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L’avventura di un imprenditore

La vicenda umana e imprenditoriale di Adriano Olivetti raccontata a tutto tondo

 

Imprenditore e, quindi, prima di tutto, essere umano. Con tutte le sue contraddizioni, ma anche con tutti i suoi sogni e la forza di realizzarli. Un modello, ogni volta diverso, di capacità di intraprendere. Di fare impresa, appunto. Per questo, proprio l’impresa e la sua cultura non possono essere concetti costretti solamente in ambiti teorici. L’impresa, in altri termini, non è solo organizzazione della produzione, tecnica e, oggi, automatismi e digitalizzazione. L’impresa è anche qualcosa d’altro. Di molto altro. Qualcosa che può essere compresa solo attraverso il racconto di vite di uomini (e donne) che le imprese le hanno pensate, realizzate e fatte crescere. E’ il caso di Adriano Olivetti del quale adesso viene pubblicata una nuova biografia che prova a mettere per davvero insieme l’uomo Adriano prima dell’Olivetti imprenditore.

“Adriano Olivetti, un italiano del Novecento” scritto da Paolo Bricco è il risultato di un lungo lavoro di ricerca, analisi, interpretazione, racconto della vita di uno degli imprenditori che hanno insegnato a fare impresa a tutto il mondo. E dato lustro all’Italia. Un mito, si è spesso detto, ma anche semplicemente un uomo non tutto d’un pezzo ma pieno di contraddizioni. Eppure geniale. Forse proprio per questo geniale.

Bricco è stato capace di ripercorrere la vita di Olivetti immersa nella vicenda industriale e sociale, politica e culturale dell’Italia tra la fine dell’Ottocento e il boom economico, senza però darne un’immagine agiografica ma, anzi, cogliendone tutta la sua essenza umana. Da una parte, quindi, chi legge ripercorre le tappe dell’uomo dedito ad un’impresa altro dalla semplice organizzazione della produzione per far profitto; dall’altra, nelle pagine di Bricco si colgono le contraddizioni, i conflitti e le generose incompiutezze dell’essere umano Adriano. Nelle poco meno di 500 pagine (che comunque si leggono come un romanzo), si colgono così i legami profondi e tormentati con i famigliari, le due mogli e le altre donne amate; la passione per l’organizzazione scientifica del lavoro e l’attrazione per la spiritualità, l’astrologia e la sapienza orientale; il complesso percorso dal socialismo di famiglia degli anni Venti all’adesione teorica al corporativismo e al suo concreto inserimento nella società fascista degli anni Trenta; gli avventurosi rapporti, alla caduta del regime, con i servizi segreti inglesi e americani e la perpetua tentazione del demone della politica, con il fallimento della trasformazione del Movimento di Comunità in un partito tradizionale; l’identità dell’industriale che intuisce le nuove frontiere tecnologiche (l’elettronica) e che unifica il sapere umanistico e la cultura tecno-manifatturiera, senza però riuscire a superare i limiti del capitalismo famigliare. Un mondo, insomma, nel quale Adriano Olivetti è il centro senza però esserne il protagonista assoluto. Perché, si coglie bene nelle pagine di Bricco, nel ruolo di vero nucleo forte della storia c’è un’utopia (in parte anche realizzata). Quella della fabbrica come un luogo bello in cui vivere e lavorare. Un luogo in cui tecnica e umanità si fondo con armonia. Un ambito “che – come lo stesso Olivetti ebbe e a dire -, crede nei valori spirituali, nei valori della scienza, crede nei valori dell’arte, crede nei valori della cultura, crede, infine, che gli ideali di giustizia non possano essere estraniati dalle contese ancora ineliminate fra capitale e lavoro. Crede soprattutto nell’uomo, nella sua fiamma divina, nella sua possibilità di elevazione e di riscatto”. Utopia, si diceva, ma concreta. Che ha improntato di fatto tutta la vicenda della Olivetti e della quale ancora oggi si coglie molto.

Il libro di Paolo Bricco racconta tutto questo, senza tralasciare nulla e dando ad ogni particolare il suo giusto spazio. Il frutto di dieci anni di ricerche e scrittura, è una prova letteraria che si legge a tratti come un romanzo d’avventura. Come, d’altra parte, è la vita di ogni buon imprenditore.

Adriano Olivetti, un italiano del Novecento

Paolo Bricco

Rizzoli, 2022

La vicenda umana e imprenditoriale di Adriano Olivetti raccontata a tutto tondo

 

Imprenditore e, quindi, prima di tutto, essere umano. Con tutte le sue contraddizioni, ma anche con tutti i suoi sogni e la forza di realizzarli. Un modello, ogni volta diverso, di capacità di intraprendere. Di fare impresa, appunto. Per questo, proprio l’impresa e la sua cultura non possono essere concetti costretti solamente in ambiti teorici. L’impresa, in altri termini, non è solo organizzazione della produzione, tecnica e, oggi, automatismi e digitalizzazione. L’impresa è anche qualcosa d’altro. Di molto altro. Qualcosa che può essere compresa solo attraverso il racconto di vite di uomini (e donne) che le imprese le hanno pensate, realizzate e fatte crescere. E’ il caso di Adriano Olivetti del quale adesso viene pubblicata una nuova biografia che prova a mettere per davvero insieme l’uomo Adriano prima dell’Olivetti imprenditore.

“Adriano Olivetti, un italiano del Novecento” scritto da Paolo Bricco è il risultato di un lungo lavoro di ricerca, analisi, interpretazione, racconto della vita di uno degli imprenditori che hanno insegnato a fare impresa a tutto il mondo. E dato lustro all’Italia. Un mito, si è spesso detto, ma anche semplicemente un uomo non tutto d’un pezzo ma pieno di contraddizioni. Eppure geniale. Forse proprio per questo geniale.

Bricco è stato capace di ripercorrere la vita di Olivetti immersa nella vicenda industriale e sociale, politica e culturale dell’Italia tra la fine dell’Ottocento e il boom economico, senza però darne un’immagine agiografica ma, anzi, cogliendone tutta la sua essenza umana. Da una parte, quindi, chi legge ripercorre le tappe dell’uomo dedito ad un’impresa altro dalla semplice organizzazione della produzione per far profitto; dall’altra, nelle pagine di Bricco si colgono le contraddizioni, i conflitti e le generose incompiutezze dell’essere umano Adriano. Nelle poco meno di 500 pagine (che comunque si leggono come un romanzo), si colgono così i legami profondi e tormentati con i famigliari, le due mogli e le altre donne amate; la passione per l’organizzazione scientifica del lavoro e l’attrazione per la spiritualità, l’astrologia e la sapienza orientale; il complesso percorso dal socialismo di famiglia degli anni Venti all’adesione teorica al corporativismo e al suo concreto inserimento nella società fascista degli anni Trenta; gli avventurosi rapporti, alla caduta del regime, con i servizi segreti inglesi e americani e la perpetua tentazione del demone della politica, con il fallimento della trasformazione del Movimento di Comunità in un partito tradizionale; l’identità dell’industriale che intuisce le nuove frontiere tecnologiche (l’elettronica) e che unifica il sapere umanistico e la cultura tecno-manifatturiera, senza però riuscire a superare i limiti del capitalismo famigliare. Un mondo, insomma, nel quale Adriano Olivetti è il centro senza però esserne il protagonista assoluto. Perché, si coglie bene nelle pagine di Bricco, nel ruolo di vero nucleo forte della storia c’è un’utopia (in parte anche realizzata). Quella della fabbrica come un luogo bello in cui vivere e lavorare. Un luogo in cui tecnica e umanità si fondo con armonia. Un ambito “che – come lo stesso Olivetti ebbe e a dire -, crede nei valori spirituali, nei valori della scienza, crede nei valori dell’arte, crede nei valori della cultura, crede, infine, che gli ideali di giustizia non possano essere estraniati dalle contese ancora ineliminate fra capitale e lavoro. Crede soprattutto nell’uomo, nella sua fiamma divina, nella sua possibilità di elevazione e di riscatto”. Utopia, si diceva, ma concreta. Che ha improntato di fatto tutta la vicenda della Olivetti e della quale ancora oggi si coglie molto.

Il libro di Paolo Bricco racconta tutto questo, senza tralasciare nulla e dando ad ogni particolare il suo giusto spazio. Il frutto di dieci anni di ricerche e scrittura, è una prova letteraria che si legge a tratti come un romanzo d’avventura. Come, d’altra parte, è la vita di ogni buon imprenditore.

Adriano Olivetti, un italiano del Novecento

Paolo Bricco

Rizzoli, 2022