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I buoni licei di provincia superano le scuole cittadine e dialogano con le imprese, con lo sguardo al futuro

Provincia vitale, quella italiana. Spesso, tutt’altro che provinciale. Animata, semmai, da guizzi di intraprendenze, sensibilità sociali e passioni culturali che testimoniano, per l’ennesima volta, quanto ricco sia lo spirito di comunità e quanto forte la voglia di cambiamento, resistenza, riscatto contro i pur sempre presenti rischi di degrado. La conferma arriva da due mondi diversi ma nel corso del tempo sempre più sensibili al dialogo: le imprese e la scuola. Diffuse, le imprese, “all’ombra dei campanili” e cioè nel territorio ampio delle città e dei borghi, dove producono “cose belle che piacciano al mondo” (la definizione è di Carlo Maria Cipolla, grande storico dell’economia). E cresciute, le scuole in provincia, per impegno culturale e qualità didattica, sino a contendere ai più famosi licei delle grandi città il primato dell’eccellenza formativa ma anche delle opportunità di buon inserimento nel mondo del lavoro.

Una conferma quanto mai significativa arriva dalle classifiche stilate da Eduscopio, nella decima edizione della mappa interattiva delle scuole superiori italiane redatta dalla Fondazione Agnelli (tutti i dati sono su www.eduscopio.it). La miglior scuola d’Italia è il liceo scientifico delle scienze applicate “Nervi-Ferrari” di Morbegno, in provincia di Sondrio (vincitore per il secondo anno consecutivo). E anche nelle aree metropolitane, per fare degli esempi, i più famosi licei classici di Milano sono stati superati da un liceo di Cinisello Balsamo, il “Casiraghi”, che sorpassa i prestigiosi “Berchet” e “Parini”, mentre a Torino l’Istituto “Edoardo Agnelli” dei Padri Salesiani arriva prima del tradizionalmente autorevole “Galileo Ferraris”. “Classifica dei licei. La provincia supera le scuole di città”, titola il “Corriere della Sera” (22 novembre). “Anche quest’anno il liceo top è in provincia”, scrive “la Repubblica”.

E’ una classifica particolare, quanto mai interessante, quella di Eduscopio (“La Stampa”, 22 novembre): viene redatta analizzando i dati di 1 milione 326mila diplomati di 7.850 scuole in tutta Italia, negli anni scolastici dal 2017 al 2020, calcolandone gli esiti universitari (esami sostenuti e media dei voti) e le posizioni lavorative (tasso di occupazione e coerenza tra studi e lavoro) a un anno dal diploma. Si indagano, insomma, le relazioni tra qualità della formazione e mercato professionale. E si forniscono alle famiglie indicazioni utili per la scelta delle scuole in cui iscrivere i figli, indipendentemente dalla fama degli istituti, dalle voci tradizionali, dai pareri correnti di amici e parenti.

Il ritratto, tracciato con criteri di scientificità, dice che, nonostante limiti e crisi, la scuola italiana ha una sua qualità, da valorizzare e rafforzare. E che parecchie delle strutture formative migliori sono quelle che negli anni hanno saputo sfruttare bene gli spazi di autonomia per lavorare sulla formazione interdisciplinare, sull’innovazione di metodi didattici e contenuti e sulle evoluzioni culturali.

Una conferma arriva dai giudizi dei docenti del liceo “Casiraghi” di Cinisello, detentore del primato a Milano, 1.200 studenti tra liceo classico, scientifico e linguistico, all’interno di un grande polo scolastico di 5mila studenti nell’area del nord milanese, un tempo periferia industriale di grandi complessi produttivi: “Superando gli stereotipi delle periferie come spazi deficitari, pur nella consapevolezza dei problemi che ci sono, qui ho incontrato umanità e dignità. E il classico, per i nostri  è frutto di una scelta personale, senza pressioni da parte delle famiglie o senza il voler frequentare una scuola solo perché blasonata”, sostiene il preside Delio Pistolesi (“Corriere della Sera”, 23 novembre).

I punti di forza? Il laboratorio di fisica moderna, guidato da insegnanti formati al Cern di Ginevra. E l’istituto sempre aperto, nel pomeriggio, per incontri, sperimentazioni, corsi divario tipo (fotografia, teatro, letteratura, etc.).

Cultura politecnica, insomma, in dialogo tra conoscenze umanistiche e scientifiche. Proprio la dimensione adatta a un’epoca di rapida e profonda evoluzione dei saperi.

Classifiche a parte, questi sono temi che ricorrono anche nel progetto di un liceo appena nato, a Monza, capoluogo della Brianza industriale, a cura di Assolombarda in collaborazione con il Collegio Villoresi: un liceo “Steam” (l’acronimo inglese che indica science, technology, engineering, arts e mathematics), fondato cioè su sintesi originali tra materie scientifiche e arte, letteratura, storia e filosofia. Un corso in quattro anni e non in cinque. Parte larga degli insegnamenti in inglese, con laboratori organizzati secondo i criteri didattici anglosassoni. E ore dedicate alle “performing arts” (teatro, musica e danza) e alle nuove culture digitali.  “Qui si sviluppano le competenze più richieste dalle aziende lombarde”, sostiene la preside Laura Andreoni. E se è vero che la scuola deve formare innanzitutto alla cultura critica, a “imparare a imparare” e allo spirito di comunità responsabile e inclusiva, è altrettanto vero che la  sperimentazione didattica ha bisogno di spazio, opportunità, risorse. E proprio da questo punto di vista il dialogo tra scuola, mondo dell’economia e impresa, con i suoi valori di competitività e inclusività, può offrire opportunità interessanti, un più contemporaneo “sguardo al futuro”.

(foto Getty Images)

Provincia vitale, quella italiana. Spesso, tutt’altro che provinciale. Animata, semmai, da guizzi di intraprendenze, sensibilità sociali e passioni culturali che testimoniano, per l’ennesima volta, quanto ricco sia lo spirito di comunità e quanto forte la voglia di cambiamento, resistenza, riscatto contro i pur sempre presenti rischi di degrado. La conferma arriva da due mondi diversi ma nel corso del tempo sempre più sensibili al dialogo: le imprese e la scuola. Diffuse, le imprese, “all’ombra dei campanili” e cioè nel territorio ampio delle città e dei borghi, dove producono “cose belle che piacciano al mondo” (la definizione è di Carlo Maria Cipolla, grande storico dell’economia). E cresciute, le scuole in provincia, per impegno culturale e qualità didattica, sino a contendere ai più famosi licei delle grandi città il primato dell’eccellenza formativa ma anche delle opportunità di buon inserimento nel mondo del lavoro.

Una conferma quanto mai significativa arriva dalle classifiche stilate da Eduscopio, nella decima edizione della mappa interattiva delle scuole superiori italiane redatta dalla Fondazione Agnelli (tutti i dati sono su www.eduscopio.it). La miglior scuola d’Italia è il liceo scientifico delle scienze applicate “Nervi-Ferrari” di Morbegno, in provincia di Sondrio (vincitore per il secondo anno consecutivo). E anche nelle aree metropolitane, per fare degli esempi, i più famosi licei classici di Milano sono stati superati da un liceo di Cinisello Balsamo, il “Casiraghi”, che sorpassa i prestigiosi “Berchet” e “Parini”, mentre a Torino l’Istituto “Edoardo Agnelli” dei Padri Salesiani arriva prima del tradizionalmente autorevole “Galileo Ferraris”. “Classifica dei licei. La provincia supera le scuole di città”, titola il “Corriere della Sera” (22 novembre). “Anche quest’anno il liceo top è in provincia”, scrive “la Repubblica”.

E’ una classifica particolare, quanto mai interessante, quella di Eduscopio (“La Stampa”, 22 novembre): viene redatta analizzando i dati di 1 milione 326mila diplomati di 7.850 scuole in tutta Italia, negli anni scolastici dal 2017 al 2020, calcolandone gli esiti universitari (esami sostenuti e media dei voti) e le posizioni lavorative (tasso di occupazione e coerenza tra studi e lavoro) a un anno dal diploma. Si indagano, insomma, le relazioni tra qualità della formazione e mercato professionale. E si forniscono alle famiglie indicazioni utili per la scelta delle scuole in cui iscrivere i figli, indipendentemente dalla fama degli istituti, dalle voci tradizionali, dai pareri correnti di amici e parenti.

Il ritratto, tracciato con criteri di scientificità, dice che, nonostante limiti e crisi, la scuola italiana ha una sua qualità, da valorizzare e rafforzare. E che parecchie delle strutture formative migliori sono quelle che negli anni hanno saputo sfruttare bene gli spazi di autonomia per lavorare sulla formazione interdisciplinare, sull’innovazione di metodi didattici e contenuti e sulle evoluzioni culturali.

Una conferma arriva dai giudizi dei docenti del liceo “Casiraghi” di Cinisello, detentore del primato a Milano, 1.200 studenti tra liceo classico, scientifico e linguistico, all’interno di un grande polo scolastico di 5mila studenti nell’area del nord milanese, un tempo periferia industriale di grandi complessi produttivi: “Superando gli stereotipi delle periferie come spazi deficitari, pur nella consapevolezza dei problemi che ci sono, qui ho incontrato umanità e dignità. E il classico, per i nostri  è frutto di una scelta personale, senza pressioni da parte delle famiglie o senza il voler frequentare una scuola solo perché blasonata”, sostiene il preside Delio Pistolesi (“Corriere della Sera”, 23 novembre).

I punti di forza? Il laboratorio di fisica moderna, guidato da insegnanti formati al Cern di Ginevra. E l’istituto sempre aperto, nel pomeriggio, per incontri, sperimentazioni, corsi divario tipo (fotografia, teatro, letteratura, etc.).

Cultura politecnica, insomma, in dialogo tra conoscenze umanistiche e scientifiche. Proprio la dimensione adatta a un’epoca di rapida e profonda evoluzione dei saperi.

Classifiche a parte, questi sono temi che ricorrono anche nel progetto di un liceo appena nato, a Monza, capoluogo della Brianza industriale, a cura di Assolombarda in collaborazione con il Collegio Villoresi: un liceo “Steam” (l’acronimo inglese che indica science, technology, engineering, arts e mathematics), fondato cioè su sintesi originali tra materie scientifiche e arte, letteratura, storia e filosofia. Un corso in quattro anni e non in cinque. Parte larga degli insegnamenti in inglese, con laboratori organizzati secondo i criteri didattici anglosassoni. E ore dedicate alle “performing arts” (teatro, musica e danza) e alle nuove culture digitali.  “Qui si sviluppano le competenze più richieste dalle aziende lombarde”, sostiene la preside Laura Andreoni. E se è vero che la scuola deve formare innanzitutto alla cultura critica, a “imparare a imparare” e allo spirito di comunità responsabile e inclusiva, è altrettanto vero che la  sperimentazione didattica ha bisogno di spazio, opportunità, risorse. E proprio da questo punto di vista il dialogo tra scuola, mondo dell’economia e impresa, con i suoi valori di competitività e inclusività, può offrire opportunità interessanti, un più contemporaneo “sguardo al futuro”.

(foto Getty Images)

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