Un lavoro presentato alla Ca’ Foscari, rivede i concetti di innovazione e strategia tenendo conto anche della necessità di coerenza con la cultura dell’impresa

 

Le imprese devono vincere sul mercato. E per riuscirci devono fare buoni prodotti, ma anche adottare strategie consone al momento, al contesto, alla concorrenza. Non è facile, nemmeno per le grandi aziende. E’ questione di fiuto imprenditoriale, ma anche di capacità strategica  e innovativa.

E’ attorno a questo nodo di temi che si svolge “L’Innovazione Strategica. Per la (in)coerente rappresentazione del Modello di Business” lavoro di Elena Trovò che nelle prime righe spiega tutto il senso dell’indagine. “L’impresa deve (…) essere in grado di adottare la giusta strategia competitiva per far fronte alle minacce provenienti dal mercato. Il termine strategia è stato per centinaia di anni associato a un contesto bellicoso, che notoriamente prevedeva un vincente e un perdente; allo stesso modo, fare impresa significa combattere, combattere per vincere sugli altri e restare in vita in un ambiente in continua evoluzione, caratterizzato da un alto indice di rischiosità. La strategia da sola però, non sempre è sufficiente; le scelte strategiche devono stare alla base di un concetto oggigiorno fondamentale: l’innovazione. (…) Perseguire un’innovazione strategica, non solo significa analizzare il contesto esterno, ma anche avere chiaro quale sia il proprio modello di business”.

Analisi del mondo che circonda l’impresa, quindi, ma anche chiara coscienza di quanto si vuole fare. Con un continuo scambio di informazione fra interno e esterno. “ Questa consapevolezza – dice infatti l’autrice -, si traduce nell’obiettivo primario dell’innovazione strategica, ovvero l’instancabile ricerca del fit tra i segnali che arrivano dall’esterno e l’impatto che hanno sulla propria identità e sul business model. Per stare al passo coi cambiamenti che avvengono nel mondo, e ancor di più se in qualche modo lo si vuole cambiare il mondo, ci dev’essere una costante sinergia tra ciò che accade dentro e fuori all’impresa. Sinergia che va ricercata in una più ampia dimensione di coerenza (internal/esternal fit)”. Curioso e interessante è l’uso, fra l’altro, del termine fit  che può essere tradotto come “adattarsi” ma anche “calzare” e “adeguare”.

E’ proprio attorno alla ricerca dei metodi più adatti per arrivare alla “più ampia dimensione di coerenza” – così come dell’adeguare istanze interne ed esterne all’azienda -, che il lavoro di Elena Trovò si svolge. Partendo dall’approfondimento di cosa sia l’innovazione, per passare poi all’analisi del concetto e delle implicazioni di innovazione strategica e per finire con il capovolgimento del tutto: l’esame dei passaggi per innovare la strategia con la quale le imprese possono agire.

Quanto scritto in “L’Innovazione Strategica” ha il merito di essere un buon compendio di ragionamenti, informazioni e schemi concettuali attorno ad un tema complesso e in evoluzione. E che va quindi affrontato con attenzione. Trovò chiude il lavoro con un salto importante di pensiero. “Esiste (…) la possibilità che per perseguire una coerenza di significato, l’impresa necessiti di discostarsi dai canoni tradizionali di coerenza strategica, ma questa rottura – e quindi apparente incoerenza – potrebbe non solo risultare necessaria per il mantenimento di un buon livello di coerenza di significato, ma potrebbe invero rappresentarne il maggior punto di forza”. Che è come dire: vince sul mercato chi è capace di sparigliare le carte superando gli altri con un guizzo di fantasia.

 

L’Innovazione Strategica. Per la (in)coerente rappresentazione del Modello di Business

Elena Trovò

Corso di Laurea Magistrale in Amministrazione, finanza e controllo. Università Ca’ Foscari, Venezia

2016