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Economia Dantesca

La lettura di Dante Alighieri condotta da Ignazio Visco, arricchisce la cultura d’impresa di tutti

I classici e l’economia. Anzi di più: le imprese e i classici. Non due mondi separati e reciprocamente avulsi, ma, invece, due aspetti del vivere sociale strettamente correlati. A dimostrazione di quanto sia labile ogni confine posto a dividere in compartimenti rigidi l’attività dell’uomo. Condizione, questa, che spesso sfugge alle letture più rapide e artificiali. E che invece è stata colta pienamente dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in “Note sull’economia di Dante e su vicende dei nostri tempi”, intervento tenuto in occasione del “Festival Dante2021” di Ravenna.

Dante, quindi, e l’economia, la produzione, lo scambio, la finanza, lo sfruttamento, il fare impresa. Una lettura inconsueta del genio dantesco, quella fatta da Visco, che parte dalla constatazione di quanto l’Alighieri abbia vissuto immerso nel suo tempo. Un modo di leggere i classici, quello adottato dal Governatore, che non eccede i limiti della cautela (mai leggere la storia solo con gli occhiali dell’oggi), ma che prende le mosse proprio dalla vita di Dante e dal suo impegno civile.

Visco sulla base della Commedia e del Convivio (ma anche di altri testi), percorre alcuni dei grandi temi dell’economia (di ieri e oggi), come la finanza, il profitto, la produzione, lo sfruttamento, lo squilibrio, l’economia e l’etica. Dante, quindi, come  anticipatore di molti temi che ancora oggi occupano l’economia e la politica. “La forza innovativa dell’analisi di Dante – scrive per esempio Visco -,  (…) sta nel rilevare la natura globale dell’instabilità, da lui direttamente osservata e magistralmente descritta nei versi della Commedia, e la necessità quindi di un mutamento istituzionale adatto a farvi fronte. Ai giorni nostri la crisi finanziaria del primo decennio di questo secolo, quella dei debiti sovrani nell’area dell’euro del secondo decennio, quella che deriva dalla pandemia di Covid-19 che stiamo ancora affrontando hanno una caratteristica comune: la necessità di una risposta sovranazionale”.

Dante – aggiunge poi Visco -, “ci ricorda che «la necessità de l’umana civilitade … a uno fine è ordinata, cioè a vita felice; a la quale nullo per sé è sufficiente a venire senza l’aiutorio d’alcuni, con ciò sia cosa che l’uomo abbisogna di molte cose, a le quali uno solo satisfare non può. E però dice lo filosofo che l’uomo è compagnevole animale» (Convivio, IV, 1). Come raggiungere la felicità non è ovvio, ma le imperfezioni e i limiti che derivano dalla cupidigia rischiano di compromettere, diremmo oggi, l’efficiente allocazione delle risorse e la stabilità dell’equilibrio monetario, con effetti ingiusti anche sul piano dell’equità distributiva. Vi è quindi necessità di un intervento esterno, riequilibratore e stabilizzatore, con uno sguardo esteso oltre i confini nazionali”.

Attenzione all’efficienza, verrebbe da dire oggi, ma anche all’uomo nella sua interezza, così come all’ambiente.

La lettura che Ignazio Visco fa di Dante Alighieri è certamente diversa da tutte le altre. Ed è una buona lettura anche per chi voglia accrescere quella attenta cultura d’impresa che si nutre di calcolo e logica, ma anche di conoscenza raffinata dalla storia e dell’agire umani che vanno ben al di là dei bilanci e della digitalizzazione dell’oggi.

Note sull’economia di Dante e su vicende dei nostri tempi

Intervento di Ignazio Visco Governatore della Banca d’Italia

Festival Dante2021, Ravenna, 11 settembre 2021

La lettura di Dante Alighieri condotta da Ignazio Visco, arricchisce la cultura d’impresa di tutti

I classici e l’economia. Anzi di più: le imprese e i classici. Non due mondi separati e reciprocamente avulsi, ma, invece, due aspetti del vivere sociale strettamente correlati. A dimostrazione di quanto sia labile ogni confine posto a dividere in compartimenti rigidi l’attività dell’uomo. Condizione, questa, che spesso sfugge alle letture più rapide e artificiali. E che invece è stata colta pienamente dal Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, in “Note sull’economia di Dante e su vicende dei nostri tempi”, intervento tenuto in occasione del “Festival Dante2021” di Ravenna.

Dante, quindi, e l’economia, la produzione, lo scambio, la finanza, lo sfruttamento, il fare impresa. Una lettura inconsueta del genio dantesco, quella fatta da Visco, che parte dalla constatazione di quanto l’Alighieri abbia vissuto immerso nel suo tempo. Un modo di leggere i classici, quello adottato dal Governatore, che non eccede i limiti della cautela (mai leggere la storia solo con gli occhiali dell’oggi), ma che prende le mosse proprio dalla vita di Dante e dal suo impegno civile.

Visco sulla base della Commedia e del Convivio (ma anche di altri testi), percorre alcuni dei grandi temi dell’economia (di ieri e oggi), come la finanza, il profitto, la produzione, lo sfruttamento, lo squilibrio, l’economia e l’etica. Dante, quindi, come  anticipatore di molti temi che ancora oggi occupano l’economia e la politica. “La forza innovativa dell’analisi di Dante – scrive per esempio Visco -,  (…) sta nel rilevare la natura globale dell’instabilità, da lui direttamente osservata e magistralmente descritta nei versi della Commedia, e la necessità quindi di un mutamento istituzionale adatto a farvi fronte. Ai giorni nostri la crisi finanziaria del primo decennio di questo secolo, quella dei debiti sovrani nell’area dell’euro del secondo decennio, quella che deriva dalla pandemia di Covid-19 che stiamo ancora affrontando hanno una caratteristica comune: la necessità di una risposta sovranazionale”.

Dante – aggiunge poi Visco -, “ci ricorda che «la necessità de l’umana civilitade … a uno fine è ordinata, cioè a vita felice; a la quale nullo per sé è sufficiente a venire senza l’aiutorio d’alcuni, con ciò sia cosa che l’uomo abbisogna di molte cose, a le quali uno solo satisfare non può. E però dice lo filosofo che l’uomo è compagnevole animale» (Convivio, IV, 1). Come raggiungere la felicità non è ovvio, ma le imperfezioni e i limiti che derivano dalla cupidigia rischiano di compromettere, diremmo oggi, l’efficiente allocazione delle risorse e la stabilità dell’equilibrio monetario, con effetti ingiusti anche sul piano dell’equità distributiva. Vi è quindi necessità di un intervento esterno, riequilibratore e stabilizzatore, con uno sguardo esteso oltre i confini nazionali”.

Attenzione all’efficienza, verrebbe da dire oggi, ma anche all’uomo nella sua interezza, così come all’ambiente.

La lettura che Ignazio Visco fa di Dante Alighieri è certamente diversa da tutte le altre. Ed è una buona lettura anche per chi voglia accrescere quella attenta cultura d’impresa che si nutre di calcolo e logica, ma anche di conoscenza raffinata dalla storia e dell’agire umani che vanno ben al di là dei bilanci e della digitalizzazione dell’oggi.

Note sull’economia di Dante e su vicende dei nostri tempi

Intervento di Ignazio Visco Governatore della Banca d’Italia

Festival Dante2021, Ravenna, 11 settembre 2021