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Imprese con un’impronta particolare

Sette racconti di sette donne che sono riuscite ad essere fondamentali per le aziende in cui lavorano

Non imprese “al femminile”, ma imprese a tutto tondo. Imprese e basta, quindi. Come dovrebbe sempre essere, almeno ogni volta in cui un’azienda diventa impresa, cioè qualcosa di vivo che nasce, cresce, si evolve. Imprese, comunque, nelle quali l’apporto delle donne è importante e qualificante. Ma non è “un’aggiunta” oppure una concessione al prevalere maschile. E’, invece, elemento fondamentale per l’impresa stessa, che è importante e più forte per la presenza di modi diversi di intendere l’organizzazione della produzione, modalità che si integrano e diventano una sola.

Il tema – quello dei ruoli maschile e femminile in azienda -, è di quelli delicati. E con attenzione e delicatezza lo affronta Adriano Moraglio – una vita passata da giornalista a raccontare l’economia al Sole 24 Ore  -, nel suo “L’impronta delle donne. Sette racconti: quando in azienda il contributo femminile diventa fondamentale”, che, come dice il titolo, è composto da sette racconti di donne che si sono ritrovate ad avere ruoli importanti nell’ambito di aziende di successo. Con una particolarità (determinante). Non si tratta infatti di donne “capitane d’industria” oppure “ereditiere di grandi patrimoni”. No, si tratta di persone che per convenzioni sociali o circostanze particolari non sono riuscite inizialmente a dare corso ai propri sogni giovanili, ma che proprio per la loro speciale capacità di adattarsi alle situazioni hanno imboccato strade impreviste verso la propria realizzazione nel mondo del lavoro. Donne, quindi, che sono riuscite da un lato a fare carriera e, dall’altro, a non perdere la vocazione alla maternità, così come la loro particolare visione della vita e del lavoro. Soprattutto donne che sono arrivate ad essere quello che sono partendo da un rapporto paritario con gli uomini, che hanno lasciato loro spazio senza concederlo ma sulla base di una reciproca stima.

Scorrono così nelle circa 150 pagine del libro, i racconti delle manager di imprese nel comparto delle penne, dell’alimentare, degli accessori per la casa, della robotica. Storie diverse eppure con tratti comuni come la rinuncia ad alcuni sogni e la scoperta di altri, il cammino dalla giovinezza all’età adulta, il senso del dovere, la fatica di conciliare aspetti diversi della vita, e le sconfitte delle vita, così come le vittorie, le delusioni, le gioie, i dolori. Viene così delineata una cultura d’impresa vista da una visione particolare eppure assolutamente completa. Su tutto, poi, emerge quanto ben sintetizzato dal Marianna Carlini nell’Introduzione: la consapevolezza del valore della diversità. Quella diversità che “non è solo una questione che riguarda il dibattito uomo-donna” e che “se trascende il genere diventa un valore universale”.

L’impronta delle donne. Sette racconti: quando in azienda il contributo femminile diventa fondamentale

Adriano Moraglio

Rubbettino, 2022

Sette racconti di sette donne che sono riuscite ad essere fondamentali per le aziende in cui lavorano

Non imprese “al femminile”, ma imprese a tutto tondo. Imprese e basta, quindi. Come dovrebbe sempre essere, almeno ogni volta in cui un’azienda diventa impresa, cioè qualcosa di vivo che nasce, cresce, si evolve. Imprese, comunque, nelle quali l’apporto delle donne è importante e qualificante. Ma non è “un’aggiunta” oppure una concessione al prevalere maschile. E’, invece, elemento fondamentale per l’impresa stessa, che è importante e più forte per la presenza di modi diversi di intendere l’organizzazione della produzione, modalità che si integrano e diventano una sola.

Il tema – quello dei ruoli maschile e femminile in azienda -, è di quelli delicati. E con attenzione e delicatezza lo affronta Adriano Moraglio – una vita passata da giornalista a raccontare l’economia al Sole 24 Ore  -, nel suo “L’impronta delle donne. Sette racconti: quando in azienda il contributo femminile diventa fondamentale”, che, come dice il titolo, è composto da sette racconti di donne che si sono ritrovate ad avere ruoli importanti nell’ambito di aziende di successo. Con una particolarità (determinante). Non si tratta infatti di donne “capitane d’industria” oppure “ereditiere di grandi patrimoni”. No, si tratta di persone che per convenzioni sociali o circostanze particolari non sono riuscite inizialmente a dare corso ai propri sogni giovanili, ma che proprio per la loro speciale capacità di adattarsi alle situazioni hanno imboccato strade impreviste verso la propria realizzazione nel mondo del lavoro. Donne, quindi, che sono riuscite da un lato a fare carriera e, dall’altro, a non perdere la vocazione alla maternità, così come la loro particolare visione della vita e del lavoro. Soprattutto donne che sono arrivate ad essere quello che sono partendo da un rapporto paritario con gli uomini, che hanno lasciato loro spazio senza concederlo ma sulla base di una reciproca stima.

Scorrono così nelle circa 150 pagine del libro, i racconti delle manager di imprese nel comparto delle penne, dell’alimentare, degli accessori per la casa, della robotica. Storie diverse eppure con tratti comuni come la rinuncia ad alcuni sogni e la scoperta di altri, il cammino dalla giovinezza all’età adulta, il senso del dovere, la fatica di conciliare aspetti diversi della vita, e le sconfitte delle vita, così come le vittorie, le delusioni, le gioie, i dolori. Viene così delineata una cultura d’impresa vista da una visione particolare eppure assolutamente completa. Su tutto, poi, emerge quanto ben sintetizzato dal Marianna Carlini nell’Introduzione: la consapevolezza del valore della diversità. Quella diversità che “non è solo una questione che riguarda il dibattito uomo-donna” e che “se trascende il genere diventa un valore universale”.

L’impronta delle donne. Sette racconti: quando in azienda il contributo femminile diventa fondamentale

Adriano Moraglio

Rubbettino, 2022