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L’Italia in dieci “selfie”: buona cultura d’impresa per migliorare competizione e sviluppo

L’Italia, lentamente, sta uscendo dalla crisi. Ma per farlo davvero, per avviare cioè un processo di profondo rinnovamento economico e sociale e dunque uno sviluppo più equilibrato e duraturo deve “cambiare lo sguardo”. E’ la sfida, per le imprese, i consumatori, la politica e i cittadini, proposta da Symbola, la fondazione guidata da Ermete Realacci e condensava in un documento originale e stimolante, “L’Italia in dieci selfie”, ritratto non convenzionale e profondamente veritiero sui punti di forza della competitività italiana.

Cosa dice il documento? “Solo 5 paesi al mondo possono vantare un surplus commerciale manifatturiero superiore a 100 miliardi di dollari. E l’Italia è uno di questi. C’è un paese in Europa che attira più turisti cinesi, statunitensi, canadesi, australiani e brasiliani di ogni altro grazie alla bellezza, alla qualità e alla cultura di cui è ricco. E’ l’Italia. C’è un paese che primeggia in quanto ad efficienza ambientale, meno CO2 e più recupero di materia prima, delle proprie imprese: è l’Italia. E c’è un Paese che vanta 935 prodotti, sul totale dei 5.117 prodotti in cui è analizzato il commercio globale, da podio mondiale per attivo commerciale con l’estero. Questo paese è l’Italia”. Ritratto dunque dei talenti. E risposta critica ai tanti ed  erronei luoghi comuni “che rischiano di distogliere l’attenzione dai problemi reali del Paese”.

Ci sono, dice Realacci, mali antichi da superare: “Il debito pubblico, la diseguaglianza nella distribuzione della ricchezza, la mancanza di lavoro, il peso delle mafie e di una corruzione mai contrastata adeguatamente, una burocrazia spesso soffocante, il Sud che perde contatto. Non possiamo farcela senza un’idea di futuro, se non partiamo da quelli che sono i nostri punti di forza, se non mobilitiamo i talenti e le energie migliori. E per farlo dobbiamo guardare il Paese, i territori, le comunità, le imprese con attenzione e simpatia: con occhi diversi dalle agenzie di rating, senza rimanere prigionieri di pigrizie e preconcetti talvolta di importazione”. E “dobbiamo costruire un racconto dell’Italia fuori dal coro di quanti ci vorrebbero inesorabilmente destinati al declino”. Perché, come scrive Paul Auster, “le storie accadono solo a chi sa raccontarle”.

Ecco allora i 10 selfie di Symbola da cui partire per sfidare la crisi (con la forza dei dati delle ricerche, oltre che di Symbola, anche di Unioncamere e Fondazione Edison). Il primo selfie mostra che “l’Italia è uno dei soli cinque paesi al mondo che vanta un surplus manifatturiero sopra i 100 miliardi di dollari”. In compagnia di grandi potenze industriali come Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud. Mentre Francia (-34 mld), Gran Bretagna (-99) e Usa (-610) vedono la bilancia commerciale manifatturiera pendere al contrario. Il secondo selfie dice che “le imprese italiane sono tra le più competitive al mondo”. Su un totale di 5.117 prodotti (il massimo livello di disaggregazione statistica del commercio mondiale) nel 2012 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 935. Il terzo selfie: “Considerando il debito aggregato (Stato, famiglie, imprese) l’Italia è uno dei paesi meno indebitati al mondo”: quello italiano, nonostante crisi e austerity non siano state indolore nemmeno per le famiglie, pesa il 261% del Pil. Quello del Giappone il 412%, quello della Spagna il 305%, quello britannico il 284%, quello del Regno Unito il 284% e quello degli Stati Uniti il 264%.

Il quarto selfie mostra che “i prodotti agroalimentari italiani dominano sui mercati mondiali”. Tra questi prodotti, infatti, ben 23 non hanno rivali sui mercati internazionali e vantano le maggiori quote di mercato mondiale. E ce ne sono altri 54 per i quali siamo secondi o terzi. Nonostante la contraffazione e la concorrenza sleale dell’Italian sounding, siamo sul podio nel commercio mondiale per ben 77 prodotti. Il quinto selòvie riguarda la forza dell’industria meccanica: “L’Italia è il secondo paese più competitivo al mondo nel machinery” e “occupa i vertici delle graduatorie mondiali di settore”. Nella classifica di competitività calcolata sulla base del Trade performance Index, elaborato dall’International Trade Centre dell’UNCTAD/WTO, l’industria italiana della meccanica risulta seconda solo a quella tedesca.

Ecco il sesto selfie: “Dalla green economy il turbo per le imprese italiane”. Il 22% delle aziende italiane, percentuale che sale al 33% delle imprese manifatturiere, nella crisi hanno scommesso sulla green economy, settore che vale 101 miliardi di euro di valore aggiunto, il 10,2% dell’economia nazionale. Una scelta vincente. In termini di export: se consideriamo le imprese manifatturiere, il 44% di quelle che investono green esportano stabilmente, contro il 24% di quelle che non lo fanno. E di innovazione, il 30% delle aziende manifatturiere che puntano sul verde hanno sviluppato nuovi prodotti o nuovi servizi, contro il 15% delle altre. Con i green jobs che sono diventati protagonisti dell’innovazione e coprono addirittura il 70% di tutte le assunzioni destinate alle attività di ricerca e sviluppo delle nostre aziende.

Il settimo selfie mostra come “l’Italia è leader in Europa per eco-efficienza del sistema produttivo”. Il nostro modello produttivo, infatti, è tra i più innovativi in campo ambientale, con 104 tonnellate di anidride carbonica per milione di euro prodotto (la Germania ne immette in atmosfera 143, il Regno Unito 130) e 41 di rifiuti (65 la Germania e il Regno Unito, 93 la Francia): “Siamo campioni europei nell’industria del riciclo: a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scala europea, nel nostro Paese ne sono stati recuperati 24,1 milioni, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania sono 22,4). Milano, la città dell’EXPO è, insieme a Vienna, per raccolta differenziata, in cima alla classifica delle metropoli europee sopra il milione di abitanti e ha nel mondo, fra le grandi città, il primato delle persone servite dalla raccolta dell’organico.

L’ottavo selfie sostiene che “Con la cultura l’Italia mangia”. La filiera italiana della cultura – comprensiva del valore prodotto dalle industrie culturali e creative, ma anche da quella parte dell’economia nazionale che, come il turismo, viene ‘attivata’ dalla cultura (ogni euro prodotto dalle industrie culturali e creative ne genera 1,67 sul resto dell’economia) – vale il 15,3% del valore aggiunto nazionale: 214 miliardi di euro. Il nono selfie sostiene che “l’Italia, nell’eurozona, è la meta preferita dei turisti extraeuropei”. Siamo il primo paese per pernottamenti di turisti extra Ue, con 56 milioni di notti. Siamo la meta preferita di paesi come la Cina, il Brasile, il Giappone, la Corea del Sud,  l’Australia, gli Usa e il Canada (dati Eurostat). Un risultato che ha solide radici nella bellezza e nella cultura di cui il Paese è ricco. L’Italia, non a caso, è il Paese che nel mondo vanta il maggior numero di siti Unesco nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità (51 su 1001).

L’ultimo selfie riguarda la “coesione: una ricetta per competere”. E spiega: “Le imprese ‘coesive’ – quelle più legate alle comunità, ai lavoratori, al territorio, che investono nelle competenze, nella sostenibilità, nella qualità e bellezza – sono più competitive. Nel 2013 queste imprese hanno aumentato il fatturato nel 39% dei casi rispetto al 2012, contro il 31% delle non coesive. Hanno visto crescere l’occupazione nel 22% contro il 15%. Non è forse un caso se, tra il 2007 e il 2012, pur senza misure pubbliche a sostegno, sono imprese italiane quelle che hanno guidato – dietro gli Usa – il re-shoring mondiale e rappresentano oggi il 60% delle rilocalizzazioni europee”.

“Questi 10 selfie – conclude Ermete Realacci, presidente di Symbola – sono una rappresentazione plastica dei punti di forza del Paese e indicano con chiarezza la direzione da seguire per tornare a crescere.  Per affrontare la tempesta perfetta di questa crisi, infatti, l’Italia deve accettare le sfide di un mondo che cambia senza perdere la propria anima. E, come sta già facendo in molti campi anche senza politiche e riconoscimenti, incrociare innovazione e conoscenza con qualità, bellezza, green economy. Insomma l’Italia deve fare l’Italia”.