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Pirelli, storie di uomini e di invenzioni: Luigi Emanueli

Entrando nell’ufficio di Luigi Emanueli alla Pirelli non si poteva non restare colpiti dalla quartina di una poesia dell’inglese Longfellow riprodotta alle sue spalle a caratteri cubitali: “Non le gioie o i dolori/sono il nostro destino o la nostra strada/ma il cercare di agire in modo/che ciascun domani ci trovi più avanti/di quanto non siamo oggi”. Versi che racchiudono il piacere dell’invenzione e la voglia di essere sempre un passo avanti al presente. Un programma di vita per l’ingegner Emanueli, che nel corso della sua lunga carriera fu protagonista di importanti avanzamenti tecnici delle produzioni Pirelli, sia nel settore cavi sia in quello della gomma. Nato a Milano nel 1883, entrò in azienda nel 1907 dopo essersi laureato in ingegneria industriale elettrotecnica. Suo padre allora era un collaboratore di Emanuele Jona, che aveva reso grande nel mondo l’azienda milanese nel campo dei cavi. In Pirelli anche Emanueli, come Jona, ebbe la possibilità di fare ricerca con straordinari mezzi messi a disposizione dall’azienda, con l’obiettivo di trovare soluzioni tecniche per perfezionare  le produzioni. In particolare, Emanueli si dedicò a studiare il comportamento dei materiali isolanti e il fenomeno della dissipazione di energia: alla fine della prima guerra mondiale, lo scienziato fu in grado di realizzare un cavo con caratteristiche rivoluzionarie nel campo del trasporto dell’energia elettrica. Era un cavo isolato con carta impregnata di olio fluido, in grado di eliminare in partenza le dissipazioni di energia. Il “cavo Emanueli”, sperimentato nel 1924 nella centrale di Brugherio, era in grado si trasportare 132.000 volt, la più alta tensione mai raggiunta prima di allora, che fu subito applicata, nel 1927, per alimentare l’illuminazione due grandi città americane, New York e Chicago. Qualche anno più tardi, grazie alle sperimentazioni nell’impianto di Cislago, in provincia di Varese, la portata del cavo fu innalzata a 220.000 volt, e con questa tensione venne alimentata nel 1936 la città di Parigi. La realizzazione del cavo fu così perfezionata da Emanueli che per moltissimi anni non furono necessarie ulteriori migliorie e il cavo fu utilizzato in tutto il mondo per trasportare sempre maggiori tensioni, fino ad arrivare ai 500.000 volt negli anni Cinquanta.

Emanueli si dedicò anche allo studio di cavi sottomarini isolati e di cavi per le telecomunicazioni. Nominato Direttore tecnico già dal 1917, a soli 34 anni, fece rapidamente carriera diventando Direttore Centrale nel 1931 e poi consigliere di amministrazione nel 1939. Nel 1944 gli fu affidata la direzione generale, oltre che del ramo cavi, anche del ramo gomma. Un campo per lui relativamente nuovo, ma nel quale, con lo slancio verso la scoperta che lo caratterizzava, raggiunse in breve tempo importanti risultati, certificati con numerosissimi brevetti internazionali.

Nel campo pneumatici la ricerca di Emanueli si focalizzò in tre direzioni: l’idea che una cintura inestensibile influisse sulla durata del battistrada; la possibilità di disporre radialmente i fili della carcassa, sfruttandone al massimo la resistenza; una particolare configurazione dei talloni volta a diminuire le sollecitazioni derivanti dal loro movimento rispetto ai cerchi. A partire da queste intuizioni anche Pirelli brevettò, nel 1951, il proprio pneumatico a struttura radiale, il Cinturato, caratterizzato da una cintura che stringe longitudinalmente le tele gommate della carcassa. L’attività di Emanueli gli valse numerosissimi riconoscimenti internazionali tra i quali si ricordano: la presidenza dell’Associazione Elettrotecnica Italiana , l’assegnazione di un corso sui cavi nel 1929 alla facoltà di ingegneria dell’Università di Londra, nel 1929 (poi replicato al Politecnico di Milano), la carica di membro d’onore della Société francaise des Electriciens, nel 1951.

Luigi Emanueli morì il 17 febbraio 1959. Così lo ricorda Alberto Pirelli: “alto l’ingegno, vasta la cultura, aperto l’animo ai valori spirituali della vita, giovanile fino all’ultimo nell’entusiamo del ricercatore, egli alternava le ispirazioni della scintilla inventiva con la fede nel metodo paziente e tenace della ricerca e dell’esperimento”. Per essere sempre un passo avanti, con lo sguardo rivolto al futuro.

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