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Storia sincronica per capire chi siamo

Un libro sugli inizi del Novecento come strumento per comprendere il presente e prepararsi meglio al futuro

Per capire cosa siamo oggi e cosa saremo domani, è necessario anche sapere com’eravamo ieri. Storia, dunque, a tutto tondo, come strumento essenziale per tutti. Storia raccontata non solo come mera sequenza di date, accordi diplomatici e grandi accadimenti, ma storia complessa (ma non per questo meno comprensibile), risultato di un insieme di sguardi e di approfondimenti in grado di guardare al passato da più punti di vista. Storia di persone, donne e uomini, e di imprese, istituzioni. Storia come elemento culturale imprescindibile, per tutti. Che passa anche per buone letture come “L’alba del Novecento. Alle radici della nostra cultura” scritto da Fabio Fabbri e appena pubblicato.
Il libro racconta – perché questo è il verbo da usare -, l’alba del Novecento cioè di quel ventennio, dal 1895 al 1914, nel quale in ogni campo del sapere umano si produsse una vera e propria “rivoluzione culturale” che ha condotto ad oggi. Fabbri, con uno stile che si fa leggere ma che non manca di precisione, racconta usando più fonti contemporaneamente, quei venti anni durante i quali il mondo, il nostro mondo, diventò moderno: le radici della nostra cultura odierna.
Il libro quindi ripercorre non solo e non tanto la “grande storia” ma i passaggi principali che la accompagnarono. Nel giro di pochissimi mesi del 1900, ad esempio, si passò dall’inaugurazione della Esposizione Universale di Parigi alla pubblicazione de L’interpretazione dei sogni di Freud o alla teoria dei quanti di Max Planck, fino al Concerto per pianoforte n. 2 di Sergej Rachmaninov. Allo stesso modo, nel 1913, mentre in Europa si scatenava la seconda guerra balcanica, a New Orleans il dodicenne Louis Armstrong già intonava su una tromba i suoi primi temi musicali. Così il tragico naufragio del Titanic – che nell’aprile 1912 già segnava la fine di un’epoca – si collega, quasi magicamente, al cupo incipit de La montagna incantata di Mann, “il grande poema della morte” iniziato quell’anno. Oppure i colpi di cannone che dettero l’avvio alla prima guerra mondiale rinviano alle riflessioni di Kafka che, proprio nell’agosto1914, iniziava la stesura de Il processo.
Precisa l’autore nelle conclusioni di aver voluto scrivere una storia “aperta ai rapporti con le altre scienze, disponibile ad accettare ogni espressione intellettuale, con pari dignità: una sincronia culturale, appunto, che significa essere aperti alla storia dell’arte, della scienza, della letteratura, della psicoanalisi”. Una storia che, a ben vedere, non può che essere scritta e raccontata così, visto che l’agire umano è sempre frutto di più elementi.
Il libro di Fabbri è una lettura agevole, per chi legge, ma difficilissima da scrivere perché frutto di un impegno fortissimo per arrivare ad un racconto sincronico di quanto è accaduto. E che fa capire perché oggi il nostro mondo è così e non in un altro modo.

L’alba del Novecento. Alle radici della nostra cultura
Fabio Fabbri
Laterza, 2022

Un libro sugli inizi del Novecento come strumento per comprendere il presente e prepararsi meglio al futuro

Per capire cosa siamo oggi e cosa saremo domani, è necessario anche sapere com’eravamo ieri. Storia, dunque, a tutto tondo, come strumento essenziale per tutti. Storia raccontata non solo come mera sequenza di date, accordi diplomatici e grandi accadimenti, ma storia complessa (ma non per questo meno comprensibile), risultato di un insieme di sguardi e di approfondimenti in grado di guardare al passato da più punti di vista. Storia di persone, donne e uomini, e di imprese, istituzioni. Storia come elemento culturale imprescindibile, per tutti. Che passa anche per buone letture come “L’alba del Novecento. Alle radici della nostra cultura” scritto da Fabio Fabbri e appena pubblicato.
Il libro racconta – perché questo è il verbo da usare -, l’alba del Novecento cioè di quel ventennio, dal 1895 al 1914, nel quale in ogni campo del sapere umano si produsse una vera e propria “rivoluzione culturale” che ha condotto ad oggi. Fabbri, con uno stile che si fa leggere ma che non manca di precisione, racconta usando più fonti contemporaneamente, quei venti anni durante i quali il mondo, il nostro mondo, diventò moderno: le radici della nostra cultura odierna.
Il libro quindi ripercorre non solo e non tanto la “grande storia” ma i passaggi principali che la accompagnarono. Nel giro di pochissimi mesi del 1900, ad esempio, si passò dall’inaugurazione della Esposizione Universale di Parigi alla pubblicazione de L’interpretazione dei sogni di Freud o alla teoria dei quanti di Max Planck, fino al Concerto per pianoforte n. 2 di Sergej Rachmaninov. Allo stesso modo, nel 1913, mentre in Europa si scatenava la seconda guerra balcanica, a New Orleans il dodicenne Louis Armstrong già intonava su una tromba i suoi primi temi musicali. Così il tragico naufragio del Titanic – che nell’aprile 1912 già segnava la fine di un’epoca – si collega, quasi magicamente, al cupo incipit de La montagna incantata di Mann, “il grande poema della morte” iniziato quell’anno. Oppure i colpi di cannone che dettero l’avvio alla prima guerra mondiale rinviano alle riflessioni di Kafka che, proprio nell’agosto1914, iniziava la stesura de Il processo.
Precisa l’autore nelle conclusioni di aver voluto scrivere una storia “aperta ai rapporti con le altre scienze, disponibile ad accettare ogni espressione intellettuale, con pari dignità: una sincronia culturale, appunto, che significa essere aperti alla storia dell’arte, della scienza, della letteratura, della psicoanalisi”. Una storia che, a ben vedere, non può che essere scritta e raccontata così, visto che l’agire umano è sempre frutto di più elementi.
Il libro di Fabbri è una lettura agevole, per chi legge, ma difficilissima da scrivere perché frutto di un impegno fortissimo per arrivare ad un racconto sincronico di quanto è accaduto. E che fa capire perché oggi il nostro mondo è così e non in un altro modo.

L’alba del Novecento. Alle radici della nostra cultura
Fabio Fabbri
Laterza, 2022