Un libro di Fabrizio Onida delinea una politica industriale efficace per continuare lungo il sentiero dello sviluppo

 

Politica industriale come alta politica per l’impresa e l’occupazione. Espressione fedele di una cultura d’impresa che si estende dalla fabbrica alla società e ai suoi decisori. Cosa non facile da realizzarsi, specialmente in Italia e in una situazione congiunturale complessa come quella che stiamo attraversando. Eppure la strada segnata è questa. E per percorrerla servono guide chiare che indichino i passaggi cruciali, le tappe da fare, le soste possibili, i cambi di direzione da prendere obbligatoriamente. L’ultimo impegno letterario di Fabrizio Onida (attualmente professore emerito di Economia internazionale presso l’Università Bocconi e con un passato di Presidente dell’ICE e una vasta esperienza in Istituzioni e aziende), è una di queste guide.

“L’industria intelligente. Per una politica di specializzazione efficace” è un’analisi puntuale della situazione economica nazionale e internazionale oltre  che della storia recente delle politica economiche e industriali del Paese. Il punto di partenza è la grande crisi che ha investito l’economia mondiale a partire dal 2007 e che ha provocato nel nostro Paese una caduta del PIL e degli investimenti fissi e un pesante deterioramento degli indicatori di finanza pubblica, con un aumento sensibile del rapporto debito pubblico/PIL. Dieci anni dopo, l’Italia mostra i segnali di una timida ripresa. E’ da qui che inizia davvero il ragionamento e la proposta di Onida. Ed è qui che emerge la necessità di un salto di qualità nella politica industriale nazionale e prima ancora nella diffusa cultura d’impresa presente nelle Istituzioni e nella società.

Per rafforzare questi segnali e tornare a crescere – è il pensiero di Onida -, occorre delineare “i contorni di una rinnovata politica industriale che abbia al suo centro l’accelerazione dell’attività innovativa delle imprese”, e che favorisca nel contempo la mobilità delle risorse verso le imprese più produttive, innovative e aperte a forme avanzate di internazionalizzazione. Un strada da percorrere, quindi, non solamente con l’erogazione di sussidi agli investimenti ma con ben altro. Per Onida si tratta di una situazione nella quale lo Stato ha compiti molteplici e importanti. Deve essere, per esempio, promotore di progetti di ricerca precompetitiva che incentivino la messa in comune di risorse private e pubbliche per realizzare obiettivi di sviluppo e benessere collettivo; ma deve anche funzionare da aggregatore di energie innovative in un tessuto produttivo di piccole e medie imprese, ancora oggi troppo frammentato; e deve ancora essere facilitatore di interconnessioni tra imprese e istituzioni di ricerca.

Tesi forse difficili da realizzare, quelle di Onida, ma certamente da cogliere come veri indicatori di una strada che probabilmente è l’unica davvero efficace.

Il libro è scritto con un linguaggio piano che conduce chi legge attraverso analisi e approfondimenti non sempre immediati. Completano il testo due parti importanti: l’esame di cosa fanno alcuni altri Paesi (Germania, Francia e Regno Unito), e il racconto di cosa hanno fatto e cosa fanno alcune imprese paradigmatiche  dell’azienda italiana di successo (Dallara, Prima Industrie, Dompé , Industrie Meccaniche Automatiche).

 

L’industria intelligente. Per una politica di specializzazione efficace

Fabrizio Onida

Egea-Università Bocconi Editore, 2017

07/11/2017