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Milano capitale logistica tra Mediterraneo e Ue nel cuore di “Industria 4.0” e servizi hi tech

Milano, hub nazionale della logistica, grande interporto europeo per le merci. Con 1.500 imprese della logistica, 15mila società di autotrasporto, un giro d’affari da 20 miliardi. Un quarto dei servizi logistici nazionali. E un aeroporto, il Cargo City di Malpensa, in dinamica crescita (la Sea presieduta da Pietro Modiano sta investendo parecchio) e destinato a essere, nell’arco di pochi anni, l’aeroporto merci per l’intero Nord Italia, in concorrenza con Francoforte, Zurigo, Parigi e Amsterdam. Milano, dunque, cuore di scambi che hanno al centro la parte più innovativa della manifattura italiana, le imprese della nostra Industria 4.0 e una rete di servizi che reggono il passo della competizione internazionale. E’ uno scenario dinamico. Che riguarda il Nord Ovest delle eccellenze industriali della “grande Milano” (multinazionali, imprese leader delle “life sciences” e della chimica specializzata, centri di ricerca e università di livello internazionale). Ma anche le regioni d’avanguardia dell’automotive, che dal Piemonte post-Fiat alla “motor valley” dell’Emilia stanno ridisegnando un panorama industriale fatto di reti d’impresa , supply chain d’alta qualità, tecnologie di valore internazionale (ne parla Aldo Bonomi, “Il Sole24Ore”, 18 giugno) e in cui “la competitività di una singola azienda si lega con la competitività del territorio”, per usare l’efficace sintesi di Andrea Pontremoli, leader della Dallara, eccellenza automobilistica.

La “regione logistica milanese” è descritta da un’accurata indagine della Liuc, l’Università di Castellanza presentata durante l’assemblea dell’Alsea, l’Associazione lombarda spedizionieri e autotrasportatori (“Il Sole24Ore, 15 giugno). E ha confini ampi, da Novara a ovest a Varese, Como e Bergamo verso nord ed est, a Pavia e Piacenza a sud. Somiglia alla “città infinita” teorizzata da Bonomi. E mostra ancora una volta come la geografia economica, secondo mappe che si vanno rapidamente ridisegnando, coincida solo in parte con la geografia istituzionale della tradizionali regioni e province.

Milano metropoli resta, comunque, anche in questo caso centrale. E conferma il valore d’un ruolo che bisogna insistere a costruire: quello d’una “Milano mediterranea” che ha ben salde le radici al centro dell’Europa e fa da punto di riferimento di un’area che, tra conflitti e confronti, sta cercando di definire una nuova centralità. Proprio la Milano “della straordinaria cultura ambrosiana” fatta d’intraprendenza, imprenditorialità, senso dell’accoglienza e solidarietà, “con un contributo essenziale al meglio della storia italiana ed europea”, per usare le parole di Carlo Bonomi, nuovo presidente di Assolombarda, alla recente assemblea dell’associazione (12 giugno).

Proprio al Mediterraneo e all’Europa continentale guarda la ricerca della Liuc, spiegando che la “Milano hub delle merci” deve potenziare i collegamenti con i porti liguri (Genova, Savona, La Spezia) e toscani (Livorno) e insistere sull’efficienza dei grandi valichi alpini (il Sempione, il Gottardo) per ferrovie e strade, lungo il “corridoio” Genova-Rotterdam e quello Scandinavia-Mediterraneo che passa dal Brennero.

E’ una sfida impegnativa. Per le infrastrutture di Lombardia, Piemonte, Liguria ed Emilia (responsabilità di governo nazionale e delle stesse regioni interessate, al di là degli interessi particolari locali e dell’inutile logica del blocco “nimby” delle grandi opere pubbliche: “not in my backyard”, “non nel mio giardino”). Ma anche per le aree del Mezzogiorno: sta agli amministratori e agli imprenditori di  quelle regioni e delle loro grandi città impegnarsi per potenziare i collegamenti con Milano, marittimi e aerei, perché proprio da Milano passa la via europea (altro che Ponte sullo Stretto: vanno fatti grandi investimenti nei porti siciliani di Palermo e Catania e in quelli di Gioia Tauro, da sottrarre alla devastante influenza della ‘ndrangheta, di Salerno e di Napoli). In questo disegno, ecco anche il ruolo per Genova: porta del mare sul Mediterraneo per e da una delle aree geo-economiche centrali per tutta l’Europa. Una responsabilità da cogliere rapidamente, pena il ritrovarsi tagliata fuori dai più dinamici meccanismi di sviluppo europei.

E’ una partita strategica essenziale, quella che si gioca in quest’area del Nord Ovest che ha Milano come baricentro. Perché è interna al ridisegno delle relazioni internazionali dopo la crisi aperta dalla presidenza Trump e dalla Brexit e dopo le nuove mosse della Cina sulla “nuova via della seta”, “One Belt, One Road” (ne scrive con lucidità Maurizio Molinari su “La Stampa”, 18 giugno) che guarda al potenziamento degli scambi internazionali con l’Europa e l’Africa (investimenti, acquisizioni, interventi per le grandi infrastrutture).

Ma è anche una partita economica che riguarda proprio il destino delle nostre imprese migliori. La competitività si gioca su innovazione e servizi, oltre che sulla qualità dei prodotti. E le reti di scambio di merci e servizi, conoscenza e formazione ne sono parte essenziale. “Milano hub logistico” e “Milano mediterranea”, dove si incrociano industria e finanza, creatività e servizi, un “unicum” in tutto il panorama europeo, ne devono diventare sempre più elemento centrale.