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Fare rete ma con giudizio

L’analisi attenta dei contratti di rete svela i limiti di questo strumento ma ne illumina meglio anche le potenzialità

Fare squadra. Creare un gruppo di lavoro. Dare vita ad un’associazione con uno scopo ben determinato. Fare rete. Il concetto può essere declinato in diverse modi ma il succo è sempre lo stesso: lavorare insieme per raggiungere un traguardo più facilmente e con maggiore efficacia. E’ anche l’obiettivo dei contratti di rete progettati, nati e sviluppati in un periodo difficile per l’economia e la produzione. Strumenti che, proprio per le condizioni nelle quali sono sorti, hanno generato grandi aspettative e cocenti delusioni.

E’ attorno al tema dei contratti di rete che si è esercitata Laura Azzolina (ricercatrice presso l’Università degli studi di Palermo), in un suo intervento apparso recentemente.

“I contratti di rete: valutazioni oltre l’emergenza” vuole in particolare guardare ai contratti di rete al di là delle situazioni contingenti che li hanno in qualche modo generati. Questo strumento, viene subito spiegato, si è sviluppato nella fase più acuta della crisi delle imprese italiane, circostanza che ha contribuito ad ampliarne le attese, ma anche l’insoddisfazione conseguente. E’ da questa constatazione che Azzolina inizia la sua analisi.

L’articolo riconsidera i limiti e le opportunità dello strumento così come sono state delineate all’inizio dei ragionamenti e delle applicazioni conseguenti. Oltre alla teoria però, Laura Azzolina prova a verificare la situazione con una analisi qualitativa di quattordici esperienze aggregative, selezionate distinguendo settori in declino e settori in crescita nel contesto di due regioni meridionali del paese: la Puglia e la Sicilia.

I risultati sono diversi. L’articolo mostra infatti che, sebbene in ritardo rispetto ad alcune regioni del Nord, anche il Sud ha conosciuto una diffusione dei contratti di rete che risultano adesso essere adottati da un numero di imprese più alto (in valore assoluto) che nel Nord. Ciò che più conta tuttavia è la relazione fra il contratto di rete e le situazioni di crisi. L’esperienza delle reti considerate – dice infatti Azzolina -, tende a smentire l’idea che il contratto di rete possa favorire la gestione di crisi sistemiche, di filiera o di territorio. Anzi in molti casi sarebbe proprio la crisi generalizzata fra le principali cause del fallimento della cooperazione fra imprese per il raggiungimento di obiettivi comuni. Insomma, non è con i contratti di rete che si combatte sempre la crisi. Anche se questi possono originare grandi benefici alle imprese che vengono messe in condizioni migliori di fronte alle difficoltà. Questione di cultura d’impresa, che può influire notevolmente la risposta delle singole imprese alle possibilità offerte dalla rete. Ma questione anche di circostanze legate al territorio così come alle situazioni aziendali singole. Proprio l’analisi di Azzolina, per esempio, indica come i contratti di rete riescano a sostenere la competitività delle piccole e medie imprese meridionali in tre differenti modi: avvicinandole a nuovi mercati, favorendone la crescita delle competenze, estendendone la cerchia di potenziali partners.

I contratti di rete: valutazioni oltre l’emergenza

Laura Azzolina

Studi Organizzativi, 2018,  Fascicolo 1

https://www.francoangeli.it/riviste/Scheda_Rivista.aspx?IDArticolo=62121&Tipo=Articolo%20PDF&idRivista=73