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Lavoro “vecchio” e tecnologie nuove

Alcune ricerche curate dall’Inapp, approfondiscono la situazione tra digitalizzazione della produzione e realtà aziendali

Digitalizzazione della produzione, nuove tecnologie e invecchiamento della forza lavoro sono, oggi, temi strettamente intrecciati fra di loro. Non si tratta solo di una questione anagrafica, ma anche di livelli formativi, di capacità di cogliere il cambiamento, di stare – in sintesi -, al passo con i tempi. Non ci sono modelli teorici validi per tutte le situazioni. Per questo, apprendere delle diverse esperienze sul territorio e in differenti comparti della produzione, è certamente cosa da fare.

E’ utile quindi leggere “Lavoratori maturi e nuova occupabilità l’innovazione tecnologica 4.0 in due studi territoriali” raccolta di due studi territoriali, curata da Pietro Checcucci e diffusa dall’Inapp nell’agosto scorso.

L’obiettivo del documento, viene spiegato, è “quello di definire il quadro teorico e l’articolazione tematica utili a scandagliare, attraverso successive indagini, i comportamenti e le strategie adottati dalle imprese italiane per fronteggiare l’invecchiamento delle risorse umane, alla luce delle prospettive di innovazione di prodotto e di processo che si aprono con l’avvento della rivoluzione digitale, tenendo conto delle specificità legate al settore produttivo, all’ambito geografico e al contesto socio-economico di riferimento”. Teoria legata alla pratica, quindi. Ed è per questo che, dopo un rapido inquadramento dello stato dell’arte degli studi che analizzano il cambiamento tecnologico in relazione alla risorse umane, sono subito presentati i due casi: quello del Distretto tecnologico delle bioscienze del Lazio e quello dell’Occhialeria di Belluno. Per ogni caso, la ricerca racconta metodo d’indagine, discute i risultati della stessa e li inquadra in un contesto generale in relazione all’invecchiamento della forza lavoro.

Tutto viene poi sintetizzato in una conclusione generale. “I risultati delle interviste condotte mostrano – viene spiegato -, che esistono approcci diversi all’innovazione tecnologica, a seconda della dimensione aziendale: parte delle Pmi lavora su industria 4.0 perché è un contesto ricco di opportunità, mentre le grandi imprese hanno spesso una visione multinazionale governata da logiche diverse. Per queste ultime l’evoluzione tecnologica è il principale elemento di competitività, ed esse sono di solito in grado da sole di rinnovare completamente il proprio sistema di tecnologie. Nelle Pmi, invece, l’innovazione segue strade abbastanza differenziate, in relazione al settore economico”.

Su tutto prevale in ogni caso la volontà di preservare le risorse umane aziendali. L’indagine non si nasconde che se “l’introduzione delle nuove tecnologie 4.0 è quasi certamente destinata a determinare in prospettiva un problema di tenuta occupazionale (…), nessuno ritiene pensabile e tantomeno auspicabile il rinnovamento del processo produttivo industriale a detrimento dei livelli occupazionali”.

La ricerca curata da Checcucci pone un altro tassello utile alla costruzione della comprensione delle relazioni fra nuove tecnologie e lavoro in Italia.

Lavoratori maturi e nuova occupabilità l’innovazione tecnologica 4.0 in due studi territoriali

a cura di Pietro Checcucci

Inapp Report, agosto 2019