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Lavoro d’impresa che cambia

L’ultimo Quaderno di ricerca della Fondazione Tarantelli indaga sui mutamenti delle relazioni fra lavoratori e organizzazione della produzione. Istantanea di una panorama che continua a rinnovarsi

L’impresa è anche lavoro, soprattutto lavoro. In altri termini, accanto al profitto e all’espansione della produzione, è certamente questo tema a dover occupare buona parte della cultura del produrre. Tanto che – a ben vedere – è difficile distinguere fra  cultura del lavoro e cultura d’impresa. Sull’argomento, da sempre, hanno posto l’attenzione tutti gli attori dell’organizzazione aziendale, oltre che chi per mestiere si dedica ad approfondirne gli aspetti storici ed economici. In questo ambito, è interessante leggere l’ultimo Quaderno di ricerca della Fondazione Tarantelli dedicato a “Il lavoro cambia: cambiano anche le relazioni industriali?”.  Si tratta della raccolta di tre interventi che ragionano appunto sui mutamenti delle modalità e della natura stessa del lavoro in fabbrica e negli uffici collegandoli con il conseguente cambiamento dei rapporti  fra impresa e organizzazioni sindacali. Partendo da una prospettiva particolare – quella che ragiona attorno a come debba cambiare l’azione di un sindacato di fronte ai cambiamenti del lavoro -, le ricerca della Fondazione Tarantelli è utile per capire cosa sta accadendo dentro e intorno alle fabbriche.

In particolare, prima viene analizzata dal punto di vista teorico e storico l’evoluzione del lavoro, poi viene approfondito uno specifico caso d’impresa (quello di Fiat/Fca dopo l’adozione del sistema di produzione Wcm, World Class Manufactoring).

All’inizio del Quaderno di ricerca viene precisato: “L’articolazione delle qualifiche scompagina la tradizionale classificazione tra le categorie di lavoratori previste dal nostro sistema giuridico – operai, impiegati, quadri e dirigenti –, ma anche i confini tra lavoro manuale e intellettuale, tra ideazione ed esecuzione del lavoro (…) e finisce per rendere obsoleti gran parte dei sistemi di inquadramento contrattuale, spingendo le aziende a introdurre propri sistemi di valutazione delle professionalità”. Consapevolezza dei mutamenti nel lavoro e necessità di cambiare l’approccio all’impresa e alla produzione, quindi, ma anche presa d’atto della “fine della centralità assoluta del ‘lavoro dipendente’” così come della presenza all’interno delle imprese di una quota sempre più importante di lavoratori stranieri.

Insomma, cultura del lavoro e cultura d’impresa che cambiano e che cercano modalità di colloquio nuove. Partendo dagli obiettivi di lavoratori e imprese che comunque in buona parte restano diversi ma che spesso arrivano ad essere molti vicini e in alcuni casi a sovrapporsi. Viene spiegato ancora nel Quaderno della Fondazione: “La nuova fase della produzione flessibile implica (…), la definitiva uscita dalle relazioni conflittuali che hanno caratterizzato la fase fordista delle relazioni industriali (il cui compito era definire le regole e i prezzi dell’utilizzo standard della forza lavoro) e l’ingresso in un sistema di relazioni cooperative che affrontino «processualmente» (e in maniera mai definitiva), i temi  della quotidianità aziendale: la flessibilità oraria e la mobilità; lo sviluppo delle competenze; la conciliazione e la qualità della vita; l’invecchiamento attivo; la distribuzione degli incrementi della performance d’impresa”.

Quanto prodotto dalla Fondazione Tarantelli parte certamente da una visione particolare della situazione dell’impresa in relazioni al lavoro, ma i ragionamenti e le precisazioni che vengono condotti valgono per tutti, e costituiscono buone “provocazioni” da cui ragionare meglio.

Il lavoro cambia:cambiano anche le relazioni industriali?

AA.VV.

Working papers Fondazione Tarantelli, n. 4, Gennaio 2017