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Pirelli, storie di uomini e di invenzioni: Carlo Barassi

Tra i protagonisti della lunga storia ”di invezioni Pirelli”, spicca il nome di Carlo Barassi. Nato a Milano nel 1910, si laureò in ingegneria meccanica industriale al Politecnico nel 1933 e l’anno successivo entrò alla Pirelli, dove fu assunto presso l’Ufficio Tecnico della Direzione Centrale Gomma. Trasferito in seguito alla filiale del Gruppo nell’Africa Orientale nel 1939, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale venne internato in un campo di concentramento inglese in Kenya. Come racconta egli stesso in una memoria del 1956, negli anni di prigionia “per rendere meno monotona la vita fra i reticolati“ chiese di avviare nel campo di concentramento una produzione di mobili, giocattoli e articoli vari, che, in poco più di due anni, “ottenne un notevole successo non soltanto nel Kenia ma anche in Uganda, Tanzanica, Rodesia e Sud Africa”.

In queste circostanze, la necessità di utilizzare materiali di fortuna gli consentì di sperimentare alcune soluzioni tecniche innovative, che una volta rientrato a Milano, applicò alle produzioni Pirelli. Èancora lo stesso Barassi a documentare l’applicazione di un sistema di sospensioni elastico nella produzione di mobili come poltrone, divani e letti con molle costituite da intrecci di liste di gomma ritagliate da vecchie camere d’aria. Era il preludio all’invenzione del Nastro Cord, brevettato da Barassi nel 1948: un nastro tessilastico realizzato con lo stesso tessuto gommato impiegato per la produzione di pneumatici, ma accoppiato in un doppio strato. Nel 1950, l’ingegnere ebbe l’idea di impiegare il Nastro Cord per realizzare dei porta-sci e portabagagli ancora più funzionali rispetto al fermabagagli elastico già prodotto da Pirelli tra il 1948 e il 1949. Il nuovo brevetto sarebbe stato  ceduto per lo sfruttamento alla Kartell, da poco costituita dall’ingegner Castelli, che avrebbe avviato la propria produzione di accessori per auto proprio con questa invenzione.

Un’altra applicazione pensata da Barassi per il Nastro Cord riguardava la produzione di mobili, un settore nel quale si sarebbe potuto applicare anche un altro materiale innovativo marchiato Pirelli: la gommapiuma, brevettata negli anni Trenta, utilizzata fino ad allora  prevalentemente come imbottitura per materassi e in ambito sanitario. Nel dopoguerra la vendita della gommapiuma ai mobilieri era ridottissima, così Barassi pensò che l’avviamento di una nuova ditta per la fabbricazione di articoli di arredamento in gommapiuma, “con concetti e linee completamente nuovi  e con personale da istruirsi appositamente con criteri diversi da quelli del tappeziere “tradizionalista”, avrebbe potuto avere successo. Da questa idea, condivisa con due ex pirelliani, Angelo Bay e Pio Reggiani, nacque la società Arflex, che in breve tempo raccolse attorno a sè i migliori architetti e designer italiani, tra i quali Marco Zanuso, Franco Albini, Roberto Menghi, Giancarlo De Carlo, Achille Castiglioni, per citarne solo alcuni,  per la produzione di mobili innovativi nelle forme e nei materiali, molti dei quali provenienti da Pirelli: gommapiuma per le imbottiture, Nastro Cord per le strutture, Lastex e Vinilpelle per i rivestimenti.

Nel frattempo in “casa” Pirelli il fervido ingegno di Barassi generò, al volgere degli anni Cinquanta, un’altra invenzione rivoluzionaria per i viaggi degli Italiani, soprattutto in inverno: il pneumatico BS3, costituito da un battistrada separato dalla carcassa, con tre anelli intercambiabili per costruire di volta in volta un disegno invernale a prova di neve e ghiaccio o un pneumatico estivo. Salutato come pneumatico rivoluzionario, il brevetto del BS3 fu depositato da Carlo Barassi e da Giuseppe Lugli. La realizzazione di questo pneumatico fu il risultato di anni di studi e sperimentazioni della Direzione Tecnica Gomma, capeggiata allora da Sergio Vittorelli, straordinaria “palestra” per alcune geniali menti che saranno protagoniste della ricerca e sviluppo Pirelli degli anni successivi, come Mario Mezzanotte. Altre storie di innovazione e ricerca da raccontare.

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