che i due autori hanno scritto dopo una serie di conferenze tenute alla Colombia University in onore di uno dei più grandi economisti del secolo: Kenneth J. Arrow. E del tono discorsivo il libro pubblicato in Italia (nato da una elaborazione che ha eliminato i tecnicismi), conserva tutta la freschezza.

L’idea alla base del ragionamento è che “se si crea una società dell’apprendimento, ne risultano un’economia più produttiva e uno standard di vita migliore”. Da qui inizia il ragionamento, prima attorno alle basi teoriche dell’economia dell’apprendimento, e poi sulle misure da adottare per diffondere la capacità di apprendere. L’obiettivo delle politiche economiche, secondo i due autori, è “eliminare il divario di conoscenza, se si vuole ridurre il divario nello sviluppo”. Questo perché un miglioramento degli standard di vita deriva dai progressi nella tecnologia e non dall’accumulazione di capitale. Questione di cultura, quindi, prima che di tecnologia. Una condizione che, a ben vedere, è a fondamento non solo di una buona società ma anche di rapporti umani e produttivi equilibrati. Sulla base di questi assunti si dipana il libro. Che tocca anche la condizione dei Paesi in via di sviluppo che – appunto -, crescono con una velocità che è funzione della velocità con cui riescono a colmare il divario di conoscenze con il resto del mondo.

Il libro di Stiglitz e Greenwald conduce chi legge attraverso i meandri di una delle frontiere più affascinanti dell’economia. Anche per quanto riguarda le imprese. Uno dei punti cruciali di tutto, infatti, è “progettare un’impresa che apprende e innova”.  E che quindi spesso è gestita secondo principi diversi da quelli consueti del management  più diffuso. Anche qui, apprendimento e innovazione vanno di pari passo, accanto ad un’evoluzione della cultura del produrre che si fa più aperta di prima, più permeabile alle sollecitazioni esterne e maggiormente in grado di cogliere le opportunità che derivano dal sistema sociale in cui l’azienda è immersa. Proprio parlando di organizzazione della produzione e di conoscenza, Stiglitz e Greenwald annotano un passaggio fondamentale: “Mentre per l’avanzamento della società è desiderabile che le conoscenze, una volta create, vengano trasmesse il più possibile ad ampio raggio e nel modo più efficiente, le imprese che operano per la massimizzazione del profitto cercano da sempre di limitare al massimo tale trasmissione”. Insomma, la questione dell’apprendimento passa anche da quella della responsabilità sociale d’impresa, del ruolo dell’azienda nel territorio e nel sistema umano di cui fa parte.

Il libro di Stiglitz e Greenwald – pur semplificato -, non è sempre facilissimo da leggere, ma costituisce una delle letture più importanti di questi tempi per aprire la mente al tema del futuro: imparare ad imparare. Anche nelle aziende.

 

Creare una società dell’apprendimento. Un nuovo approccio alla crescita, allo sviluppo e al progresso sociale

Joseph E. Stiglitz, Bruce C. Greenwald

Einaudi, 2018