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La conoscenza produttiva

Il capitale umano è il perno del nostro ragionamento”. Ad affermarlo è stato qualche giorno fa Ignazio Visco – Governatore della Banca d’Italia -, in un suo intervento al “X Forum del libro passaparola. Investire in conoscenza, cambiare il futuro”. Un’occasione, per Visco, da prendere al volo per ragionare sui legami a filo doppio fra istruzione, formazione, crescita, sviluppo, impresa in Italia. Un esercizio di analisi sullo stato della conoscenza e dell’economia oggi nel nostro Paese che apre degli orizzonti – non nuovi ma certamente poco esplorati – per le imprese e le Istituzioni nazionali.

L’analisi effettuata da Visco è condensata in una quindicina di pagine limpide, che vale la pena leggere d’un fiato, da cima a fondo. Ad iniziare dalla prima riga che riporta una celebra affermazione di Benjamin Franklin : “An investment in knowledge pays the best interest”. Certo, occorre avere la possibilità di investire in conoscenza – e quindi nella scuola e in ciò che deve seguire a questa -, ma è ancora oggi (forse soprattutto oggi), necessario che la consapevolezza del bisogno di elevati livelli di conoscenza sia diffusa anche nelle imprese, che faccia davvero parte della loro cultura.

Visco spiega: “Per il sistema produttivo, un capitale umano adeguato facilita l’adozione e lo sviluppo di nuove tecnologie, costituendo un volano per l’innovazione e quindi per la crescita economica e l’occupazione. Formazione dei lavoratori, abilità manageriali e capacità organizzative rappresentano risorse fondamentali nell’ambito del cosiddetto ‘capitale basato sulla conoscenza’ misurato dall’OCSE, da ultimo con riferimento al 2009, assieme ad altre risorse intangibili come il software, le banche dati, l’attività di ricerca e sviluppo, i brevetti, il design. L’incidenza sul PIL di questi investimenti è molto eterogenea tra i paesi dell’area dell’OCSE, oscillando tra l’11 per cento negli Stati Uniti e il 2 per cento in Grecia. L’Italia si colloca nelle ultime posizioni, con un valore di poco superiore al 4 per cento”. E’ da questo ragionamento che il Governatore prende le mosse per analizzare l’effettivo stato di salute della scuola in Italia e dei suoi collegamenti con il mondo dell’economia. Visco approfondisce quindi “l’origine delle carenze” del nostro Paese e indica una serie di azioni da intraprendere  per consentire all’Italia di colmare il divario. Azioni che riguardano le famiglie, il livello di attenzione e di spesa nei confronti della scuola e dell’Università, ma anche il miglior uso degli strumenti (tirocini e apprendistato), per collegare i giovani al mondo del lavoro.

Investire nella conoscenza

Ignazio Visco

Banca d’Italia, Intervento al X Forum del libro passaparola Investire in conoscenza, cambiare il futuro, 19 ottobre 2013

Il capitale umano è il perno del nostro ragionamento”. Ad affermarlo è stato qualche giorno fa Ignazio Visco – Governatore della Banca d’Italia -, in un suo intervento al “X Forum del libro passaparola. Investire in conoscenza, cambiare il futuro”. Un’occasione, per Visco, da prendere al volo per ragionare sui legami a filo doppio fra istruzione, formazione, crescita, sviluppo, impresa in Italia. Un esercizio di analisi sullo stato della conoscenza e dell’economia oggi nel nostro Paese che apre degli orizzonti – non nuovi ma certamente poco esplorati – per le imprese e le Istituzioni nazionali.

L’analisi effettuata da Visco è condensata in una quindicina di pagine limpide, che vale la pena leggere d’un fiato, da cima a fondo. Ad iniziare dalla prima riga che riporta una celebra affermazione di Benjamin Franklin : “An investment in knowledge pays the best interest”. Certo, occorre avere la possibilità di investire in conoscenza – e quindi nella scuola e in ciò che deve seguire a questa -, ma è ancora oggi (forse soprattutto oggi), necessario che la consapevolezza del bisogno di elevati livelli di conoscenza sia diffusa anche nelle imprese, che faccia davvero parte della loro cultura.

Visco spiega: “Per il sistema produttivo, un capitale umano adeguato facilita l’adozione e lo sviluppo di nuove tecnologie, costituendo un volano per l’innovazione e quindi per la crescita economica e l’occupazione. Formazione dei lavoratori, abilità manageriali e capacità organizzative rappresentano risorse fondamentali nell’ambito del cosiddetto ‘capitale basato sulla conoscenza’ misurato dall’OCSE, da ultimo con riferimento al 2009, assieme ad altre risorse intangibili come il software, le banche dati, l’attività di ricerca e sviluppo, i brevetti, il design. L’incidenza sul PIL di questi investimenti è molto eterogenea tra i paesi dell’area dell’OCSE, oscillando tra l’11 per cento negli Stati Uniti e il 2 per cento in Grecia. L’Italia si colloca nelle ultime posizioni, con un valore di poco superiore al 4 per cento”. E’ da questo ragionamento che il Governatore prende le mosse per analizzare l’effettivo stato di salute della scuola in Italia e dei suoi collegamenti con il mondo dell’economia. Visco approfondisce quindi “l’origine delle carenze” del nostro Paese e indica una serie di azioni da intraprendere  per consentire all’Italia di colmare il divario. Azioni che riguardano le famiglie, il livello di attenzione e di spesa nei confronti della scuola e dell’Università, ma anche il miglior uso degli strumenti (tirocini e apprendistato), per collegare i giovani al mondo del lavoro.

Investire nella conoscenza

Ignazio Visco

Banca d’Italia, Intervento al X Forum del libro passaparola Investire in conoscenza, cambiare il futuro, 19 ottobre 2013