L’arte per produrre meglio
Un libro indica i legami, anche operativi, fra il senso artistico e l’organizzazione della produzione
Produrre bene ha sempre qualcosa vicino all’invenzione. I migliori fra manager e imprenditori sono quelli che sanno inventare, che innovano cioè nell’ambito di un’organizzazione della produzione che prima di allora era uguale a se stessa. Ma produrre ha anche qualcosa di artistico. E proprio l’unione di arte e impresa costituisce una delle ultime conquiste in fatto di management e di innovazione. Non – occorre dirlo subito -, solo dal punto di vista della Responsabilità Sociale d’Impresa che conduce quest’ultima ad impegnarsi nei confronti della valorizzazione dell’arte nell’ambito sociale nel quale si trova; ma anche sul fronte dell’uso dell’arte per migliorare l’organizzazione della produzione, il cosiddetto lavoro d’ufficio e quello di fabbrica. Traguardo lontanissimo e immaginifico, ma esempi in questo senso sono già presenti, occorre però una loro sistematizzazione e interpretazione corretta.
“L’arte per il management” di Viola Giacometti e Sara Mazzocchi (entrambe ricercatrici specializzate nello nel corporate storytelling applicato alla consulenza strategica e all’apprendimento organizzativo), è uno dei primi libri scritti per questo scopo perché spiega come utilizzare l’arte a chi si occupa di formazione aziendale ed è alla ricerca di metodi di lavoro innovativi.
Il volume si basa su due considerazioni. Da un lato, è evidente come l’arte sia qualcosa di estremamente potente e meraviglioso, in grado di aprire nuove prospettive, connetterci emotivamente con il mondo e anticipare il futuro. Dall’altro, è ancora un percorso quasi inesplorato quello che mette in relazione l’arte e le imprese, quando questa relazione debba essere orientata verso obiettivi specifici e sia funzionale a una strategia di miglioramento dell’organizzazione del lavoro in azienda. .
Il libro quindi spiega come l’arte – vista come uno strumento di attivazione del pensiero – possa servire connessa alla narrazione per il miglioramento dell’organizzazione della produzione. Per arrivare a definire un metodo di lavoro in questo senso, Giacometti e Mazzocchi delineano prima il concetto di base del rapporto fra arte e impresa, poi il valore della narrazione come strumento di trasmissione della conoscenza, poi un percorso in cinque passi per applicare davvero l’arte in azienda – innesco attivazione partecipata, immersione e perdita (strategica) del controllo, trasformazione (spostamento), emersione -, e infine una serie di casi pratici.
Scrivono le due autrici all’inizio del loro lavoro: “Ciò che ci distingue veramente è la nostra capacità immaginativa, creativa che esercitiamo attraverso la forma della narrazione. Ma allora perché continuiamo a pensare che l’arte, le emozioni siano da relegare al tempo del non-lavoro? del non-adulto? del non-produttivo?”.
L’arte per il management. Un nuovo modello d’incontro basato sullo storytelling
Viola Giacometti, Sara Mazzocchi
Franco Angeli, 2016


Un libro indica i legami, anche operativi, fra il senso artistico e l’organizzazione della produzione
Produrre bene ha sempre qualcosa vicino all’invenzione. I migliori fra manager e imprenditori sono quelli che sanno inventare, che innovano cioè nell’ambito di un’organizzazione della produzione che prima di allora era uguale a se stessa. Ma produrre ha anche qualcosa di artistico. E proprio l’unione di arte e impresa costituisce una delle ultime conquiste in fatto di management e di innovazione. Non – occorre dirlo subito -, solo dal punto di vista della Responsabilità Sociale d’Impresa che conduce quest’ultima ad impegnarsi nei confronti della valorizzazione dell’arte nell’ambito sociale nel quale si trova; ma anche sul fronte dell’uso dell’arte per migliorare l’organizzazione della produzione, il cosiddetto lavoro d’ufficio e quello di fabbrica. Traguardo lontanissimo e immaginifico, ma esempi in questo senso sono già presenti, occorre però una loro sistematizzazione e interpretazione corretta.
“L’arte per il management” di Viola Giacometti e Sara Mazzocchi (entrambe ricercatrici specializzate nello nel corporate storytelling applicato alla consulenza strategica e all’apprendimento organizzativo), è uno dei primi libri scritti per questo scopo perché spiega come utilizzare l’arte a chi si occupa di formazione aziendale ed è alla ricerca di metodi di lavoro innovativi.
Il volume si basa su due considerazioni. Da un lato, è evidente come l’arte sia qualcosa di estremamente potente e meraviglioso, in grado di aprire nuove prospettive, connetterci emotivamente con il mondo e anticipare il futuro. Dall’altro, è ancora un percorso quasi inesplorato quello che mette in relazione l’arte e le imprese, quando questa relazione debba essere orientata verso obiettivi specifici e sia funzionale a una strategia di miglioramento dell’organizzazione del lavoro in azienda. .
Il libro quindi spiega come l’arte – vista come uno strumento di attivazione del pensiero – possa servire connessa alla narrazione per il miglioramento dell’organizzazione della produzione. Per arrivare a definire un metodo di lavoro in questo senso, Giacometti e Mazzocchi delineano prima il concetto di base del rapporto fra arte e impresa, poi il valore della narrazione come strumento di trasmissione della conoscenza, poi un percorso in cinque passi per applicare davvero l’arte in azienda – innesco attivazione partecipata, immersione e perdita (strategica) del controllo, trasformazione (spostamento), emersione -, e infine una serie di casi pratici.
Scrivono le due autrici all’inizio del loro lavoro: “Ciò che ci distingue veramente è la nostra capacità immaginativa, creativa che esercitiamo attraverso la forma della narrazione. Ma allora perché continuiamo a pensare che l’arte, le emozioni siano da relegare al tempo del non-lavoro? del non-adulto? del non-produttivo?”.
L’arte per il management. Un nuovo modello d’incontro basato sullo storytelling
Viola Giacometti, Sara Mazzocchi
Franco Angeli, 2016