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140 anni fa nasceva Alberto Pirelli, uno dei protagonisti della storia industriale italiana

Il 28 aprile 1882 nasce a Milano Alberto Pirelli, secondo, dopo Piero nato nel 1881, degli otto figli di Giovanni Battista Pirelli e Maria Sormani. Dieci anni prima era sorta, per iniziativa paterna, la GB Pirelli & C., fabbrica per la lavorazione della gomma elastica. Un destino segnato, quello dei due fratelli, nati e cresciuti all’interno dello stabilimento. Il loro piano di studi superiori, infatti, è pensato per prepararli al ruolo che dovrebbero ricoprire in azienda, con frequentazione di corsi al  Politecnico e all’Università Bocconi di Milano, all’Università di Genova dove conseguono entrambi la laurea in Giurisprudenza. Fin dall’adolescenza affiancano l’attività del padre, partecipando a diverse campagne della nave posacavi Città di Milano e ad alcuni viaggi di affari all’estero.

Nel 1904 Piero e Alberto Pirelli vengono ufficialmente associati al padre nella gerenza della società. L’ingresso formale nella conduzione dell’azienda coincide con un momento di forte espansione internazionale nel settore dei cavi elettrici e telegrafici e con l’avvio della produzione massiccia di pneumatici, dopo un’iniziale fase di sperimentazione. Per entrambi i fratelli sono anni di numerosi viaggi all’estero, durante i quali visitano aziende, presentano la Pirelli nelle fiere internazionali, instaurano rapporti di affari. Alberto è negli Stati Uniti, in Brasile, Canada, Argentina, e si dedica in particolare a stabilire importanti accordi di collaborazione nel settore elettrico, allora dominato da grandi aziende tedesche e americane. È in questi anni che in lui cresce la consapevolezza dell’importanza dei rapporti internazionali e della conoscenza dei mercati esteri e, grazie alle sue capacità diplomatiche e all’ottima conoscenza delle lingue, diventa uno degli imprenditori italiani più noti nel mondo.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, le sue capacità e l’esperienza accumulata in importanti trattative internazionali lo portano a ottenere un impegno pubblico di grande importanza: tra il 1919 e il 1932 è infatti chiamato dal Governo italiano a un ruolo di primo piano nei negoziati internazionali sulle riparazioni di guerra tedesche e i debiti di guerra interalleati, esperienza che racconterà nel volume “Dopoguerra 1919-1932. Note ed sperienze,” uscito nel 1932. Tra i fratelli si stabilisce così una divisione dei compiti, Alberto più proiettato verso le relazioni internazionali e gli incarichi pubblici, Piero più dedicato agli aspetti organizzativi dell’azienda e ai rapporti con i lavoratori.  Negli anni Venti Alberto è protagonista di alcune operazioni finanziarie volte a risanare i debiti del gruppo, partecipando al prestito americano guidato dalla Banca Morgan, e a consolidare gli interessi dell’industria elettrica e telefonica in Italia. Resta tra gli imprenditori più influenti per il Governo italiano e all’estero per tutti gli anni Trenta e la sua attività è testimoniata sia nelle carte aziendali dell’Archivio Storico sia nel suo Archivio Privato, conservato dalla Fondazione Pirelli. Nel 1927 gli viene affidata la presidenza della Camera di Commercio internazionale, carica di grande prestigio, e nel 1935 la presidenza dell’Ispi – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, che aveva contribuito a fondare l’anno prima. Tra le cariche ricoperte anche la presidenza di Assonime, l’Associazione fra le società anonime. Alla Liberazione, dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Pirelli viene commissariata per un breve periodo, ma Alberto e il fratello Piero vengono presto reintegrati nei rispettivi ruoli di Amministratore delegato e Presidente, che ricoprivano dal 1932, anno della morte del padre.

Nel 1946 Alberto vuole ripercorrere la storia del gruppo, che si accinge a celebrare i 75 anni di attività, ed è autore del volume “La Pirelli. Vita di un’azienda industriale”. Nel 1956, alla morte del fratello Piero, assume il ruolo di Presidente, per poi passare il testimone al figlio Leopoldo nel 1965. Si spegne nel 1971 e sarà ricordato come uno dei maggiori industriali e uomini di finanza che l’Italia abbia avuto nella sua storia post unitaria.

Il 28 aprile 1882 nasce a Milano Alberto Pirelli, secondo, dopo Piero nato nel 1881, degli otto figli di Giovanni Battista Pirelli e Maria Sormani. Dieci anni prima era sorta, per iniziativa paterna, la GB Pirelli & C., fabbrica per la lavorazione della gomma elastica. Un destino segnato, quello dei due fratelli, nati e cresciuti all’interno dello stabilimento. Il loro piano di studi superiori, infatti, è pensato per prepararli al ruolo che dovrebbero ricoprire in azienda, con frequentazione di corsi al  Politecnico e all’Università Bocconi di Milano, all’Università di Genova dove conseguono entrambi la laurea in Giurisprudenza. Fin dall’adolescenza affiancano l’attività del padre, partecipando a diverse campagne della nave posacavi Città di Milano e ad alcuni viaggi di affari all’estero.

Nel 1904 Piero e Alberto Pirelli vengono ufficialmente associati al padre nella gerenza della società. L’ingresso formale nella conduzione dell’azienda coincide con un momento di forte espansione internazionale nel settore dei cavi elettrici e telegrafici e con l’avvio della produzione massiccia di pneumatici, dopo un’iniziale fase di sperimentazione. Per entrambi i fratelli sono anni di numerosi viaggi all’estero, durante i quali visitano aziende, presentano la Pirelli nelle fiere internazionali, instaurano rapporti di affari. Alberto è negli Stati Uniti, in Brasile, Canada, Argentina, e si dedica in particolare a stabilire importanti accordi di collaborazione nel settore elettrico, allora dominato da grandi aziende tedesche e americane. È in questi anni che in lui cresce la consapevolezza dell’importanza dei rapporti internazionali e della conoscenza dei mercati esteri e, grazie alle sue capacità diplomatiche e all’ottima conoscenza delle lingue, diventa uno degli imprenditori italiani più noti nel mondo.

Alla fine della Prima Guerra Mondiale, le sue capacità e l’esperienza accumulata in importanti trattative internazionali lo portano a ottenere un impegno pubblico di grande importanza: tra il 1919 e il 1932 è infatti chiamato dal Governo italiano a un ruolo di primo piano nei negoziati internazionali sulle riparazioni di guerra tedesche e i debiti di guerra interalleati, esperienza che racconterà nel volume “Dopoguerra 1919-1932. Note ed sperienze,” uscito nel 1932. Tra i fratelli si stabilisce così una divisione dei compiti, Alberto più proiettato verso le relazioni internazionali e gli incarichi pubblici, Piero più dedicato agli aspetti organizzativi dell’azienda e ai rapporti con i lavoratori.  Negli anni Venti Alberto è protagonista di alcune operazioni finanziarie volte a risanare i debiti del gruppo, partecipando al prestito americano guidato dalla Banca Morgan, e a consolidare gli interessi dell’industria elettrica e telefonica in Italia. Resta tra gli imprenditori più influenti per il Governo italiano e all’estero per tutti gli anni Trenta e la sua attività è testimoniata sia nelle carte aziendali dell’Archivio Storico sia nel suo Archivio Privato, conservato dalla Fondazione Pirelli. Nel 1927 gli viene affidata la presidenza della Camera di Commercio internazionale, carica di grande prestigio, e nel 1935 la presidenza dell’Ispi – Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, che aveva contribuito a fondare l’anno prima. Tra le cariche ricoperte anche la presidenza di Assonime, l’Associazione fra le società anonime. Alla Liberazione, dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Pirelli viene commissariata per un breve periodo, ma Alberto e il fratello Piero vengono presto reintegrati nei rispettivi ruoli di Amministratore delegato e Presidente, che ricoprivano dal 1932, anno della morte del padre.

Nel 1946 Alberto vuole ripercorrere la storia del gruppo, che si accinge a celebrare i 75 anni di attività, ed è autore del volume “La Pirelli. Vita di un’azienda industriale”. Nel 1956, alla morte del fratello Piero, assume il ruolo di Presidente, per poi passare il testimone al figlio Leopoldo nel 1965. Si spegne nel 1971 e sarà ricordato come uno dei maggiori industriali e uomini di finanza che l’Italia abbia avuto nella sua storia post unitaria.