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Impresa e innovazione per creare sviluppo

Per l’impresa l’innovazione tecnologica è necessaria. Ma occorre essere dotati della necessaria cultura – produttiva e organizzativa -, per non solo saperla cogliere ma anche per usarla bene. Partendo dalla constatazione che, molto spesso, l’innovazione tecnologica, almeno quella di un determinato livello, può creare in un primo tempo difficoltà invece che risolverle.

L’intervento del Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, sul tema “Tecnologia, imprese e lavoro: sfide per l’Italia nell’economia globale”  in occasione della giornata di studio “L’economia italiana e mondiale nei prossimi decenni”, organizzata a Bologna per le celebrazioni dei 40 anni di Prometeia, costituisce un buon viatico per affrontare con cognizione di causa il denso nodo costituito appunto da innovazione tecnologica, sviluppo, imprese e occupazione.

Visco – con uno stile piano e in poche pagine -, affronta prima di tutto le relazioni fra globalizzazione e tecnologia cogliendo il fatto che, per esempio, “la rapidissima integrazione dei mercati mondiali dei beni e dei servizi ha portato con sé nuove formidabili pressioni competitive da parte dei produttori localizzati in paesi emergenti di dimensioni eccezionali, come Cina e India, ma anche in paesi membri dell’OCSE, come la Repubblica di Corea”. In poco tempo, cioè, è letteralmente cambiato il mondo di riferimento delle imprese, di qualsiasi dimensione, con le forti conseguenze dal punto di vista dell’occupazione e della cultura d’impresa della gran parte delle aziende del Paese. Il Governatore, poi, analizza cosa è accaduto nei confronti del lavoro partendo dalla constatazione che la relazione fra occupazione e innovazione tecnologica è da sempre molto discussa e non ha una risposta univoca. Visco, infine, pone la sua lente d’ingrandimento sull’Italia cercando di capire che cosa è risultato in questi ultimi anni dall’incontro fra globalizzazione, nuove tecnologie e lavoro. Scrive Visco guardando all’Italia: “Alcune innovazioni che diverranno disponibili in un prossimo futuro (…), avranno effetti potenzialmente travolgenti, modificando non solo la nostra vita personale ma anche i processi produttivi, l’organizzazione del lavoro, la distribuzione del reddito. Si tratta di innovazioni spesso collegate tra loro e che quindi si alimentano reciprocamente rendendo possibili brusche accelerazioni e nuove e inaspettate applicazioni”. Cosa accadrà al nostro sistema produttivo? Visco risponde spiegando che “a fianco degli effetti occupazionali, che si riverberano sulle disuguaglianze, vi sono quelli, altrettanto difficili da prevedere, che riguardano le dinamiche demografiche delle imprese con un presumibile aumento della rilevanza delle start-up e la durata più ridotta del ciclo vitale dei prodotti e quindi delle imprese stesse. Ciò richiede da un lato di rafforzare il tasso di innovazione di un’economia e dall’altro di rendere più celere e meno costosa l’uscita dal mercato delle aziende senza più potenziale di crescita”. È da questa constatazione che il Governatore della Banca d’Italia parte per una serie di “raccomandazioni” di politica economica i cui capisaldi sono gli investimenti in conoscenza, l’organizzazione dei tempi di lavoro, la distribuzione delle risorse e il rafforzamento del sistema produttivo.

Tecnologia, imprese e lavoro: sfide per l’Italia nell’economia globale

Ignazio Visco

Intervento a “Prometeia 40 anni. L’economia italiana e mondiale nei prossimi decenni”, 2015

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