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“Qui ogni impresa è possibile”: lo sguardo lungo di Milano verso il Recovery Plan dell’Europa

Qui ogni impresa è possibile”, proclama Alessandro Spada, presidente di Assolombarda. “Qui ogni impresa è possibile”, sottolinea sorridendo Monica Maggioni, introducendo un film di John Dickie, storico inglese amante dell’Italia e delle sue aziende. “Qui ogni impresa è possibile”, ribadisca il Commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni, dopo aver parlato di Recovery Fund europeo, di green e  digital economy e degli investimenti da fare su innovazione, scuola, conoscenza, ricerca e nuove tecnologie. “Qui” è il territorio in cui si produce il 13% del Pil italiano e il 13% dell’export, dove si concentrano il maggior numero di multinazionali e dove operano università ai primi posti delle classifiche di qualità europee. “Qui” è il cuore industriale dell’Italia europea, con parecchi dei settori d’avanguardia dell’economia, dalla meccatronica alla farmaceutica, dall’automotive alla chimica, dalla gomma alla moda e all’arredamento, il meglio del made in Italy apprezzato nelle nicchie a maggior valore aggiunto dei mercati mondiali.

Siamo nel grande hangar dell’aeroporto di Linate, dove, in un lunedì freddo di sole luminoso, si celebra l’assemblea annuale di Assolombarda, la maggiore organizzazione territoriale di Confindustria, che riunisce più di settemila imprese di Milano, Lodi, Pavia, Monza e della Brianza. E proprio la scelta simbolica di Linate indica i cardini di una ripresa possibile: le radici ben salde nel territorio della metropoli e l’attitudine a pensare il mondo come luogo di scambi, relazioni, affari, confronti di economie e culture. Un mondo ben conosciuto proprio dalle imprese di cui Assolombarda è attiva interprete e rappresentante.

Milano, dunque, all’incrocio dei percorsi tra il nord europeo e il Mediterraneo, l’ovest e l’est. Milano allargata nello spazio fertile della pianura padana, senza difese naturali di montagne e di fiumi e dunque città aperta, per condizione e vocazione. Milano rotonda, priva di spigoli e angoli taglienti. Milano con le porte delle mura usate come caselli del dazio, segno evidente di un’economia di relazioni. Milano inclusiva, dai precetti del vescovo Ambrogio fondatore d’uno speciale “rito ambrosiano” che mira a innovare e coinvolgere all’editto del vescovo Ariberto d’Intimiano che nel 1018 proclama: “Chi sa lavorare venga a Milano. E chi viene a Milano è un uomo libero”. Milano metropoli, considerata dai sociologhi più attenti come una sorta di “città infinita” che s’allarga in un sistema di rapporti da Torino e il Piemonte verso il Nord Est e l’Emilia industriale. Milano grande, terra di fabbriche e università, centri di life sciences d’avanguardia e istituzioni finanziarie, di servizi hi tech e di cultura di spessore internazionale. Milano capace di soffrire le crisi (le tensioni sociali del boom economico, le bombe di piazza Fontana e le ombre del terrorismo lungo tutto il decennio degli “anni di piombo”, il disastro morale di Tangentopoli, le crisi di Borsa e le recessioni) e comunque di uscirne. Milano molti fatti e pochi fronzoli, con la buona cultura del lavorare e con un orgoglio che sconfina talvolta nel vanto. Milano competitiva e comunque mai disattenta alla sua natura profonda di comunità solidale.

Tutto concentrato qui, nell’hangar di Linate, tra imprenditori e rappresentanti delle istituzioni, della politica e della società civile, per questo rito, l’assemblea Assolombarda appunto, che si ripete ogni anno, una volta in una grande fabbrica dismessa, un’altra negli spazi solenni del Teatro alla Scala e adesso a Linate, per dire di movimenti, partenze, arrivi, scambi che ancora non sono ripartiti ma tutti sono sicuri che, passata la pandemia da Covid19, comunque ricominceranno, in una metropoli che ha preso atto della sua fragilità e dichiara la volontà di andare “oltre”, di costruire un nuovo e migliore tessuto di relazioni economiche e sociali.

“Milano vicino all’Europa… Milano a portata di mano/ ti fa una domanda in tedesco/ e ti risponde in siciliano…” cantava Lucio Dalla. Appunto.

Ecco, l’Europa. È uno dei primi punti della relazione di Spada: “Senza l’Europa non avremmo la capacità per partecipare a un confronto mondiale che si gioca su scala sempre più ampia, nella demografia, nel commercio, nella tecnologia. Oggi, l’Italia ha buone ragioni per tornare a credere nel progetto europeo, per scommettere nella svolta degli ultimi mesi. Perché tra gli Stati membri è emersa una nuova consapevolezza: non si può uscire da una crisi di proporzioni inedite senza investimenti comuni, senza responsabilità condivise”.

Gentiloni, parlando agli imprenditori di Assolombarda, ha ricordato le scelte di Bruxelles, il Recovery Plan Next Generation Ue fondato su green economy e digital economy, sostenibilità e innovazione, cioè. E Spada: “Rispetto al passato e alla risposta deludente alla precedente recessione, a questa Commissione Europea va riconosciuto un cambio di passo. Questi mesi hanno dimostrato come non abbia senso minare il progetto europeo, o chiamarsi fuori da esso, mentre l’unica strada è esserne pienamente protagonisti. Il nostro futuro industriale passa per le priorità che l’Europa si è data a partire da quest’estate con il Recovery Fund. Infrastrutture, digitalizzazione, ammortizzatori sociali, scuola, sanità ed economia green, sono investimenti che non possiamo più rimandare. Per noi e per il Paese”.

Insomma, “abbiamo in mente un’Europa che non sia timida, che passi rapidamente dai piani alle azioni, dalle buone intenzioni alla capacità di realizzazione. In questo percorso, non c’è e non può esserci un fossato tra Bruxelles e noi”. Perché “noi siamo l’Europa”.

Parlare delle prospettive per le nuove generazioni significa insistere sulla formazione: “La migliore infrastruttura sociale”. Insiste Spada: “Il rapporto delle imprese con la scuola e le università è una delle nostre priorità più importanti. In questi mesi abbiamo rafforzato le collaborazioni delle aziende sulla formazione, in particolare negli ITS, anche facendo tesoro delle migliori esperienze europee. La formazione tecnica non è di serie B. Al contrario, è uno dei tasselli su cui puntare per la ripartenza del manifatturiero all’insegna dell’innovazione”.

I giovani. E le donne: “Puntare sulla prossima generazione vuol dire liberare una volta per tutte il principale potenziale inespresso della nostra società. Quello delle donne: nel lavoro, nella carriera, ai vertici del management. Quello dei giovani, che deve essere al centro della nostra idea di società. Non possiamo tenere le nostre migliori risorse in panchina”.

La leadership della metropoli, come locomotiva che traina il sistema Paese (un’immagine evocata, all’assemblea, dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi, che proprio da Assolombarda proviene) si basa su una capacità di ricerca e sviluppo e trasferimento tecnologico unica in Italia e che pone Milano ai vertici europei: “Concentra rispettivamente il 21% del totale nazionale sia della spesa in ricerca e sviluppo e sia delle pubblicazioni scientifiche. Siamo leader nel trasferimento tecnologico: solo nel 2019 sono stati depositati 1.493 brevetti della Lombardia allo European Patent Office, ben il 34% del totale dell’Italia”. Con l’avvio di Human Technopole, con la candidatura di Milano al Tribunale Unificato dei Brevetti , con la candidatura di Milano e Bergamo per ospitare il vertice globale della salute dell’anno prossimo, questo territorio “sarà protagonista della crescente competizione internazionale sulle scienze della vita”. All’orizzonte, l’istituzione di un’Agenzia Europea per la Ricerca e lo Sviluppo avanzato biomedico, annunciata dalla presidente della Commissione Ue Ursula von der Layen: “È un’altra partita che vogliamo giocare perché abbiamo tutte le carte in regola per poterla vincere”.

C’è un altro cardine dell’attività di Assolombarda: la cultura d’impresa fondata sulla legalità. Significa “stare in prima linea nell’azione contro la mafia, che ha ancora oggi un’allarmante attualità”. Proprio nelle aree del Nord, da Milano alla Brianza, la ‘ndrangheta soprattutto ma anche la camorra e Cosa Nostra siciliana hanno rafforzato la presa sull’economia, approfittando della crisi per cercare di impadronirsi di imprese, servizi, pubbliche amministrazioni, appalti, stravolgendo il mercato e il funzionamento della vita civile. Su questo tema, insiste Spada, “dobbiamo rafforzare il nostro impegno, con tutti gli attori sociali ed economici che hanno a cuore la libertà. E con una vera regia europea, perché la mafia oggi non conosce confini”. E ancora: “Dobbiamo far sentire la nostra voce contro gli inaccettabili fenomeni di intimidazione e la deriva violenta verso le imprese”. E dunque, solidarietà ripetuta per Marco Bonometti, Giuseppe Pasini e Stefano Scaglia, i presidenti di Confindustria Lombardia e delle associazioni di Brescia e Bergamo, oggetto di minacce terroristiche: “Davanti alle minacce, nessun imprenditore della Lombardia deve sentirsi solo”.

C’è un altro tema, che mette in allarme gli imprenditori: “Il costo del non fare”. Burocrazie inefficienti, spesa pubblica produttiva bloccata, opere pubbliche ferme, produttività e competitività rallentate. La risposta? “Basta con la logica dell’emergenza: servono soluzioni strutturali”. Si parte da tre priorità, da tre scelte chiare: innanzitutto, “bisogna cambiare radicalmente una burocrazia che ostacola la competitività delle imprese e lo sviluppo del territorio. Un macigno che grava sul «fare»”. Il modello Genova, che ha consentito di ricostruire in poco più di un anno il ponte crollato invece che in dieci, deve essere la normalità.

La seconda priorità: “Industria 4.0. Quando una cosa funziona, va sostenuta e rafforzata. E oggi, Industria 4.0 va ripristinata nel suo ruolo di misura «dirompente», per accelerare il cambiamento che le aziende devono affrontare: non solo l’acquisto di macchinari nuovi e tecnologia più avanzata, ma anche una trasformazione dei processi di business, produttivi e gestionali”.

La terza priorità racchiude il senso dei prossimi anni: “Non possiamo perdere la grande occasione europea: 209 miliardi per rilanciare il nostro territorio e tutto il Paese. 209 miliardi per dimostrare che l’Italia si lascia alle spalle l’epoca del «non fare». È la nostra occasione. Non sprechiamola”.  L’impresa milanese e lombarda riconferma dunque la sua idea di mercato e di società aperta. Di territorio attivo e di fair trade, di produzioni e scambi nel contesto di un’Italia e un’Europa sostenibili, dal punto di vista ambientale e sociale. Una bella impresa “possibile”, appunto.