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L’energia dell’Expo e l’abitudine italiana “a produrre all’ombra dei campanili cose belle che piacciono al mondo”

Energie per la vita”, dice il programma di Expo 2015 approfondendo l’idea di “nutrire il pianeta”. Energie nel senso più ampio del termine. Compresa quella creatività che traduce in prodotti e servizi le idee legate al senso di comunità, alla partecipazione, alla sostenibilità ambientale e sociale, alla responsabilità civile (ricordandone l’etimologia: civis, cittadino), alla qualità della vita per il maggior numero di persone. Il 2015 sarà “un anno felix”, nel doppio senso di felice ma anche di “fertile”, ha detto il premier Matteo Renzi concludendo, sabato pomeriggio, all’HangarBicocca di Pirelli, la giornata dedicata alle “Idee per Expo” e alla “Carta di Milano”, elaborata con il contributo attivo di 500 esperti riuniti in 42 “tavoli tematici”. Fertile di buone intenzioni, di ipotesi di “buona economia”, ma anche di progetti concreti e iniziative che leghino politica, economia, corrette pratiche sociali. “La sostenibilità è il capitalismo che incorpora il concetto del limite”, sostiene il sociologo Aldo Bonomi, coordinatore d’uno dei “tavoli”, su industria e qualità dello sviluppo.

L’Italia, sulla strada dell’ “anno felix”, può dare un ottimo contributo, innervando l’ospitalità dell’Expo, in una Milano accogliente e vitale (la tradizione di “città aperta” si rinnova…) con la “fertilità” di un ricco bagaglio di idee appunto sullo “sviluppo sostenibile”. Portando a esempio le “best practice” della sua industria, per esempio. “L’Italia è leader in Europa per eco-efficienza del suo sistema produttivo”, ha ricordato a uno dei tavoli del dibattito Ermete Realacci, presidente di Symbola e della Commissione Ambiente della Camera: abbattimento delle emissioni nocive, energie rinnovabili, altissimo livello di riciclo dei rifiuti. E’ la forza della “green economy” diventata uno degli asset principali della competitività italiana. Buona cultura d’impresa sostenibile, appunto.

C’è la “green economy”, infatti, tra “le dieci eccellenze per rilanciare l’Italia”, il dossier preparato da Symbola “L’Italia in 10 selfie”, sulle strade per sfruttare bene l’avvio ancora incerto della ripresa economica e costruire robuste ipotesi non solo di crescita economica ma di sviluppo più in generale: cultura, turismo, industria meccanica e agro-alimentare, agricoltura biologica e “green”. “L’Italia è quinta al mondo per surplus commerciale manifatturiero, con 113 miliardi di dollari nel 2012, che sono diventati più di 130 nel 2014”, sostiene Realacci, parlando di 935 prodotti, sui 5.100 su cui è analizzato il commercio mondiale, in cui l’Italia occupa una delle prime tre posizioni. Orgoglio industriale del bello e ben fatto, appunto. Grazie anche a fertili incroci: l’industria del cibo (da primato internazionale) ma anche quella delle macchine agricole, delle macchine per produrre la pasta, delle macchine per l’inscatolamento e l’imbottigliamento. Macchine per fare macchine. L’Italia meccanica si lega virtuosamente con l’Italia alimentare. L’industria è un’eccellenza italiana sulla platea del mondo. E l’Expo ne offrirà straordinarie testimonianze.

E’ un’attitudine antica, che si rinnova, legando il radicamento nei territori densi di cultura e capacità manifatturiere alle propensioni internazionali. Tornano in mente le parole di Carlo M. Cipolla sull’Italia “abituata fin dal Medio Evo a produrre, all’ombra dei campanili, cose belle che piacciono al mondo”. Un lungimirante viatico.