Una ricerca sui cambiamenti organizzativi fa meglio comprendere le relazioni umane dentro e fuori la persona

 

Imprese fatte di donne e uomini. Imprenditori ma anche operai, manager  ma anche impiegati. L’assunto è già noto, ma serve sempre ricordarne il centro: non c’è organizzazione della produzione che funzioni come si deve senza intenti condivisi. In questo ambito è anche importante comprendere cosa accade di fronte al cambiamento.

E’ per cercare di dare una risposta a questo tema che Giovanni Di Stefano, Francesca Manerchia, Alessia Pantaleo, Alessia Liga (tutti ricercatori dell’Università di Palermo), hanno condotto l’indagine su cosa accade quando qualcosa nell’organizzazione assume assetti diversi da prima.

Più precisamente, come spiegano gli autori, la ricerca “indaga come il cambiamento organizzativo produce delle conseguenze sul piano dell’identità professionale e personale dei lavoratori, oltre che sulla qualità della loro identificazione con l’organizzazione”. Il caso oggetto di studio è molto preciso: 12 dipendenti di un piccolo presidio ospedaliero, colpito da un processo di ridimensionamento a causa di una rimodulazione del personale e dei posti letto. A questi è stata somministrata un’intervista narrativa con l’obiettivo di indagare “l’impatto del cambiamento organizzativo in corso sulle identità personali e professionali”. Caso specifico e particolare, dunque, che vale però per altre situazioni simili. Vicende nelle quali, per effetto di decisioni dovute magari a fattori esterni, la squadra cambia, l’organizzazione si evolve, arrivano nuovi “capi”, altri vanno, nuovi paradigmi organizzativi prendono il posto di quelli precedenti, addirittura uffici e fabbriche vengono spostati.

La domanda di fondo alla quale rispondere è: come cambia l’identità e la vita delle persone?

Spiegano ancora gli autori: “Le interviste, esplorate tramite procedure di analisi statistica del contenuto, hanno fatto emergere come i lavoratori che tendono a identificarsi maggiormente con il proprio ruolo professionale, patiscono ripercussioni negative sulla rappresentazione di sé, venendo meno l’identificazione con l’azienda, percepita come instabile e non in grado di offrire sicurezze. La precarietà percepita in questa fase di transizione mette in crisi l’identità professionale e i processi di metabolizzazione del cambiamento, condizionando le scelte personali e la vita quotidiana dei soggetti coinvolti”.

Insomma, cambia l’impresa e cambia il mondo, dentro e fuori chi ci lavora.

L’indagine di Di Stefano, Manerchia, Pantaleo e  Liga non è sempre di facilissima lettura, ma accompagna chi legge lungo un percorso prima teorica e poi sul campo, che apre visioni importanti per completare quella più generale su come produzione e lavoro vengono vissuti per davvero. Scrivono ad un certo punto gli autori: “Le organizzazioni in cui operiamo, rappresentano (…) il fondo istituzionale comune in cui risiedono le fondamenta della nostra identità”.

 

 

Identità in transizione. Il senso di sé personale e professionale in rapporto al cambiamento organizzativo

Giovanni Di Stefano, Francesca Manerchia, Alessia Pantaleo, Alessia Liga

Narrare i gruppi .Etnografia dell’interazione quotidiana.  Prospettive cliniche e sociali, vol. 12, n° 2, dicembre 2017

20/02/2018