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La difficoltà di lavorare in modo diverso

Una ricerca appena pubblicata ragiona attorno alle piattaforme digitali di organizzazione del lavoro  viste anche nei loro aspetti sociali

Digitalizzazione della produzione. E del lavoro dietro di questa. Non solo un mero passaggio tecnologico, ma qualcosa di più complesso e profondo. Che va indagato per capirne meglio la portata e il futuro. Partendo dalla constatazione che qualsiasi tecnica ha, comunque e sempre, un fondamento sociale. E’ da questo nodo di concetti che Marco Marrone (ricercatore in sociologia economica e del lavoro presso l’università del Salento), inizia la sua ricerca.

“La piattaformizzazione dello spazio-tempo. Appunti per una teoria della relatività organizzativa”, apparso da qualche settimana in Labour and Law Issues, rappresenta il tentativo di ragionare sistematicamente dal punto di vista sociale sulle diverse modalità di organizzazione del lavoro che, nel tempo, si sono susseguite nelle imprese. Marrone inizia però non dal passato ma dall’oggi ragionando sulle innovazioni organizzative introdotte dalle piattaforme digitali e “agganciando” la loro analisi all’evoluzione storica dell’organizzazione del lavoro.

“Da questa prospettiva – scrive Marrone -, le piattaforme digitalizzate emergono non semplicemente come il risultato dei nuovi potenziali offerti dalle tecnologie digitali, ma come risultato di un processo sociale più articolato e dinamico”.

L’autore, quindi,  traccia le evoluzioni dei vari modelli organizzativi che hanno avuto luogo nella sfera industriale (dal fordismo al capitalismo di rete, all’ascesa delle piattaforme digitali), mettendo in evidenza come queste trasformazioni rispondano a logiche sociali e politiche tutte con lo stesso obiettivo: “Il controllo del lavoro”. Secondo Marrone, le piattaforme digitali appaiono così come “l’ultimo pezzo di queste trasformazioni, capaci di una rottura delle coordinate spazio/temporali” dei processi di produzione. In altri termini, per il ricercatore, oggi attraverso la digitalizzazione il lavoro risulta essere più controllabile anche se può essere dislocato in luoghi diversi da quelli tradizionali. Si delinea così una cultura del produrre radicalmente diversa dal passato che, tuttavia, non appare essere monolitica. “Le piattaforme – scrive infatti Marrone -, non sembrano essere le uniche proprietarie del loro destino”. Questa condizione si verifica sempre più spesso in termini di “mobilitazioni” dei lavoratori che rivendicano autonomie e diritti. Realtà che evidenziano quanto la digitalizzazione dell’organizzazione del lavoro sia sottoposta a cambiamenti sia nella sostanza che nelle regole. La cultura dell’organizzazione della produzione, quindi, continua ad essere quel risultato complesso di tecnica e umanità non esattamente determinabile e quindi assolutamente affascinante che caratterizza la vita delle imprese.

La piattaformizzazione dello spazio-tempo. Appunti per una teoria della relatività organizzativa

Marco Marrone Università del Salento Ricercatore in Sociologia economica e del Lavoro

Labour and Law Issues, vol. 8, n. 1, 2022

Una ricerca appena pubblicata ragiona attorno alle piattaforme digitali di organizzazione del lavoro  viste anche nei loro aspetti sociali

Digitalizzazione della produzione. E del lavoro dietro di questa. Non solo un mero passaggio tecnologico, ma qualcosa di più complesso e profondo. Che va indagato per capirne meglio la portata e il futuro. Partendo dalla constatazione che qualsiasi tecnica ha, comunque e sempre, un fondamento sociale. E’ da questo nodo di concetti che Marco Marrone (ricercatore in sociologia economica e del lavoro presso l’università del Salento), inizia la sua ricerca.

“La piattaformizzazione dello spazio-tempo. Appunti per una teoria della relatività organizzativa”, apparso da qualche settimana in Labour and Law Issues, rappresenta il tentativo di ragionare sistematicamente dal punto di vista sociale sulle diverse modalità di organizzazione del lavoro che, nel tempo, si sono susseguite nelle imprese. Marrone inizia però non dal passato ma dall’oggi ragionando sulle innovazioni organizzative introdotte dalle piattaforme digitali e “agganciando” la loro analisi all’evoluzione storica dell’organizzazione del lavoro.

“Da questa prospettiva – scrive Marrone -, le piattaforme digitalizzate emergono non semplicemente come il risultato dei nuovi potenziali offerti dalle tecnologie digitali, ma come risultato di un processo sociale più articolato e dinamico”.

L’autore, quindi,  traccia le evoluzioni dei vari modelli organizzativi che hanno avuto luogo nella sfera industriale (dal fordismo al capitalismo di rete, all’ascesa delle piattaforme digitali), mettendo in evidenza come queste trasformazioni rispondano a logiche sociali e politiche tutte con lo stesso obiettivo: “Il controllo del lavoro”. Secondo Marrone, le piattaforme digitali appaiono così come “l’ultimo pezzo di queste trasformazioni, capaci di una rottura delle coordinate spazio/temporali” dei processi di produzione. In altri termini, per il ricercatore, oggi attraverso la digitalizzazione il lavoro risulta essere più controllabile anche se può essere dislocato in luoghi diversi da quelli tradizionali. Si delinea così una cultura del produrre radicalmente diversa dal passato che, tuttavia, non appare essere monolitica. “Le piattaforme – scrive infatti Marrone -, non sembrano essere le uniche proprietarie del loro destino”. Questa condizione si verifica sempre più spesso in termini di “mobilitazioni” dei lavoratori che rivendicano autonomie e diritti. Realtà che evidenziano quanto la digitalizzazione dell’organizzazione del lavoro sia sottoposta a cambiamenti sia nella sostanza che nelle regole. La cultura dell’organizzazione della produzione, quindi, continua ad essere quel risultato complesso di tecnica e umanità non esattamente determinabile e quindi assolutamente affascinante che caratterizza la vita delle imprese.

La piattaformizzazione dello spazio-tempo. Appunti per una teoria della relatività organizzativa

Marco Marrone Università del Salento Ricercatore in Sociologia economica e del Lavoro

Labour and Law Issues, vol. 8, n. 1, 2022