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L’efficiente innovazione di Stato

Anche lo Stato può essere un buon imprenditore e un buon innovatore. Non si tratta di una promessa, ma della constatazione di molte realtà che costellano l’Italia. Realtà che fanno a pugni con altre che parlano di inefficienze di Stato, di malaffare, di appalti truccati, di assenze della legge e così via. Eppure, gran parte della realtà vive sullo Stato imprenditore. Così, almeno , dice e spiega Mariana Mazzuccato con il suo “Lo Stato innovatore”, fatica di qualche centinaio di pagine appena pubblicate che si legge come una sfida.

Si tratta di un volume provocatorio e interessante che parte da alcune domande.

Chi è l’imprenditore più audace, l’innovatore più prolifico? Chi finanzia la ricerca che produce le tecnologie più rivoluzionarie? Qual è il motore dinamico di settori come la green economy, le telecomunicazioni, le nanotecnologie, la farmaceutica? Per tutti questi interrogativi, la risposta è una sola: lo Stato. È – dice infatti Mazzuccato -, lo Stato, nelle economie più avanzate, a farsi carico del rischio d’investimento iniziale all’origine delle nuove tecnologie. È lo Stato, attraverso fondi decentralizzati, a finanziare ampiamente lo sviluppo di nuovi prodotti fino alla commercializzazione. E ancora: è lo Stato il creatore di tecnologie rivoluzionarie come quelle che rendono l’iPhone così ‘smart’: internet, touch screen e gps. Ed è lo Stato a giocare il ruolo più importante nel finanziare la rivoluzione verde delle energie alternative.

Insomma, l’immagine che nasce da queste pagine è quella di uno Stato dotato di cultura dell’innovazione e d’impresa. Altro da quanto in genere si è abituati  a pensare.

L’autrice però non provoca solamente distruggendo un luogo comune – quello dello Stato inefficiente  e basta -, ma anche arrivando al nocciolo di un altro problema che si traduce in un’altra domanda: se lo Stato è il maggior innovatore, perché allora tutti i profitti provenienti da un rischio collettivo finiscono ai privati? Emerge allora una constatazione: non è lo Stato in quanto tale a creare inefficienza e malaffare, ma sono i suoi componenti a distorcere i risultati della sua attività.

Costellata di esempi, “Lo Stato innovatore” è una di quelle letture che fanno discutere ma che illuminano meglio ciò che ci circonda e ci spingono a lavorare per arrivare per davvero a diffondere ancora di più quell’innovazione di Stato che fa di questo un agente di sviluppo e di progresso importante per tutti.

Lo Stato innovatore

Mariana Mazzucato

Laterza

Anche lo Stato può essere un buon imprenditore e un buon innovatore. Non si tratta di una promessa, ma della constatazione di molte realtà che costellano l’Italia. Realtà che fanno a pugni con altre che parlano di inefficienze di Stato, di malaffare, di appalti truccati, di assenze della legge e così via. Eppure, gran parte della realtà vive sullo Stato imprenditore. Così, almeno , dice e spiega Mariana Mazzuccato con il suo “Lo Stato innovatore”, fatica di qualche centinaio di pagine appena pubblicate che si legge come una sfida.

Si tratta di un volume provocatorio e interessante che parte da alcune domande.

Chi è l’imprenditore più audace, l’innovatore più prolifico? Chi finanzia la ricerca che produce le tecnologie più rivoluzionarie? Qual è il motore dinamico di settori come la green economy, le telecomunicazioni, le nanotecnologie, la farmaceutica? Per tutti questi interrogativi, la risposta è una sola: lo Stato. È – dice infatti Mazzuccato -, lo Stato, nelle economie più avanzate, a farsi carico del rischio d’investimento iniziale all’origine delle nuove tecnologie. È lo Stato, attraverso fondi decentralizzati, a finanziare ampiamente lo sviluppo di nuovi prodotti fino alla commercializzazione. E ancora: è lo Stato il creatore di tecnologie rivoluzionarie come quelle che rendono l’iPhone così ‘smart’: internet, touch screen e gps. Ed è lo Stato a giocare il ruolo più importante nel finanziare la rivoluzione verde delle energie alternative.

Insomma, l’immagine che nasce da queste pagine è quella di uno Stato dotato di cultura dell’innovazione e d’impresa. Altro da quanto in genere si è abituati  a pensare.

L’autrice però non provoca solamente distruggendo un luogo comune – quello dello Stato inefficiente  e basta -, ma anche arrivando al nocciolo di un altro problema che si traduce in un’altra domanda: se lo Stato è il maggior innovatore, perché allora tutti i profitti provenienti da un rischio collettivo finiscono ai privati? Emerge allora una constatazione: non è lo Stato in quanto tale a creare inefficienza e malaffare, ma sono i suoi componenti a distorcere i risultati della sua attività.

Costellata di esempi, “Lo Stato innovatore” è una di quelle letture che fanno discutere ma che illuminano meglio ciò che ci circonda e ci spingono a lavorare per arrivare per davvero a diffondere ancora di più quell’innovazione di Stato che fa di questo un agente di sviluppo e di progresso importante per tutti.

Lo Stato innovatore

Mariana Mazzucato

Laterza