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Come cambia un distretto industriale

Pubblicato il XX Rapporto Rota su Torino: il racconto di una città che una volta era l’esempio della cultura d’industria per eccellenza

 

Distretti produttivi, coaguli creati da spinte sociali e opportunità d’impresa, storie civili e d’ingegno tecnico. Tutto questo e altro ancora sono molti dei territori che hanno fatto e fanno l’Italia che produce (nonostante tutto) ricchezza e benessere. Vale anche per la cultura d’impresa che nasce e si sviluppa nelle singole aree dello Stivale. Situazioni differenziate, eppure accomunate da un tratto italiano che le rende simili. Capirne lo sviluppo è utile per comprenderne meglio il possibile futuro, oltre che le caratteristiche dell’oggi. E’ quello che è possibile fare leggendo il “Ventesimo Rapporto Giorgio Rota su Torino”, scritto a più mani e coordinato dal Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi (con l’Università e il Politecnico di Torino).

“Futuro rinviato” – questo il titolo che chi ha redatto la ricerca ha voluto dare al tutto -, riassume in una sintesi efficace 20 anni di evoluzione del capoluogo piemontese fra spinte alla crescita e freni allo sviluppo. Una vero “bilancio dell’ultimo ventennio” diviso chiaramente in tre parti. Nella prima, attraverso un ampio ventaglio di dati e indicatori statistici, viene effettuato un confronto di lungo periodo sia una comparazione tra Torino e la altre metropoli italiane; nella seconda parte, vengono invece esaminati numerosi piani, progetti e documenti strategici, varati attorno al 2000, per verificare in particolare che cosa, negli anni, sia effettivamente stato realizzato, quando e come, quali obiettivi siano stati raggiunti, quali criticità siano emerse. Nella terza parte, infine, si prova a sviluppare un ragionamento sulle modalità di decisione pubblica adottate da un territorio (oltre che sui metodi per studiarle).

“Com’è cambiata la città rispetto a due decenni or sono?”, si chiede la ricerca dando una risposta complessiva pressoché positiva ma aggiungendo: “Considerando l’andamento di Torino nel ventennio (rispetto alla media) e la sua attuale posizione tra le metropoli italiane, i principali punti di forza che emergono sono soprattutto gli atenei, diversi aspetti del sistema culturale cittadino, ma anche alcuni parametri ambientali”. In altri casi, invece, la città è “tuttora ben posizionata ma negli anni ha perso terreno: innovazione (brevetti, export, manodopera qualificata) e sostenibilità (verde, differenziata, ciclabilità)”.

Ciò che emerge dall’indagine è in generale un racconto complesso e in apparenza anche contraddittorio nei risultati; ma un racconto che delinea tutta la difficoltà di sviluppo (e quindi non solo di crescita in termini quantitativi) di un territorio che un tempo era equiparato alla città-fabbrica e che poi ha dovuto reinventarsi un ruolo e quindi una prospettiva. Cambiando anche la stessa sua cultura del produrre e fare impresa.

Leggere il ventesimo Rapporto Rota è allora una buona cosa un po’ per tutti quelli che vogliono non solo saperne di più su un territorio che una volta era industriale per eccellenza, ma anche apprendere i tratti evolutivi di un’area vocata all’industria che – in tempi relativamente brevi – ha dovuto inventarsi qualcosa di nuovo. Anche, come si è detto, dal punto di vista dell’approccio culturale alla produzione e allo sviluppo.

 

Futuro rinviato. Ventesimo Rapporto Giorgio Rota su Torino
AA.VV.
Centro di Ricerca e Documentazione Luigi Einaudi, 2019

L’intero Rapporto è scaricabile al link https://www.rapporto-rota.it/

Per scaricare il PDF clicca qui