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Azienda e impresa “sociale”

Una ricerca elaborata nell’ambito dell’Università di Parma mette a punto l’attuale schema di ragionamento della buona cultura d’impresa

 

Aziende e imprese come elementi non solo economici, organizzazioni responsabili nei confronti del sistema sociale, oltre che economico, nel quale esistono ed operano. Temi oggi pressoché acquisiti dalla gran parte della letteratura e degli approcci gestionali d’impresa, ma mai comunque scontati oppure sufficientemente approfonditi. Da qui l’utilità dello studio di Federica Balluchi, Giuseppina Iacoviello e Arianna Lazzini dell’Università di Parma che indaga attorno alla “Creazione e condivisione di valore una prospettiva economico-sociale” da parte, appunto, delle aziende.

Il ragionamento delle tre ricercatrici parte dalla considerazione che le aziende possono e devono essere osservabili come “sistemi sociali aperti, ossia rappresentabili in forma di modelli in cui sono definiti gli elementi tra loro legati da relazioni di interdipendenza”. Balluchi, Iacoviello e Lazzini, poi, proseguono spiegando che “sarebbe, forse, più appropriato sostenere che le aziende sono osservabili e rappresentabili come sistemi ovvero come combinazioni di sottosistemi, presi in esame dagli studiosi, letti e interpretati secondo prospettive diverse e con scopi conoscitivi diversi”. Ma, viene sottolineato nella ricerca, per comprendere bene l’agire aziendale occorre chiedersi quale sia il vero obiettivo dell’azienda stessa. Partendo sempre dalla constatazione di aver davanti “sistemi aperti che interagiscono con il loro ambiente” e che creano o mantengono con l’ambiente stesso “un processo di scambio” . Azienda, quindi, come “sistema aperto,” che “offre beni e servizi atti a soddisfare bisogni umani, ed è centro di attrazione di lavoro e capitale” . Non solo profitto, quindi ma anche altro. In definitiva, è la conclusione di Balluchi, Iacoviello e Lazzini “ciò che compie l’azienda non riguarda solo sé stessa: di fatto, l’azienda svolge una funzione sociale in quanto nasce per soddisfare i bisogni umani e in quanto è composta da persone al proprio interno e collegata con altre, e con entità, formazioni riconducibili a persone”.

Si legge nelle conclusioni dell’indagine: “La sfida per le aziende si svolge, oggi, su un piano differente rispetto al passato quando la dimensione preponderante dell’equilibrio economico era la redditività e un spesso orientamento limitato al breve periodo. Ciò che sembra essere cambiato, non sono certo le determinanti dell’equilibrio economico, ma il peso che la società nel suo complesso, e dunque le aziende medesime, attribuiscono ad esse. Le dimensioni sviluppo (sostenibile) e consenso sociale giocano oggi un ruolo primario, rappresentando le variabili determinanti nell’innescare processi virtuosi volti ad alimentare e incrementare la redditività. Tale cambiamento permea l’intera azienda travolgendo (…), tutte le aree aziendali dalla comunicazione, interna ed esterna, al controllo stimolando l’emergere di sistemi di governance economico-sociale”.

Lo studio di  Federica Balluchi, Giuseppina Iacoviello e Arianna Lazzini non aggiunge nulla di particolarmente nuovo alla moderna interpretazione dell’agire d’impresa, ma ha il grande merito di dare un’organizzazione sistematica e comprensibile all’insieme di ragionamenti che sostiene, oggi, la buona cultura d’impresa.

Creazione e condivisione di valore una prospettiva economico-sociale

Federica Balluchi, Giuseppina Iacoviello, Arianna Lazzini

in “Studi in onore di Luciano Marchi”, Giappichelli, 2021

 

Una ricerca elaborata nell’ambito dell’Università di Parma mette a punto l’attuale schema di ragionamento della buona cultura d’impresa

 

Aziende e imprese come elementi non solo economici, organizzazioni responsabili nei confronti del sistema sociale, oltre che economico, nel quale esistono ed operano. Temi oggi pressoché acquisiti dalla gran parte della letteratura e degli approcci gestionali d’impresa, ma mai comunque scontati oppure sufficientemente approfonditi. Da qui l’utilità dello studio di Federica Balluchi, Giuseppina Iacoviello e Arianna Lazzini dell’Università di Parma che indaga attorno alla “Creazione e condivisione di valore una prospettiva economico-sociale” da parte, appunto, delle aziende.

Il ragionamento delle tre ricercatrici parte dalla considerazione che le aziende possono e devono essere osservabili come “sistemi sociali aperti, ossia rappresentabili in forma di modelli in cui sono definiti gli elementi tra loro legati da relazioni di interdipendenza”. Balluchi, Iacoviello e Lazzini, poi, proseguono spiegando che “sarebbe, forse, più appropriato sostenere che le aziende sono osservabili e rappresentabili come sistemi ovvero come combinazioni di sottosistemi, presi in esame dagli studiosi, letti e interpretati secondo prospettive diverse e con scopi conoscitivi diversi”. Ma, viene sottolineato nella ricerca, per comprendere bene l’agire aziendale occorre chiedersi quale sia il vero obiettivo dell’azienda stessa. Partendo sempre dalla constatazione di aver davanti “sistemi aperti che interagiscono con il loro ambiente” e che creano o mantengono con l’ambiente stesso “un processo di scambio” . Azienda, quindi, come “sistema aperto,” che “offre beni e servizi atti a soddisfare bisogni umani, ed è centro di attrazione di lavoro e capitale” . Non solo profitto, quindi ma anche altro. In definitiva, è la conclusione di Balluchi, Iacoviello e Lazzini “ciò che compie l’azienda non riguarda solo sé stessa: di fatto, l’azienda svolge una funzione sociale in quanto nasce per soddisfare i bisogni umani e in quanto è composta da persone al proprio interno e collegata con altre, e con entità, formazioni riconducibili a persone”.

Si legge nelle conclusioni dell’indagine: “La sfida per le aziende si svolge, oggi, su un piano differente rispetto al passato quando la dimensione preponderante dell’equilibrio economico era la redditività e un spesso orientamento limitato al breve periodo. Ciò che sembra essere cambiato, non sono certo le determinanti dell’equilibrio economico, ma il peso che la società nel suo complesso, e dunque le aziende medesime, attribuiscono ad esse. Le dimensioni sviluppo (sostenibile) e consenso sociale giocano oggi un ruolo primario, rappresentando le variabili determinanti nell’innescare processi virtuosi volti ad alimentare e incrementare la redditività. Tale cambiamento permea l’intera azienda travolgendo (…), tutte le aree aziendali dalla comunicazione, interna ed esterna, al controllo stimolando l’emergere di sistemi di governance economico-sociale”.

Lo studio di  Federica Balluchi, Giuseppina Iacoviello e Arianna Lazzini non aggiunge nulla di particolarmente nuovo alla moderna interpretazione dell’agire d’impresa, ma ha il grande merito di dare un’organizzazione sistematica e comprensibile all’insieme di ragionamenti che sostiene, oggi, la buona cultura d’impresa.

Creazione e condivisione di valore una prospettiva economico-sociale

Federica Balluchi, Giuseppina Iacoviello, Arianna Lazzini

in “Studi in onore di Luciano Marchi”, Giappichelli, 2021