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Per la buona impresa, comprendere culture diverse non basta più

L’impresa moderna si sviluppa meglio se sa approfittare delle occasioni fornite dalla globalizzazione e dalla multiculturalità delle relazioni possibili. Ma non basta saper comprendere gli altri. Occorre anche saperci lavorare insieme, cogliere l’occasione della differenza di esperienze, di modalità di vita, di storie, per arrivare a  creare qualcosa che prima non c’era e che, appunto, consente all’azienda di “fare il salto”.

Luciara Nardon (della Carleton University di Ottawa), e Richard M. Steers (del Lundquist College of Business University of Oregon), sono partiti da queste considerazioni per effettuare un analisi approfondita di quali siano gli strumenti migliori da usare in situazioni come queste.

“Managing cross-cultural encounters:putting things in context” – pubblicato recentemente in Organizational Dynamics -, è un articolo che parte da un assunto: “La comprensione delle differenze culturali e utile ma è insufficiente per guidare i manager attraverso le sfide date dagli incontri interculturali nei quali un’impresa può trovarsi”. Vale quello che si diceva sopra: occorre capire gli altri, ma capire non basta. Bisogna saper fare con gli altri.

“La cultura è importante – spiegano ancora i due autori -, ma è importante in modi diversi in situazioni diverse”. Il testo, quindi, esplora le interrelazioni “tra cultura, contesto e comportamento manageriale e illustra alcune potenziali lezioni per i manager” che hanno a che fare con culture differenti.

L’articolo, quindi, fornisce uno schema d’azione per la comprensione delle culture diverse dalla nostra e indica tre passi fondamentali: attenzione all’altra cultura, interpretazione della stessa, azione in base all’interpretazione. Nardon e Steers, quindi, indicano alcune possibili strategie da applicare che si basano sulla “gestione dei contesti oggettivi”, ma anche su quella dei “contesti percepiti” fino ad arrivare “all’improvvisazione”.

Tutto per arrivare ad una conclusione. “Noi sosteniamo – è l’idea degli autori -, che i manager hanno bisogno di ripensare alcuni principi comunemente citati di gestione globale”. L’esempio più chiaro è quello posto all’inizio della ricerca. Oggi sarebbe sbagliato e fuorviante applicare una vecchia massima dei viaggiatori: “Quando si è a Roma, occorre fare come i Romani”.

Managing cross-cultural encounters: putting things in context

Luciara Nardon (Carleton University), Richard M. Steers (University of Oregon)

Organizational Dynamics (2014) 43, 138—145

L’impresa moderna si sviluppa meglio se sa approfittare delle occasioni fornite dalla globalizzazione e dalla multiculturalità delle relazioni possibili. Ma non basta saper comprendere gli altri. Occorre anche saperci lavorare insieme, cogliere l’occasione della differenza di esperienze, di modalità di vita, di storie, per arrivare a  creare qualcosa che prima non c’era e che, appunto, consente all’azienda di “fare il salto”.

Luciara Nardon (della Carleton University di Ottawa), e Richard M. Steers (del Lundquist College of Business University of Oregon), sono partiti da queste considerazioni per effettuare un analisi approfondita di quali siano gli strumenti migliori da usare in situazioni come queste.

“Managing cross-cultural encounters:putting things in context” – pubblicato recentemente in Organizational Dynamics -, è un articolo che parte da un assunto: “La comprensione delle differenze culturali e utile ma è insufficiente per guidare i manager attraverso le sfide date dagli incontri interculturali nei quali un’impresa può trovarsi”. Vale quello che si diceva sopra: occorre capire gli altri, ma capire non basta. Bisogna saper fare con gli altri.

“La cultura è importante – spiegano ancora i due autori -, ma è importante in modi diversi in situazioni diverse”. Il testo, quindi, esplora le interrelazioni “tra cultura, contesto e comportamento manageriale e illustra alcune potenziali lezioni per i manager” che hanno a che fare con culture differenti.

L’articolo, quindi, fornisce uno schema d’azione per la comprensione delle culture diverse dalla nostra e indica tre passi fondamentali: attenzione all’altra cultura, interpretazione della stessa, azione in base all’interpretazione. Nardon e Steers, quindi, indicano alcune possibili strategie da applicare che si basano sulla “gestione dei contesti oggettivi”, ma anche su quella dei “contesti percepiti” fino ad arrivare “all’improvvisazione”.

Tutto per arrivare ad una conclusione. “Noi sosteniamo – è l’idea degli autori -, che i manager hanno bisogno di ripensare alcuni principi comunemente citati di gestione globale”. L’esempio più chiaro è quello posto all’inizio della ricerca. Oggi sarebbe sbagliato e fuorviante applicare una vecchia massima dei viaggiatori: “Quando si è a Roma, occorre fare come i Romani”.

Managing cross-cultural encounters: putting things in context

Luciara Nardon (Carleton University), Richard M. Steers (University of Oregon)

Organizational Dynamics (2014) 43, 138—145