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IT, la formula segreta per il successo

Per le aziende l’IT (l’Information Tecnhology) sembra essere vitale per crescere negli affari. Ma occorre saperla applicare con giudizio. Cosa non semplice, anzi piuttosto complicata, tant’è che c’è chi sta dedicando una vita di studi a capire come, dove, quando e perché l’IT riesce davvero nel suo compito. E’ il caso di Kristina Steffenson Mc Elheran, professore di Business Administration  presso la Harvard Business School, ma soprattutto appassionata studiosa empirica delle interazioni  tra tecnologia dell’informazione, prestazioni aziendali e strategie competitive. Tutto con un obiettivo: comprendere come le imprese utilizzano le tecnologie dell’informazione per collaborare e competere sul mercato.

Ricerche interessanti e soprattutto utili per chi deve governare per davvero le imprese.

La summa del pensiero e dei risultati della Steffenson Mc Elheran  la si trova in un articolo apparso su Working Knowledge della HBS – “Why business IT innovation is so difficult” di Maggie Starvish -, che in due pagine condensa principi teorici e conclusioni pratiche di anni di indagini.

La base del ragionamento è apparentemente semplice: l’IT  ha il potere di appiattire le gerarchie, ridurre le catene logistiche, velocizzare le comunicazioni. Nei casi riusciti, il risultato è sintetizzato in una frase: “La gente spende più tempo a pensare ai nuovi prodotti e a servire i clienti e meno tempo a controllare le scatole”. Uno degli esempi cari alla Steffenson Mc Elheran è Walmart, la catena americana di distribuzione che oggi dice di essere – probabilmente con ragione – la più grande catena operante nel settore della distribuzione organizzata.

Ma nel mondo di Walmart ne esiste una sola, molte di più sono le aziende che arrancano in fatto di IT e quelle che, pensando di applicare davvero le tecnologie dell’informazione, sbagliano  clamorosamente. Per la Steffenson Mc Elheran c’è “un salto tremendo tra le più importanti imprese esperte in IT e quelle in ritardo”. Per capire, basta pensare che le prime riescono a far crescere il loro giro d’affari in maniera radicale, le secondo solamente per apporti incrementali.

Ma quali sono gli “ingredienti mancanti” nelle imprese che falliscono nelle applicazioni IT? Per la Steffenson Mc Elheran vi sono almeno tre condizioni irrinunciabili: la cosiddetta “comprensione organizzativa”, poi un “supporto esecutivo” efficace e, infine, la capacità di guardare a lungo termine, anzi di vivere l’ignoto piuttosto che cercare soluzioni rapide.  L’IT si traduce veramente in un vantaggio competitivo, solo quando l’impresa riesce anche a cambiare organizzazione. Cosa non facile per molti.

Why Business IT Innovation is So Difficult

Maggie Starvish

Harvard Business School Working Knowledge

Ottobre 2012

Per le aziende l’IT (l’Information Tecnhology) sembra essere vitale per crescere negli affari. Ma occorre saperla applicare con giudizio. Cosa non semplice, anzi piuttosto complicata, tant’è che c’è chi sta dedicando una vita di studi a capire come, dove, quando e perché l’IT riesce davvero nel suo compito. E’ il caso di Kristina Steffenson Mc Elheran, professore di Business Administration  presso la Harvard Business School, ma soprattutto appassionata studiosa empirica delle interazioni  tra tecnologia dell’informazione, prestazioni aziendali e strategie competitive. Tutto con un obiettivo: comprendere come le imprese utilizzano le tecnologie dell’informazione per collaborare e competere sul mercato.

Ricerche interessanti e soprattutto utili per chi deve governare per davvero le imprese.

La summa del pensiero e dei risultati della Steffenson Mc Elheran  la si trova in un articolo apparso su Working Knowledge della HBS – “Why business IT innovation is so difficult” di Maggie Starvish -, che in due pagine condensa principi teorici e conclusioni pratiche di anni di indagini.

La base del ragionamento è apparentemente semplice: l’IT  ha il potere di appiattire le gerarchie, ridurre le catene logistiche, velocizzare le comunicazioni. Nei casi riusciti, il risultato è sintetizzato in una frase: “La gente spende più tempo a pensare ai nuovi prodotti e a servire i clienti e meno tempo a controllare le scatole”. Uno degli esempi cari alla Steffenson Mc Elheran è Walmart, la catena americana di distribuzione che oggi dice di essere – probabilmente con ragione – la più grande catena operante nel settore della distribuzione organizzata.

Ma nel mondo di Walmart ne esiste una sola, molte di più sono le aziende che arrancano in fatto di IT e quelle che, pensando di applicare davvero le tecnologie dell’informazione, sbagliano  clamorosamente. Per la Steffenson Mc Elheran c’è “un salto tremendo tra le più importanti imprese esperte in IT e quelle in ritardo”. Per capire, basta pensare che le prime riescono a far crescere il loro giro d’affari in maniera radicale, le secondo solamente per apporti incrementali.

Ma quali sono gli “ingredienti mancanti” nelle imprese che falliscono nelle applicazioni IT? Per la Steffenson Mc Elheran vi sono almeno tre condizioni irrinunciabili: la cosiddetta “comprensione organizzativa”, poi un “supporto esecutivo” efficace e, infine, la capacità di guardare a lungo termine, anzi di vivere l’ignoto piuttosto che cercare soluzioni rapide.  L’IT si traduce veramente in un vantaggio competitivo, solo quando l’impresa riesce anche a cambiare organizzazione. Cosa non facile per molti.

Why Business IT Innovation is So Difficult

Maggie Starvish

Harvard Business School Working Knowledge

Ottobre 2012