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Cresce il disagio sociale. E si risparmia, per paura d’un incerto futuro.
E la politica deve saper fare scelte efficaci per ricostruire la fiducia

Andiamo verso l’inverno del nostro scontento. Impauriti per la pandemia di nuovo in rapidissima diffusione. Preoccupati per l’economia in difficoltà, i redditi in caduta, il lavoro che diventa precario. Stanchi per le promesse di interventi contro la crisi poco e male mantenute. Allarmati, per le tensioni sociali e le proteste che montano in varie città del paese e vengono aizzate e strumentalizzate dall’estrema desta e dalla camorra. E, dunque, sfiduciati. Viviamo giorni grigi, sempre più consapevoli della nostra fragilità personale e sociale. E non sappiamo bene quanto sarà lungo, questo nostro viaggio al termine della notte, aspettando che prima o poi arrivi il vaccino contro il coronavirus… partano gli investimenti del Recovery Plan dell’Unione Europea… il governo faccia finalmente scelte efficaci per fronteggiare l’emergenza e sostenere, nel medio periodo, la ripresa. Oggi ci sentiamo “come d’autunno sugli alberi le foglie”, deboli, caduche. Quando arriverà domani? Intanto, in crisi di fiducia, non consumiamo, non investiamo, risparmiamo.

C’è un numero che rivela, con straordinaria chiarezza, questo stato d’animo di disagio e di sfiducia diffusa: 1.682. Per l’esattezza, 1.682 miliardi. A tanto (secondo dati dell’Abi, l’Associazione delle banche e di Bankitalia) ammontano i soldi che gli italiani tengono sui conti correnti, fermi lì, improduttivi, con un rendimento bassissimo, vicino allo zero. Ad agosto, erano 1.671. Alla fine del 2018 erano 1.476, ben 200 miliardi in meno. “Fiducia ai minimi, il tasso di risparmio vola a livelli record”, titola Il Sole24Ore (22 ottobre).

Il fenomeno dell’incremento del tasso di risparmio non riguarda, naturalmente, solo l’Italia, ma un po’ tutti i paesi occidentali colpiti dal Covid19. Il tasso medio dell’Eurozona è del 24,6%, raddoppiato in sei mesi. In Germania è del 21,1%, in Spagna del 31,3%, in Gran Bretagna del 28,1% triplicato rispetto al 9,1% dei tre mesi precedenti.

In Italia, il tasso di risparmio è del 19,6%, sotto la media Ue. Ma questo non vuol dire che abbiamo meno sfiducia ma, sostengono i dati di Bankitalia, che ci eravamo già impoveriti, negli ultimi vent’anni, più degli altri grandi paesi europei, con conseguenze sulla caduta del potere d’acquisto e della propensione al risparmio. Particolarmente grave, se si considera l’antica e solida attitudine delle famiglie italiane a risparmiare.

Per fare una sintesi essenziale: siamo di fronte alla convergenza di fenomeni tutti negativi: la caduta dei redditi e del potere d’acquisto (in media, in Italia, non abbiamo recuperato il Pil perso durante la Grande Crisi finanziaria del 2008) adesso aggravata dalla pandemia; il crollo dei consumi; il ristagno degli investimenti (la maggior parte delle imprese li aveva rallentati o bloccati, già al tempo del precedente governo 5Stelle-Lega, per l’incertezza del quadro politico ed economico e per le sconsiderate scelte politiche di fermane le agevolazioni fiscali per l’innovazione di Industria 4.0). Non si guadagna, non si spende, non si investe. E si rischia un circolo vizioso che aggrava la recessione in corso. Conferma Donato Masciandaro, uno dei più autorevoli economisti finanziari italiani (Il Sole24Ore, 24 ottobre): “Il sistema è caduto – o sta cadendo – in una trappola della liquidità. E’ un meccanismo perverso. In uno scenario macroeconomico stagnante, il meccanismo di trasmissione della liquidità si rompe, perché l’incertezza non crea un temporaneo eccesso di prudenza, ma uno strutturale surplus di paura: le famiglie non spendono, le imprese non investono, le banche non prestano. E la situazione macroeconomica peggiora ulteriormente”.

Come reagire? Con tutti quei provvedimenti in grado di ricostruire un clima di fiducia, indispensabile in una così grande e diffusa condizione di crisi. Serve che il governo si mostri all’altezza di tempi, rivelando finalmente consapevolezza, senso di responsabilità, competenza, con decisioni coerenti, tempestive ed efficaci. Misure per l’emergenza, in grado di rassicurare famiglie e imprese, garantendo redditi e possibilità di vita a chi, soprattutto in alcuni settori dei servizi, ha perso il lavoro (turismo, cultura, ristorazione, tempo libero, etc.). E scelte lungimiranti per fare ripartire l’economia nel lungo periodo. Ricorrere finalmente al Mes, per esempio, in modo da dire all’opinione pubblica che quei 35 miliardi di debito a bassissimo tasso di interesse saranno usati tutti per rafforzare la sanità (prenderli sul mercato ad altro titolo alimenta il pensiero che si vogliano usare per l’assistenzialismo corrente, che crea consenso effimero ma brucia risorse). E poi preparare progetti chiari per gli oltre 200 miliardi del Recovery Fund, per green economy e digital economy, sostenibilità e innovazione, pensando alle nuove generazioni.

Vivremo ancora mesi difficili, dolorosi, di solitudine nelle pur parziali chiusure, di paura, di tensioni sociali e di crescente incertezza. Il pericolo è che la sfiducia si aggravi e “lo scoramento” da cui ci ha messo in guardia il presidente della Repubblica Sergio Mattarella provochi nuove fratture, politiche e sociali. Siamo, insomma, in una vera e proprio “ora critica”, sul crinale che ci separa dall’aggravarsi della malattia o dalla guarigione. E mai come adesso la salvezza è nelle mani di una comunità che deve ritrovare spirito civico e deve poter contare su una guida democratica responsabile. Non ci si possono permettere atti che non siano di buon governo né comportamenti che non siano civili.