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Fabbrica italiana

L’industria manifatturiera in Italia c’è e, soprattutto, ha un futuro. Così come la sua cultura, il suo modo di intendere la produzione, il mercato e il lavoro. Ovvio, tutto evolve e si trasforma. Alcuni comparti crescono, altri si stabilizzano, ma quello del “fare materiale” non appare come destinato ad un irrimediabile declino; si trasforma, magari con forza e drammaticità, e continua ad esistere.

A darne prova è lo studio che Prometeia e Intesa Sanpaolo hanno presentato il 20 maggio scorso a Milano e che osserva da vicino l’andamento dei diversi settori industriali italiani. Si tratta di un’analisi importante per capire dove va buona parte dell’economia nazionale ma, nel nostro caso, anche come si sta trasformando l’essenza stessa dell’industria italiana e, quindi, la cultura d’impresa che viene posta dietro alle scelte compiute per l’una piuttosto che l’altra direzione.

Certo, ad indicare il futuro sono anche numeri confortanti che dicono come quest’anno il fatturato dell’impresa manifatturiera dovrebbe tornare a crescere (+1,5%), e continuare a farlo a buoni ritmi tra il 2015 e il 2018.

Ciò che conta di più – qui -, sono però le considerazioni effettuate dal rapporto.  La crisi di questi anni ha prodotto disoccupazione e chiusure di fabbriche, ma anche dell’altro. “Le trasformazioni registrate nell’ultimo decennio – dice la ricerca -, hanno ridotto la dimensione del nostro manifatturiero, che però è diventato più forte sotto diversi punti di vista: cresce la quota degli addetti nelle grandi imprese; vengono potenziate le funzioni manageriali e tecniche, mantenendo una significativa base produttiva formata da operai specializzati e artigiani; aumenta in modo consistente il livello qualitativo delle nostre esportazioni”.  Tutto con un forte ruolo di alcuni  dei comparti più importanti (e tradizionali), per il nostro Paese: l’automobile e la meccanica.  Si delinea una sorta di rinascimento industriale italiano, tutto da consolidare  verificare ma che assume ormai connotati definiti.

Prometeia e Intesa Sanpaolo naturalmente non si nascono le difficoltà: la nostra industria ha subito più che governato le trasformazioni, è rimasta pressoché chiusa agli investitori esteri. La disoccupazione, d’altra parte, non è un brutto miraggio ma una concreta realtà. Continueranno, poi, i processi di selezione delle imprese e la forte pressione competitiva che comprimerà il recupero della redditività. Ma anche in questo caso, l’altro lato della situazione indica agli analisti un futuro di “maggiore internazionalizzazione, commerciale e produttiva”.

Il segno dato è però chiaro: la fabbrica – intesa nella sua accezione più moderna -, non chiude i battenti, si evolve e cambia, si interroga e risponde in modi nuovi alle sollecitazioni del resto del sistema economico e sociale. Così la sua cultura, cioè quell’insieme di valori, simboli, concezioni, credenze, modelli di comportamento, e attività materiali, che ne caratterizzano il modo di essere. Proprio quel modello che traspare dalle pagine dello studio Prometeia e che appare (forse) come vincente.

Rapporto Analisi dei Settori Industriali

Prometeia-Intesa Sanpaolo

Maggio 2014

L’industria manifatturiera in Italia c’è e, soprattutto, ha un futuro. Così come la sua cultura, il suo modo di intendere la produzione, il mercato e il lavoro. Ovvio, tutto evolve e si trasforma. Alcuni comparti crescono, altri si stabilizzano, ma quello del “fare materiale” non appare come destinato ad un irrimediabile declino; si trasforma, magari con forza e drammaticità, e continua ad esistere.

A darne prova è lo studio che Prometeia e Intesa Sanpaolo hanno presentato il 20 maggio scorso a Milano e che osserva da vicino l’andamento dei diversi settori industriali italiani. Si tratta di un’analisi importante per capire dove va buona parte dell’economia nazionale ma, nel nostro caso, anche come si sta trasformando l’essenza stessa dell’industria italiana e, quindi, la cultura d’impresa che viene posta dietro alle scelte compiute per l’una piuttosto che l’altra direzione.

Certo, ad indicare il futuro sono anche numeri confortanti che dicono come quest’anno il fatturato dell’impresa manifatturiera dovrebbe tornare a crescere (+1,5%), e continuare a farlo a buoni ritmi tra il 2015 e il 2018.

Ciò che conta di più – qui -, sono però le considerazioni effettuate dal rapporto.  La crisi di questi anni ha prodotto disoccupazione e chiusure di fabbriche, ma anche dell’altro. “Le trasformazioni registrate nell’ultimo decennio – dice la ricerca -, hanno ridotto la dimensione del nostro manifatturiero, che però è diventato più forte sotto diversi punti di vista: cresce la quota degli addetti nelle grandi imprese; vengono potenziate le funzioni manageriali e tecniche, mantenendo una significativa base produttiva formata da operai specializzati e artigiani; aumenta in modo consistente il livello qualitativo delle nostre esportazioni”.  Tutto con un forte ruolo di alcuni  dei comparti più importanti (e tradizionali), per il nostro Paese: l’automobile e la meccanica.  Si delinea una sorta di rinascimento industriale italiano, tutto da consolidare  verificare ma che assume ormai connotati definiti.

Prometeia e Intesa Sanpaolo naturalmente non si nascono le difficoltà: la nostra industria ha subito più che governato le trasformazioni, è rimasta pressoché chiusa agli investitori esteri. La disoccupazione, d’altra parte, non è un brutto miraggio ma una concreta realtà. Continueranno, poi, i processi di selezione delle imprese e la forte pressione competitiva che comprimerà il recupero della redditività. Ma anche in questo caso, l’altro lato della situazione indica agli analisti un futuro di “maggiore internazionalizzazione, commerciale e produttiva”.

Il segno dato è però chiaro: la fabbrica – intesa nella sua accezione più moderna -, non chiude i battenti, si evolve e cambia, si interroga e risponde in modi nuovi alle sollecitazioni del resto del sistema economico e sociale. Così la sua cultura, cioè quell’insieme di valori, simboli, concezioni, credenze, modelli di comportamento, e attività materiali, che ne caratterizzano il modo di essere. Proprio quel modello che traspare dalle pagine dello studio Prometeia e che appare (forse) come vincente.

Rapporto Analisi dei Settori Industriali

Prometeia-Intesa Sanpaolo

Maggio 2014