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Paesi diversi, manager differenti

Buona impresa significa anche buona cultura del produrre e buoni manager a gestire. Cosa non semplice, certo, ma ormai necessaria. Anche e soprattutto quando l’impresa gira il mondo è si confronta con culture e intendimenti produttivi differenti. Capire le differenze, quindi, è importante. “Internationalisation of upper echelons in different institutional contexts: top managers in Germany and the UK” di Stefan Schmid, Dennis J. Wurtser (del Department of International Management and Strategic management, ESCP Europe, Berlin Campus), e di Tobias Dauth (della HHL Leipzig Graduate School of management), appena pubblicato, serve a questo scopo.

L’articolo parte da una constatazione semplice. Fino ad oggi, spiegano gli autori, la ricerca sull’internazionalizzazione ha indagato l’internazionalizzazione dei top manager e le sue conseguenze per i risultati dell’impresa. Impostazione sacrosanta e giusta che, tuttavia, manca di una parte divenuta ormai fondamentale per comprendere meglio come possono muoversi le imprese che hanno a che fare con il mondo. “Tuttavia – spiegano infatti gli autori -, relativamente poca attenzione è stata dedicata finora all’internazionalizzazione dei top manager in diversi contesti istituzionali”. La domanda alla quale i tre ricercatori cercano di rispondere è la seguente: come cambia il livello di internazionalizzazione dei manager a seconda del Paese dal quale provengono?

Lo studio, quindi, mette a confronto l’internazionalizzazione dei top manager in Germania e nel Regno Unito e sostiene “che i contesti istituzionali nazionali influenzano il profilo internazionale del capitale umano del top management”. Questione di educazione, di contesto sociale nel quale si cresce, di visione del mondo alla quale si è abituati. Cose importanti anche per le imprese che devono scegliere su chi basare il loro futuro. Leggere la ricerca di Schmid, Wurtser e Dauth è utile perché indica un metodo di scelta ma anche perché fornisce uno spaccato della “società dei manager” in due grandi Paesi europei, anche dal punto di vista economico. Il testo, infatti, dà conto dell’indagine svolta su un campione di 931 individui con la quale  gli autori dimostrano che “la nazionalità del top management, l’esperienza internazionale e gli appuntamenti internazionali variano significativamente tra la Germania e il Regno Unito”. Da un lato, in Germania, pianificazione e controllo assumono ruoli rilevanti, così come d’altra parte una particolare rigidità nei rapporti di lavoro interni e con i terzi; dall’altro, i manager inglesi ereditano una “abitudine al mondo” che li rende più aperti alle relazioni internazionali ma non per questo meno accorti nei rapporti d’affari, anche qui esiste il controllo, ma con modalità differenti da quelle tedesche. Spesso si tratta di sfumature, atteggiamenti (rigidità e abitudini consolidate si confondono), approcci simili eppure nella sostanza diversi e lontani che indicano concezioni d’impresa distanti. Probabilmente è anche per questi motivi che la cultura d’impresa delle aziende tedesche di quelle inglesi può essere notevolmente diversa.

Internationalisation of upper echelons in different institutional contexts: top 

managers in Germany and the UK 

Stefan Schmid, Dennis J. Wurtser,Tobias Dauth