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Mondo robot

Un libro che ragiona sulle relazioni fra uomo e robotica, fornisce elementi utili anche per chi si occupa d’impresa

Prima la meccanizzazione, poi l’automazione, poi ancora la digitalizzazione e poi altro oltre il 4.0 fino alla realtà virtuale, all’immaterialità del tutto. Il percorso che le tecnologie hanno compiuto in relativamente poco tempo — e con esse l’intera struttura sociale oltre che i metodi di produzione — appare immediatamente come una dei veri salti di livello compiuti dall’uomo. Un salto che rappresenta un percorso certamente non istantaneo, ma sicuramente connotato da una rapidità tale da porre notevoli questioni di approccio e di comportamento.
La domanda generale è semplice. Come ci comportiamo e come ci rapportiamo di fronte alle nuove tecnologie che così rapidamente fra l’altro cambiano e invecchiano? A soccorrere chi si interroga su questo nodo di argomenti, arriva Sherry Turkle (che insegna sociologia della scienza e della tecnologia al MIT di Boston e che da trent’anni studia la psicologia degli essere umani in relazione con le tecnologie). Ragionando intorno al tema delle relazioni fra uomo e nuove tecnologie, Turkle con il suo “Insieme ma soli” conduce chi legge lungo una percorso utile anche a chi gestisce (utilizzando appunto la tecnologia), un’organizzazione della produzione.

La constatazione di parte dell’autrice, è apparentemente banale: la vita intima di tutti noi dipende sempre più dalla tecnologia. Immediatamente dopo questa constatazione, Turkle aggiunge anche che utilizzando (navigando) i social, ci si illude di far parte di un gruppo di amici, di avere sotto mano più informazioni, di “vivere di più e più completamente”. In effetti, ci si confonde fra la quantità di messaggi e informazioni che arrivano e la vera comunicazione, l’autentica consapevolezza dell’altro, il concreto contatto umano. La continua connessione — è il messaggio del libro — produce solo una nuova solitudine. Con tutte le conseguenze del caso. In gioco, quindi, sono l’emotività degli individui, il loro equilibrio, la loro visione del mondo e del prossimo, le loro aspirazioni, il livello delle sensazioni di fronte alla realtà, la percezione stessa della realtà.

Il libro si legge quasi come un racconto a più voci. Ed è un bel libro da leggere. Anche tenendo conto della semplice e chiara ripartizione degli argomenti: prima il “momento robotico” che delinea nella solitudine nuove intimità e, poi, quello della “connessione” che delinea però un’intimità che sfocia in nuove solitudini. Basato su centinaia di interviste raccolte in anni di ricerche sul campo, “Insieme ma soli” descrive quindi le recenti, preoccupanti trasformazioni dei rapporti con amici, persone amate, genitori e bambini, e tutta la precarietà delle nostre certezze relative a privacy e comunità, intimità e solitudine. È da un lato un libro problematico, ma, dall’altro, risolutivo: di fronte al problema della solitudine tecnologica è importante recuperare la concretezza del rapporto fra le persone. Indicazione che vale anche per la produzione e il sistema delle imprese. “Insieme ma soli” — in altri termini — riporta in alto tutta la bontà della realtà umana e sociale in relazione alla realtà virtuale e tecnologica.

Leggere “Insieme ma soli” è quindi cosa da fare da parte di chiunque voglia capire meglio il significato non solo delle concrete relazioni fra uomini e donne, ma anche di particolari aspetti del vivere odierno e quindi degli atti produttivi.

Insieme ma soli
Sherry Turkle
Einaudi, 2019