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Lavoro “agile”, la distanza tra realtà e regole

In un intervento apparso in Quaderni di economia del lavoro, l’analisi lucida delle nuove forme di organizzazione d’impresa

 

Lavoro “a distanza” oppure “agile”. In ogni caso, una nuova modalità di lavorare che, dalla pandemia in avanti, ha messo in discussione l’organizzazione di fabbriche e uffici. E aggiunto un altro tema di ragionamento nell’ambito di una cultura d’impresa in evoluzione continua. Fabio Pantano con il suo “Il lavoro a distanza dopo la pandemia: problemi organizzativi e soluzioni giuridiche” apparso recentemente in Quaderni di economia del lavoro, contribuisce validamente a fare un “punto della situazione” sull’argomento fornendone un’analisi efficace.

Pantano inizia sottolineando che la presenza dirompente del Covid-19 ha permesso di sperimentare i principali problemi organizzativi che il lavoro “a distanza” solleva in relazione al benessere psico-fisico dei lavoratori, al loro rendimento e al loro senso di soddisfazione rispetto all’attività svolta. Una modalità di attività che era già in qualche modo presente nell’ambito dell’organizzazione del lavoro, ma che, proprio la pandemia, ha spinto ai massimi livelli facendone emergere tutti i pregi e i difetti possibili.

L’autore della ricerca spiega quindi che un approccio razionale a questi temi richiederebbe una modifica radicale dei modelli organizzativi, con un passaggio dai sistemi gestionali fondati sul controllo a una nuova impostazione incentrata sull’esaltazione della fiducia, dell’autonomia e della collaborazione. Traguardi il cui raggiungimento si scontra però con l’impreparazione della cultura giuridica che ha dimostrato, è l’opinione di Pantano, di trovarsi impreparata rispetto a questa prospettiva. In particolare, le scelte poste in essere dal legislatore si rivelano improntate a una visione tradizionale, fondata sull’idea che il lavoro sia quello svolto nell’impresa in senso fisico. In Italia, la legge n. 81/2017 rimette la definizione delle modalità di svolgimento del lavoro “agile” ad un accordo individuale tra datore di lavoro e lavoratore, tralasciando il ruolo che potrebbe essere svolto dalla contrattazione collettiva. Al contrario, nell’esperienza europea, proprio negli accordi sindacali dimostrano enormi potenzialità – benché ancora non del tutto esplorate – nell’adattamento dei problemi organizzativi del lavoro a distanza alle specificità dei diversi settori produttivi e delle singole aziende.

Fabio Pantano fa emergere così la distanza tra la realtà dei fatti e quella delle regole. Da un lato, il mercato, le imprese, l’economia reale procedono lungo una strada fatta di elaborazione di soluzioni nuove anche dal punto di vista culturale oltre che organizzativo, dall’altro gli apparati normativi (e spesso la sclerosi interpretativa di alcuni ambiti decisionali), continuano a proporre schemi e procedure ormai sorpassate ed inefficaci.

Il lavoro a distanza dopo la pandemia: problemi organizzativi e soluzioni giuridiche

Fabio Pantano

Quaderni di economia del lavoro, 2021 Fascicolo 113

In un intervento apparso in Quaderni di economia del lavoro, l’analisi lucida delle nuove forme di organizzazione d’impresa

 

Lavoro “a distanza” oppure “agile”. In ogni caso, una nuova modalità di lavorare che, dalla pandemia in avanti, ha messo in discussione l’organizzazione di fabbriche e uffici. E aggiunto un altro tema di ragionamento nell’ambito di una cultura d’impresa in evoluzione continua. Fabio Pantano con il suo “Il lavoro a distanza dopo la pandemia: problemi organizzativi e soluzioni giuridiche” apparso recentemente in Quaderni di economia del lavoro, contribuisce validamente a fare un “punto della situazione” sull’argomento fornendone un’analisi efficace.

Pantano inizia sottolineando che la presenza dirompente del Covid-19 ha permesso di sperimentare i principali problemi organizzativi che il lavoro “a distanza” solleva in relazione al benessere psico-fisico dei lavoratori, al loro rendimento e al loro senso di soddisfazione rispetto all’attività svolta. Una modalità di attività che era già in qualche modo presente nell’ambito dell’organizzazione del lavoro, ma che, proprio la pandemia, ha spinto ai massimi livelli facendone emergere tutti i pregi e i difetti possibili.

L’autore della ricerca spiega quindi che un approccio razionale a questi temi richiederebbe una modifica radicale dei modelli organizzativi, con un passaggio dai sistemi gestionali fondati sul controllo a una nuova impostazione incentrata sull’esaltazione della fiducia, dell’autonomia e della collaborazione. Traguardi il cui raggiungimento si scontra però con l’impreparazione della cultura giuridica che ha dimostrato, è l’opinione di Pantano, di trovarsi impreparata rispetto a questa prospettiva. In particolare, le scelte poste in essere dal legislatore si rivelano improntate a una visione tradizionale, fondata sull’idea che il lavoro sia quello svolto nell’impresa in senso fisico. In Italia, la legge n. 81/2017 rimette la definizione delle modalità di svolgimento del lavoro “agile” ad un accordo individuale tra datore di lavoro e lavoratore, tralasciando il ruolo che potrebbe essere svolto dalla contrattazione collettiva. Al contrario, nell’esperienza europea, proprio negli accordi sindacali dimostrano enormi potenzialità – benché ancora non del tutto esplorate – nell’adattamento dei problemi organizzativi del lavoro a distanza alle specificità dei diversi settori produttivi e delle singole aziende.

Fabio Pantano fa emergere così la distanza tra la realtà dei fatti e quella delle regole. Da un lato, il mercato, le imprese, l’economia reale procedono lungo una strada fatta di elaborazione di soluzioni nuove anche dal punto di vista culturale oltre che organizzativo, dall’altro gli apparati normativi (e spesso la sclerosi interpretativa di alcuni ambiti decisionali), continuano a proporre schemi e procedure ormai sorpassate ed inefficaci.

Il lavoro a distanza dopo la pandemia: problemi organizzativi e soluzioni giuridiche

Fabio Pantano

Quaderni di economia del lavoro, 2021 Fascicolo 113