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Per merito e non per altro

Un libro appena pubblicato approfondisce con efficacia i collegamenti tra competenze e sviluppo. E applica l’analisi al caso italiano

 

Merito. Merito vero, riconosciuto, condiviso, apprezzato e valorizzato. E anche competenza in quello che si è chiamati a fare. E voglia di fare partendo da queste basi. E non da altre. Accade anche in Italia, ma ancora troppo poco. Ed è (anche) per questo che il Paese non cresce da almeno un quarto di secolo. Questione di schemi d’azione, ma anche e soprattutto di cultura d’impresa e non solo, che va rivista, rilanciata e riformata.

Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli (rispettivamente professore alla London School of Economics e Vice Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici), ragionano proprio sui collegamenti tra sviluppo e merito, tra crescita e competenze nel loro “Crescita economica e meritocrazia. Perché l’Italia spreca i suoi talenti e non cresce” appena pubblicato.

Il punto d’inizio è una constatazione: nel momento in cui debito pubblico e svalutazione, sui quali si era basata la crescita degli anni Settanta, hanno smesso di essere disponibili, il Paese doveva puntare sulla ricerca e sulla valorizzazione dei suoi talenti (che pur esistono) ma non lo ha fatto. Certo, le eccezioni ci sono state e ci sono, ma non a sufficienza. A prevalere, invece, è stata la “pratica delle raccomandazioni” e delle “sponsorizzazioni politiche”. Un po’ per tutto e un po’ ovunque: le università, le pubbliche amministrazioni, la politica, la magistratura, le Asl, il mercato del lavoro e persino la selezione dei manager e la finanza. E adesso l’Italia ne paga le conseguenze.

Il racconto di tutto questo inizia con una parte (“Meritocrazia e declino”) che riassume gli argomenti di base del libro; si passa poi ad una seconda parte (“Evidenze comparative: la società”) e terza parte (“Evidenze comparative: l’economia”), dove si esaminano i dati internazionali su settori fondamentali della vita civile come il capitale sociale, la governance, l’economia, il divario di genere, quello Nord-Sud, la disuguaglianza e la mobilità sociale. Ma si indaga poi sul perché sia difficile fare impresa in Italia e sul tema della competitività, sul malfunzionamento del mercato del lavoro, sul motivo per cui le imprese rimangono piccole. Tutto poi si conclude con una serie di “suggerimenti” e sul ruolo del merito per lo sviluppo economico.

Il libro di Codogno e Galli non è solo una raccolta di problemi, ma vuole anche essere sprone cambiare rotta. Partendo dal fatto che, per trovare soluzioni adeguate, il primo passo è quello di avere piena coscienza dei problemi, che invece sono spesso, esplicitamente o implicitamente, negati.

Illuminanti, tra le molte, le ultime pagine del libro in cui si parla di umiltà, conoscenza,  coraggio e fiducia nel futuro come delle qualità che dovrebbe essere più esercitate. Da tutti.

Crescita economica e meritocrazia. Perché l’Italia spreca i suoi talenti e non cresce

Lorenzo Codogno, Giampaolo Galli

Il Mulino, 2022

Un libro appena pubblicato approfondisce con efficacia i collegamenti tra competenze e sviluppo. E applica l’analisi al caso italiano

 

Merito. Merito vero, riconosciuto, condiviso, apprezzato e valorizzato. E anche competenza in quello che si è chiamati a fare. E voglia di fare partendo da queste basi. E non da altre. Accade anche in Italia, ma ancora troppo poco. Ed è (anche) per questo che il Paese non cresce da almeno un quarto di secolo. Questione di schemi d’azione, ma anche e soprattutto di cultura d’impresa e non solo, che va rivista, rilanciata e riformata.

Lorenzo Codogno e Giampaolo Galli (rispettivamente professore alla London School of Economics e Vice Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici), ragionano proprio sui collegamenti tra sviluppo e merito, tra crescita e competenze nel loro “Crescita economica e meritocrazia. Perché l’Italia spreca i suoi talenti e non cresce” appena pubblicato.

Il punto d’inizio è una constatazione: nel momento in cui debito pubblico e svalutazione, sui quali si era basata la crescita degli anni Settanta, hanno smesso di essere disponibili, il Paese doveva puntare sulla ricerca e sulla valorizzazione dei suoi talenti (che pur esistono) ma non lo ha fatto. Certo, le eccezioni ci sono state e ci sono, ma non a sufficienza. A prevalere, invece, è stata la “pratica delle raccomandazioni” e delle “sponsorizzazioni politiche”. Un po’ per tutto e un po’ ovunque: le università, le pubbliche amministrazioni, la politica, la magistratura, le Asl, il mercato del lavoro e persino la selezione dei manager e la finanza. E adesso l’Italia ne paga le conseguenze.

Il racconto di tutto questo inizia con una parte (“Meritocrazia e declino”) che riassume gli argomenti di base del libro; si passa poi ad una seconda parte (“Evidenze comparative: la società”) e terza parte (“Evidenze comparative: l’economia”), dove si esaminano i dati internazionali su settori fondamentali della vita civile come il capitale sociale, la governance, l’economia, il divario di genere, quello Nord-Sud, la disuguaglianza e la mobilità sociale. Ma si indaga poi sul perché sia difficile fare impresa in Italia e sul tema della competitività, sul malfunzionamento del mercato del lavoro, sul motivo per cui le imprese rimangono piccole. Tutto poi si conclude con una serie di “suggerimenti” e sul ruolo del merito per lo sviluppo economico.

Il libro di Codogno e Galli non è solo una raccolta di problemi, ma vuole anche essere sprone cambiare rotta. Partendo dal fatto che, per trovare soluzioni adeguate, il primo passo è quello di avere piena coscienza dei problemi, che invece sono spesso, esplicitamente o implicitamente, negati.

Illuminanti, tra le molte, le ultime pagine del libro in cui si parla di umiltà, conoscenza,  coraggio e fiducia nel futuro come delle qualità che dovrebbe essere più esercitate. Da tutti.

Crescita economica e meritocrazia. Perché l’Italia spreca i suoi talenti e non cresce

Lorenzo Codogno, Giampaolo Galli

Il Mulino, 2022