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Svilupparsi anche dai conflitti

Un libro appena pubblicato in Italia, ragiona sul complesso rapporto tra impresa, stakeholder e occasioni di crescita

Strette tra le esigenze di bilancio (da chiudere comunque per bene) e quelle dei cosiddetti stakeholder, le imprese devono cercare continuamente un proprio assetto produttivo e organizzativo che consenta loro di crescere e svilupparsi, oltre che contrastare concorrenza e variabilità esterne. Compiti non facili, che mettono in gioco ogni giorno non solo l’organizzazione ma anche la stessa cultura del produrre e quindi la visione dei compiti e degli obiettivi imprenditoriali.
E’ attorno a questo nodo di argomenti che Sarah Kaplan ha scritto “L’ impresa a 360 gradi. Dai compromessi con gli stakeholder alla trasformazione organizzativa” appena tradotto in Italia. Il libro prende le mosse proprio dalla considerazione della realtà nella quale si muovono le aziende chiamate a rispondere alle richieste, crescenti e pressanti, di stakeholder diversi. Perché in questa categoria finiscono i consumatori che vogliono prodotti socialmente responsabili ma anche economicamente sostenibili per le loro tasche, i dipendenti che chiedono lavori che diano loro un senso, gli investitori che vagliano i criteri ambientali, sociali e di governance; ma ci sono anche i cosiddetti “clicktivisti” che sono capaci di scatenare tempeste social non appena un’azienda compia un passo falso.
Chi amministra e organizza le aziende – è una delle idee principali di tutto il libro -, ha imparato da tutte queste condizioni che le imprese devono essere attori sociali oltre che commerciali, ma che le pressioni dei vari stakeholder esigono spesso di trovare un compromesso con l’imperativo di generare risultati finanziari per gli azionisti.
Il quesito al quale Kaplan cerca di dare risposta è quindi chiarissimo. Come fanno le aziende a rispondere a tutte queste domande senza cadere in politiche ambientali o di pari opportunità semplicemente di facciata? La risposta è complessa, viene raccontata in circa 240 pagine scritte in modo leggibilissimo e ruota attorno ai limiti del modello basato sul valore condiviso, illusoriamente capace, secondo l’autrice, di generare vantaggi per tutti. In “cambio” del concetto di valore condiviso, invece, Kaplan offre un percorso per esplorare i modi in cui le aziende possono affrontare i conflitti reali, innovando a partire da questi ultimi e talvolta persino prosperando in mezzo a essi. E, anzi, dimostrando come la mentalità del valore condiviso possa di fatto ostacolare il progresso e come, invece, dal conflitto – quando ben gestito -, possano nascere “occasioni di resilienza e trasformazione organizzativa”.
Come di fronte ad ogni libro che sia scritto con chiarezza e che presenti idee ben delineate, anche in questo caso chi legge non è obbligato a condividere tutto ciò che nelle pagine trova scritto. La bontà del libro di Kaplan è anche questa: suscitare interrogativi e dibattiti, generare – in altre parole -, conflitti che possano essere positivi per le imprese e la cultura del produrre.

L’impresa a 360 gradi. Dai compromessi con gli stakeholder alla trasformazione organizzativa
Sarah Kaplan
Egea, 2020

Un libro appena pubblicato in Italia, ragiona sul complesso rapporto tra impresa, stakeholder e occasioni di crescita

Strette tra le esigenze di bilancio (da chiudere comunque per bene) e quelle dei cosiddetti stakeholder, le imprese devono cercare continuamente un proprio assetto produttivo e organizzativo che consenta loro di crescere e svilupparsi, oltre che contrastare concorrenza e variabilità esterne. Compiti non facili, che mettono in gioco ogni giorno non solo l’organizzazione ma anche la stessa cultura del produrre e quindi la visione dei compiti e degli obiettivi imprenditoriali.
E’ attorno a questo nodo di argomenti che Sarah Kaplan ha scritto “L’ impresa a 360 gradi. Dai compromessi con gli stakeholder alla trasformazione organizzativa” appena tradotto in Italia. Il libro prende le mosse proprio dalla considerazione della realtà nella quale si muovono le aziende chiamate a rispondere alle richieste, crescenti e pressanti, di stakeholder diversi. Perché in questa categoria finiscono i consumatori che vogliono prodotti socialmente responsabili ma anche economicamente sostenibili per le loro tasche, i dipendenti che chiedono lavori che diano loro un senso, gli investitori che vagliano i criteri ambientali, sociali e di governance; ma ci sono anche i cosiddetti “clicktivisti” che sono capaci di scatenare tempeste social non appena un’azienda compia un passo falso.
Chi amministra e organizza le aziende – è una delle idee principali di tutto il libro -, ha imparato da tutte queste condizioni che le imprese devono essere attori sociali oltre che commerciali, ma che le pressioni dei vari stakeholder esigono spesso di trovare un compromesso con l’imperativo di generare risultati finanziari per gli azionisti.
Il quesito al quale Kaplan cerca di dare risposta è quindi chiarissimo. Come fanno le aziende a rispondere a tutte queste domande senza cadere in politiche ambientali o di pari opportunità semplicemente di facciata? La risposta è complessa, viene raccontata in circa 240 pagine scritte in modo leggibilissimo e ruota attorno ai limiti del modello basato sul valore condiviso, illusoriamente capace, secondo l’autrice, di generare vantaggi per tutti. In “cambio” del concetto di valore condiviso, invece, Kaplan offre un percorso per esplorare i modi in cui le aziende possono affrontare i conflitti reali, innovando a partire da questi ultimi e talvolta persino prosperando in mezzo a essi. E, anzi, dimostrando come la mentalità del valore condiviso possa di fatto ostacolare il progresso e come, invece, dal conflitto – quando ben gestito -, possano nascere “occasioni di resilienza e trasformazione organizzativa”.
Come di fronte ad ogni libro che sia scritto con chiarezza e che presenti idee ben delineate, anche in questo caso chi legge non è obbligato a condividere tutto ciò che nelle pagine trova scritto. La bontà del libro di Kaplan è anche questa: suscitare interrogativi e dibattiti, generare – in altre parole -, conflitti che possano essere positivi per le imprese e la cultura del produrre.

L’impresa a 360 gradi. Dai compromessi con gli stakeholder alla trasformazione organizzativa
Sarah Kaplan
Egea, 2020