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Smart working sotto osservazione

Una ricerca appena pubblicata, inizia a ragionare sui vantaggi e sulle difficoltà del lavoro da casa in un ambito particolare

Lavorare da casa. E’ ciò che viene indicato come smart working. Pratica prima tutto sommato poco diffusa, oggi – improvvisamente e repentinamente -, diventata un obbligo per moltissimi e un interrogativo per molti altri ancora. Quanto accaduto in questi ultimi mesi con Covid-19, ha messo in discussione pratiche e paradigmi di lavoro che parevano consolidati. Così, se da un lato la fabbrica si è fermata (per forza), l’ufficio ha avuto una sorte diversa (in molti casi). Il lavoro da casa ha investito tutto ciò che poteva essere affrontato non da dietro una scrivania in un luogo che, appunto, fino a poco tempo era entrato nella consuetudine produttiva di milioni di lavoratori.

Condizione, quella dello smart working , che ha toccato anche l’amministrazione pubblica sulla quale ha posto la sua attenzione Giovanna Filosa (tecnologa dell’INAPP, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, già ISFOL). Con il suo “Il cambiamento come opportunità: la formazione ai tempi del Coronavirus”, Filosa ha voluto iniziare ad indagare cosa ha significato il lavoro da casa per la PA. È opinione comune – scrive quindi la ricercatrice -, che l’emergenza COVID-19 abbia messo in crisi i nostri assetti produttivi, tradizionalmente organizzati attorno ad una rigida separazione tra tempi/luoghi di vita e tempi/luoghi di lavoro. Tutto ciò è avvenuto in una logica per l’appunto emergenziale, spesso senza adeguati percorsi sperimentali e/o formativi che ponessero il lavoratore in condizioni di adattarsi in maniera meno traumatica al nuovo modello organizzativo basato sul lavoro da casa.

La ricerca di Filosa parte proprio da qui: cercare di capire cosa è accaduto tra emergenza, formazione, cambiamento radicale e veloce di abitudini consolidate. Con la pubblica amministrazione assunta come caso studio.

Proprio la PA, quindi, è vista come “un peculiare contesto lavorativo (…), che in pochi giorni ha visto una rivoluzione copernicana: dal cosiddetto ‘tornellismo’ obbligatorio e ipercontrollato, allo smart working come forma privilegiata e fortemente raccomandata di assetto organizzativo”. Filosa ha quindi osservato i processi formativi – in particolare quelli veicolati da computer (e-learning) e fruibili, da remoto, in maniera più o meno interattiva, anche in modalità asincrona (webinar), in autoapprendimento -, per arrivare poi a cercare di comprendere le difficoltà  dei lavoratori, le soluzioni adottate e i risultati in termini di produzione.

L’autrice, quindi, si chiede se da tutto quello che è accaduto, e sta accadendo, sia possibile trarre un insegnamento positivo che duri nel tempo. Filosa scrive quindi: “Non si può tornare indietro: i vantaggi dello smart working, per il singolo e per la collettività, sono ormai ben noti a tutti, così come l’obsolescenza di modelli organizzativi basati sul compito e sul controllo, invece che sulla verifica dei risultati e sul raggiungimento di obiettivi produttivi concordati e condivisi. L’emergenza da Covid-19 ha imposto una brusca accelerata a processi ormai indifferibili: sembra ormai chiaro che l’innovazione della PA non passi per la rilevazione biometrica delle presenze, ma per il superamento della logica del cartellino”.

Il cambiamento come opportunità: la formazione ai tempi del Coronavirus

Giovanna Filosa

Rivista trimestrale di Scienza dell’amministrazione. Studi di teoria e ricerca sociale, 2/2020