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Difendere la migliore italianità industriale

Una saggio pubblicato da poco approfondisce gli aspetti tecnico-giuridici del Made in Italy

La cultura d’impresa del ben fatto va non solo valorizzata ma anche difesa. Questione di diritti, oltre che di creatività. E tema che va ben conosciuto, anche dai creativi. E’ attorno a questo argomento che si concentra il saggio di Valentina Barella apparso su Osservatorio del diritto civile e commerciale.
“La creatività della moda in Italia e negli Stati Uniti: necessità di un nuovo approccio di tutela” affronta il diritto della moda descrivendo i tanti esempi di contraffazione, copia, imitazioni e le minacce alla creatività. L’obiettivo è quello di confrontare la tutela offerta in Italia (secondo le scelte europee) – attraverso le discipline diverse e talvolta sovrapposte come il diritto dei marchi , diritto sui brevetti, diritto d’autore e diritto del design -, con la protezione offerta negli Stati Uniti dove non sono state emanate leggi sul design.
Il nocciolo del tema, infatti, è che c’è una netta differenza tra le due firme di protezione in Europa a seconda che si tratti di un design registrato o di un design non registrato. In altre parole, se in Europa si pone l’attenzione sulla differenza delle due forme di tutela a seconda che si tratti o meno di un design registrato, negli USA la protezione è ottenuta grazie all’identità avanzata del marchio e alla possibile separazione fisica e concettuale dell’aspetto creativo da quello funzionale, condizione ambiziosa per usufruire della tutela del diritto d’autore. A causa della difficoltà di utilizzare quest’ultimo criterio, incerto e poco chiaro, l’obiettivo è infine quello di individuare le tutele alternative e considerare il ruolo cruciale dei social media, che rappresentano i nuovi campi di battaglia per la tutela di questi diritti. E’ importante – sottolinea Valentina Barella -, contare su un sistema globale che incida su piattaforme digitali complesse e permetta quindi di superare il problema del territorio senza sottovalutare l’importante ruolo svolto dalle Autorità Antitrust. E’ quindi l’imprescindibile legame tra creatività e luoghi nei quali si esplicita che viene posta al centro delle possibili di fese della stessa.
Il saggio di Barella ha certamente un tratto tecnico-giuridico non facile da affrontare, ma ha il pregio di accendere una luce vivida su aspetto troppo spesso trascurato di quella cultura d’impresa che ogni giorno contribuisce a far conoscere il meglio dell’italianità industriale nel mondo.

La creatività della moda in Italia e negli Stati Uniti: necessità di un nuovo approccio di tutela
Valentina Barella
Osservatorio del diritto civile e commerciale, 2/2021, pp. 321-346

Una saggio pubblicato da poco approfondisce gli aspetti tecnico-giuridici del Made in Italy

La cultura d’impresa del ben fatto va non solo valorizzata ma anche difesa. Questione di diritti, oltre che di creatività. E tema che va ben conosciuto, anche dai creativi. E’ attorno a questo argomento che si concentra il saggio di Valentina Barella apparso su Osservatorio del diritto civile e commerciale.
“La creatività della moda in Italia e negli Stati Uniti: necessità di un nuovo approccio di tutela” affronta il diritto della moda descrivendo i tanti esempi di contraffazione, copia, imitazioni e le minacce alla creatività. L’obiettivo è quello di confrontare la tutela offerta in Italia (secondo le scelte europee) – attraverso le discipline diverse e talvolta sovrapposte come il diritto dei marchi , diritto sui brevetti, diritto d’autore e diritto del design -, con la protezione offerta negli Stati Uniti dove non sono state emanate leggi sul design.
Il nocciolo del tema, infatti, è che c’è una netta differenza tra le due firme di protezione in Europa a seconda che si tratti di un design registrato o di un design non registrato. In altre parole, se in Europa si pone l’attenzione sulla differenza delle due forme di tutela a seconda che si tratti o meno di un design registrato, negli USA la protezione è ottenuta grazie all’identità avanzata del marchio e alla possibile separazione fisica e concettuale dell’aspetto creativo da quello funzionale, condizione ambiziosa per usufruire della tutela del diritto d’autore. A causa della difficoltà di utilizzare quest’ultimo criterio, incerto e poco chiaro, l’obiettivo è infine quello di individuare le tutele alternative e considerare il ruolo cruciale dei social media, che rappresentano i nuovi campi di battaglia per la tutela di questi diritti. E’ importante – sottolinea Valentina Barella -, contare su un sistema globale che incida su piattaforme digitali complesse e permetta quindi di superare il problema del territorio senza sottovalutare l’importante ruolo svolto dalle Autorità Antitrust. E’ quindi l’imprescindibile legame tra creatività e luoghi nei quali si esplicita che viene posta al centro delle possibili di fese della stessa.
Il saggio di Barella ha certamente un tratto tecnico-giuridico non facile da affrontare, ma ha il pregio di accendere una luce vivida su aspetto troppo spesso trascurato di quella cultura d’impresa che ogni giorno contribuisce a far conoscere il meglio dell’italianità industriale nel mondo.

La creatività della moda in Italia e negli Stati Uniti: necessità di un nuovo approccio di tutela
Valentina Barella
Osservatorio del diritto civile e commerciale, 2/2021, pp. 321-346