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L’innovazione devastante

L’industria moderna deve fare i conti anche con la cosiddetta Big Bang Disruption ovvero l’innovazione “devastante” frutto – sostanzialmente – delle tecnologie digitali e della conseguente accelerazione dei processi produttivi e commerciali. Niente a che fare con la normale R&S, ma qualcosa di più e, soprattutto, di molto più potente. Qualcosa che non pare essere solamente una questione tecnica o gestionale, ma anche e soprattutto culturale. Frutto delle più moderne tecnologie, la Big Bang Disruption implica un salto di binario nella concezione stessa della fabbrica, della produzione e del lavoro, così come delle vendite. Stando ad alcuni, si tratta di una sfida che non ammette il pari: o si vince o si perde e si chiude.

Per capire meglio questo nuovo mondo della produzione, l’ultimo lavoro appena tradotto in Italia di Larry Downes e Paul Nunes può essere una buona guida, anche dal punto di vista gestionale.

Il lavoro parte da una constatazione: ci sono voluti anni o anche decenni perché innovazioni dirompenti arrivassero a scalzare prodotti e servizi dominanti; oggi invece qualsiasi comparto può essere praticamente devastato in una notte da un concorrente migliore e più economico. Basta pensare che fino a poco tempo fa alberghi, taxi, medici e fornitori di energia avevano poco da temere dalla rivoluzione digitale. Oggi, stando ai due ricercatori, non è più così. Mentre “prodotti basati sul software stanno sostituendo i beni fisici”.

In “Big Bang disruption. L’era dell’innovazione devastante”, i due autori  analizzano, quindi, le origini, gli aspetti economici e l’anatomia della Big Bang Disruption. E isolano quattro fasi-chiave del nuovo ciclo di vita dell’innovazione, che possono aiutare a individuare per tempo i potenziali “disruptor”. Ne derivano dodici regole per difendere i  mercati aziendali, lanciare nuovi “disruptor” e, se occorre, cambiare rapidamente mercato prima di vedere l’azienda annullata. “Big Bang” non è – occorre dirlo – un libro ad effetto ma il frutto di una ricerca condotta dall’Accenture Institute for High Performance e su interviste in profondità a imprenditori, investitori e dirigenti di oltre trenta settori.

E’ bello e impressionante l’incipit dell’intero volume, che fa capire subito la portata del fenomeno. “Rubriche, telecamere, cercapersone, orologi da polso, mappe, libri, giochi da viaggio, torce elettriche, telefoni di casa, registratori tascabili, walkman, agende, sveglie, registratori di cassa, segreterie telefoniche, pagine gialle, portafogli, chiavi, frasari, radio a transistor, palmari, GPS per auto, telecomandi, sportelli delle compagnie aeree, quotidiani e riviste, servizi d’informazione sui numeri telefonici, agenzie di viaggio e assicurazione, guide ai ristoranti, calcolatori tascabili. Che cos’hanno in comune tutte queste cose? Ciascuna di essere è stata, o sta diventando, vittima della Big Bang Disruption”.  Un’immagine quasi apocalittica che, tuttavia, deve essere ben compresa. Il volume di Downes e Nunes serve a questo scopo. Soprattutto perché, alla fine, richiama alle condizioni universali della cultura della buona impresa: la capacità d’innovazione, la saggezza dell’imprenditore e la capacità di chi lavora.

Big Bang disruption. L’era dell’innovazione devastante

Larry Downes, Paul Nunes

Egea, maggio 2014

Big Bang disruption

Larry Downes, Paul Nunes

Viking Adult, gennaio 2014

L’industria moderna deve fare i conti anche con la cosiddetta Big Bang Disruption ovvero l’innovazione “devastante” frutto – sostanzialmente – delle tecnologie digitali e della conseguente accelerazione dei processi produttivi e commerciali. Niente a che fare con la normale R&S, ma qualcosa di più e, soprattutto, di molto più potente. Qualcosa che non pare essere solamente una questione tecnica o gestionale, ma anche e soprattutto culturale. Frutto delle più moderne tecnologie, la Big Bang Disruption implica un salto di binario nella concezione stessa della fabbrica, della produzione e del lavoro, così come delle vendite. Stando ad alcuni, si tratta di una sfida che non ammette il pari: o si vince o si perde e si chiude.

Per capire meglio questo nuovo mondo della produzione, l’ultimo lavoro appena tradotto in Italia di Larry Downes e Paul Nunes può essere una buona guida, anche dal punto di vista gestionale.

Il lavoro parte da una constatazione: ci sono voluti anni o anche decenni perché innovazioni dirompenti arrivassero a scalzare prodotti e servizi dominanti; oggi invece qualsiasi comparto può essere praticamente devastato in una notte da un concorrente migliore e più economico. Basta pensare che fino a poco tempo fa alberghi, taxi, medici e fornitori di energia avevano poco da temere dalla rivoluzione digitale. Oggi, stando ai due ricercatori, non è più così. Mentre “prodotti basati sul software stanno sostituendo i beni fisici”.

In “Big Bang disruption. L’era dell’innovazione devastante”, i due autori  analizzano, quindi, le origini, gli aspetti economici e l’anatomia della Big Bang Disruption. E isolano quattro fasi-chiave del nuovo ciclo di vita dell’innovazione, che possono aiutare a individuare per tempo i potenziali “disruptor”. Ne derivano dodici regole per difendere i  mercati aziendali, lanciare nuovi “disruptor” e, se occorre, cambiare rapidamente mercato prima di vedere l’azienda annullata. “Big Bang” non è – occorre dirlo – un libro ad effetto ma il frutto di una ricerca condotta dall’Accenture Institute for High Performance e su interviste in profondità a imprenditori, investitori e dirigenti di oltre trenta settori.

E’ bello e impressionante l’incipit dell’intero volume, che fa capire subito la portata del fenomeno. “Rubriche, telecamere, cercapersone, orologi da polso, mappe, libri, giochi da viaggio, torce elettriche, telefoni di casa, registratori tascabili, walkman, agende, sveglie, registratori di cassa, segreterie telefoniche, pagine gialle, portafogli, chiavi, frasari, radio a transistor, palmari, GPS per auto, telecomandi, sportelli delle compagnie aeree, quotidiani e riviste, servizi d’informazione sui numeri telefonici, agenzie di viaggio e assicurazione, guide ai ristoranti, calcolatori tascabili. Che cos’hanno in comune tutte queste cose? Ciascuna di essere è stata, o sta diventando, vittima della Big Bang Disruption”.  Un’immagine quasi apocalittica che, tuttavia, deve essere ben compresa. Il volume di Downes e Nunes serve a questo scopo. Soprattutto perché, alla fine, richiama alle condizioni universali della cultura della buona impresa: la capacità d’innovazione, la saggezza dell’imprenditore e la capacità di chi lavora.

Big Bang disruption. L’era dell’innovazione devastante

Larry Downes, Paul Nunes

Egea, maggio 2014

Big Bang disruption

Larry Downes, Paul Nunes

Viking Adult, gennaio 2014