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Milano creativa e Salone del mobile 2016

Milano creativa,
tra Salone del Mobile,
grande design,
i pneumatici
e “gusci”
di Sinisgalli

I giorni intensi della Milano creativa. Quelli del Salone del Mobile che s’è appena concluso, con oltre 360 mila visitatori (imprenditori, designer, architetti, commercianti, giornalisti, pubblico attento al “vivere bene”), due terzi dei quali internazionali, provenienti da tutto il mondo (“Tra stand del Salone e spazi del Fuori Salone sembra di essere all’Onu”, scherza Gianluca Marvelli, top manager d’una grande impresa dell’arredamento). E quelli delle mostre di “Design after design” in Triennale e in altri luoghi chiave della metropoli, tra istituzioni e luoghi d’arte come l’HangarBicocca. Milano delle fabbriche dei mobilieri della Brianza. E dei progettisti che continuano, anno dopo anno, a trasformare in studi hi tech i loft di Lambrate e dell’Isola, di via Tortona e di Brera. Milano della migliore “cultura del progetto e del prodotto”. Milano che applica a uno dei settori di punta dell’industria la lezione storica di Carlo M. Cipolla, sull’attitudine degli italiani “a fare cose belle che piacciono al mondo”.

“Milano ritorna a essere la capitale della creatività”, scrive su “Il Sole24Ore” un intellettuale attento ai processi storici come Armando Torno, citando l’innovazione culturale contemporanea e ricordando gli anni Sessanta del boom economico e del premio Nobel per la chimica a Giulio Natta, in tempi di grande fervore imprenditoriale e intellettuale. E proprio il richiamo a Natta (sue, le ricerche che portano alla produzione della plastica e del Moplen, una straordinaria specialità italiana) consente di riflettere su una caratteristica della nostra impresa e della migliore ricerca: una “cultura politecnica” che nei momenti migliori ha sempre saputo legare intelligenza e produttività, scienza e fabbrica.

Natta ha vissuto e lavorato, da scienziato, nei laboratori Pirelli e poi in quelli Montecatini. E ha potuto portare a termine le sue ricerche e dare un contributo determinante all’hi tech italiano grazie all’intelligenza di industrie pubbliche e private che, proprio in stagioni di grande fervore creativo sia economico che culturale, hanno puntato su ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico dai laboratori alle linee di produzione. E una lezione importante, che funziona ancora oggi, in un’Italia impegnata a costruire nuove e migliori ragioni di competitività, più solide ragioni di sviluppo (il progetto di Human Technopole nell’area milanese ex Expo va appunto in questa direzione).

Si ribadisce, proprio in stagioni come questa, il legame stretto tra manifattura e cultura. Come documenta la mostra su “Il grande gioco dell’industria”, dal 12 aprile al 13 maggio, organizzata in via Solferino dall’Ordine degli architetti e da Museimpresa. In mostra, tra gli oggetti del miglior made in Italy, c’è anche un pneumatico, il Cinturato Pirelli, raffigurato in una pubblicità creata nel 1959 da Bob Noorda. Gran pneumatico, protagonista della motorizzazione di massa. E suggestiva raffigurazione, da parte di un designer che, arrivato dall’Olanda, trova proprio a Milano l’ispirazione per una grafica modernissima e, da Milano, costruisce il successo nel mondo (sua, tra l’altro, la comunicazione visiva della Metropolitana di New York).

E’ un vero e proprio oggetto di design, infatti, il pneumatico. E il suo battistrada, un esempio eccellente di sintesi tra funzionalità e valori estetici, legando in modo originale progetto, produzione, prodotto. Una conferma che l’innovazione è un’originale sinergia tra materiali, forme, tecnologie, linguaggi. Noorda, ma anche molti degli altri creativi e personaggi della cultura che hanno lavorato per Pirelli, ne sono riprova, con forte carica d’attualità.

Un altro nome? Quello di Leonardo Sinisgalli, ingegnere poeta, animatore di anni intensi d’impegno in Pirelli. Vale la pena rileggerne una frase esemplare: “So che ci sono voluti anni e anni di astuzie e di osservazioni, di ipotesi e di controlli, so che sono stati chiamati in soccorso gli strumenti più delicati del calcolo per poter definire con giustezza una norma, un comportamento. La natura non fabbrica i pneumatici come fabbrica le uova e i gusci dei molluschi”. Ma a quelle matematiche della natura bisogna ispirarsi, nella produzione. E trarne indicazioni hi tech. “Cultura politecnica”, appunto. Di cui Milano continua a essere maestra.

Milano creativa,
tra Salone del Mobile,
grande design,
i pneumatici
e “gusci”
di Sinisgalli

I giorni intensi della Milano creativa. Quelli del Salone del Mobile che s’è appena concluso, con oltre 360 mila visitatori (imprenditori, designer, architetti, commercianti, giornalisti, pubblico attento al “vivere bene”), due terzi dei quali internazionali, provenienti da tutto il mondo (“Tra stand del Salone e spazi del Fuori Salone sembra di essere all’Onu”, scherza Gianluca Marvelli, top manager d’una grande impresa dell’arredamento). E quelli delle mostre di “Design after design” in Triennale e in altri luoghi chiave della metropoli, tra istituzioni e luoghi d’arte come l’HangarBicocca. Milano delle fabbriche dei mobilieri della Brianza. E dei progettisti che continuano, anno dopo anno, a trasformare in studi hi tech i loft di Lambrate e dell’Isola, di via Tortona e di Brera. Milano della migliore “cultura del progetto e del prodotto”. Milano che applica a uno dei settori di punta dell’industria la lezione storica di Carlo M. Cipolla, sull’attitudine degli italiani “a fare cose belle che piacciono al mondo”.

“Milano ritorna a essere la capitale della creatività”, scrive su “Il Sole24Ore” un intellettuale attento ai processi storici come Armando Torno, citando l’innovazione culturale contemporanea e ricordando gli anni Sessanta del boom economico e del premio Nobel per la chimica a Giulio Natta, in tempi di grande fervore imprenditoriale e intellettuale. E proprio il richiamo a Natta (sue, le ricerche che portano alla produzione della plastica e del Moplen, una straordinaria specialità italiana) consente di riflettere su una caratteristica della nostra impresa e della migliore ricerca: una “cultura politecnica” che nei momenti migliori ha sempre saputo legare intelligenza e produttività, scienza e fabbrica.

Natta ha vissuto e lavorato, da scienziato, nei laboratori Pirelli e poi in quelli Montecatini. E ha potuto portare a termine le sue ricerche e dare un contributo determinante all’hi tech italiano grazie all’intelligenza di industrie pubbliche e private che, proprio in stagioni di grande fervore creativo sia economico che culturale, hanno puntato su ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico dai laboratori alle linee di produzione. E una lezione importante, che funziona ancora oggi, in un’Italia impegnata a costruire nuove e migliori ragioni di competitività, più solide ragioni di sviluppo (il progetto di Human Technopole nell’area milanese ex Expo va appunto in questa direzione).

Si ribadisce, proprio in stagioni come questa, il legame stretto tra manifattura e cultura. Come documenta la mostra su “Il grande gioco dell’industria”, dal 12 aprile al 13 maggio, organizzata in via Solferino dall’Ordine degli architetti e da Museimpresa. In mostra, tra gli oggetti del miglior made in Italy, c’è anche un pneumatico, il Cinturato Pirelli, raffigurato in una pubblicità creata nel 1959 da Bob Noorda. Gran pneumatico, protagonista della motorizzazione di massa. E suggestiva raffigurazione, da parte di un designer che, arrivato dall’Olanda, trova proprio a Milano l’ispirazione per una grafica modernissima e, da Milano, costruisce il successo nel mondo (sua, tra l’altro, la comunicazione visiva della Metropolitana di New York).

E’ un vero e proprio oggetto di design, infatti, il pneumatico. E il suo battistrada, un esempio eccellente di sintesi tra funzionalità e valori estetici, legando in modo originale progetto, produzione, prodotto. Una conferma che l’innovazione è un’originale sinergia tra materiali, forme, tecnologie, linguaggi. Noorda, ma anche molti degli altri creativi e personaggi della cultura che hanno lavorato per Pirelli, ne sono riprova, con forte carica d’attualità.

Un altro nome? Quello di Leonardo Sinisgalli, ingegnere poeta, animatore di anni intensi d’impegno in Pirelli. Vale la pena rileggerne una frase esemplare: “So che ci sono voluti anni e anni di astuzie e di osservazioni, di ipotesi e di controlli, so che sono stati chiamati in soccorso gli strumenti più delicati del calcolo per poter definire con giustezza una norma, un comportamento. La natura non fabbrica i pneumatici come fabbrica le uova e i gusci dei molluschi”. Ma a quelle matematiche della natura bisogna ispirarsi, nella produzione. E trarne indicazioni hi tech. “Cultura politecnica”, appunto. Di cui Milano continua a essere maestra.