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Buona impresa, buon lavoro

Il lavoro fa bene a tutti. Il concetto sembra di quelli scontati e acquisiti. In realtà non è cosi. Soprattutto se si pensa ai conflitti di lavoro, cioè ai difficili rapporti fra impresa e lavoratore. Eppure, passa proprio da un nuovo modo di pensare il lavoro buona parte di quella nuova cultura d’impresa che può fare molto in termini di possibilità di crescita e sviluppo. “Il futuro del lavoro. Le persone, i manager, le imprese” di Jacob Morgan appena tradotto in italiano, è una buona lettura per capire di più delle trasformazioni in corso.

Morgan è da anni un osservatore di grandi imprese e più in generale dei mutamenti del lavoro nell’economia oltre che co-fondatore di Chess Media Group, società di consulenza strategica, dopo aver lavorato in imprese come Safeway, Sodexo,Siemens, Lowe Bricolage, Franklin Templeton Investments, e analizza i cambiamenti nel sistema del lavoro partendo dal gioco degli scacchi. Il segreto del successo, per Morgan, è lo stesso e cioè la capacità di sovvertire le regole e gli schemi tradizionali del gioco. È da questo assunto che il libro prende l’avvio per raccontare, in 11 capitoli cosa sta cambiando e come adattarsi (impresa o lavoratore fa lo stesso), ad un meccanismo in continua evoluzione.

Così, se il lavoratore d’oggi altro non è che la pedina sulla scacchiera, questo deve sottostare a “sette regole” per diventare una pedina che conta nella partita lavorativa moderna e avendo a che fare con manager in grado di decidere della sorte lavorativa di molti (mettendo però a rischio la loro stessa sorte). Morgan poi prende in considerazione il ruolo dell’organizzazione e della tecnologia cioè due elementi più importanti, oltre alle capacità della pedina, nel determinare l’evoluzione del gioco.

Il libro di Morgan è bello da leggere e fornisce al lettore un orizzonte positivo seppure complesso.

Ed è anche in qualche modo un libro visionario, denso di utopie, appassionato nel racconto. Scrive l’autore verso la conclusione: “I prossimi anni saranno frenetici e pieni di opportunità per i lavoratori, i manager e le aziende. Siamo di fronte a cambiamenti notevoli, che stanno influenzando il modo in cui lavoriamo, le pratiche gestionali, il modo in cui le aziende sono amministrate e il modo in cui pensiamo al lavoro in generale. In futuro il dipendente non sarà visto come una semplice pedina, un manager come uno schiavista, l’azienda come una combriccola di furfanti e il lavoro come una fatica. Il lavoro è un’esperienza che l’azienda e i dipendenti costruiscono insieme e ciò va a vantaggio di entrambi. La valorizzazione del lavoratore va ben oltre la semplice busta paga. Essa è data dalla soddisfazione personale, dalla responsabilizzazione, dalla felicità, da un senso di appagamento e realizzazione e da altri benefici di natura non economica”. E, a proposto dei lavoratori, questi sono rappresentati in un futuro non tanto lontano come “persone che lavorano per un’azienda perché lo desiderano e non perché ne hanno bisogno. Essi credono in ciò che l’azienda fa, apprezzano il loro lavoro, le persone con le quali si rapportano e

l’azienda di cui fanno parte”; mentre i manager “sono leader al servizio dei propri collaboratori, che mirano a responsabilizzare, non a controllare o a gestire in maniera maniacale. I manager considerano i dipendenti risorse fondamentali per l’azienda, non mere pedine”. Le aziende, infine, sono per Morgan “istituzioni che vogliono migliorare l’esperienza lavorativa del dipendente, oltre che del cliente, e credono nel coinvolgimento del primo, incoraggiandolo”. Visioni, si è detto, ma la cultura d’impresa anche di questo si deve nutrire.

Il futuro del lavoro. Le persone, i manager, le imprese

Jacob Morgan

Franco Angeli, 2016