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La rivista “Pirelli” e il “Taccuino egiziano” di Giovanni Pirelli e Renato Guttuso

Pubblicata tra il 1948 e il 1972 a cadenza prevalentemente bimestrale e regolarmente distribuita in edicola, la rivista “Pirelli” nasce con lo scopo dichiarato di unire la cultura tecnico-scientifica e la cultura umanistica. La rivista accoglie contributi che spaziano dall’arte all’architettura, dalla sociologia all’economia, dall’urbanistica alla letteratura. L’intento della testata, ideata da Arturo Tofanelli, che la dirigerà fino al 1957 con Giuseppe Luraghi e Leonardo Sinisgalli, era infatti quello di saldare la cultura tecnico-aziendale con la cultura più largamente intesa. A guidare la rivista dopo Tofanelli saranno il “Direttore Propaganda” Pirelli Arrigo Castellani e, nell’ultima fase, Gianfranco Isalberti. Sulle pagine della rivista si svolge per oltre due decenni uno dei più avanzati dibattiti culturali del Paese: alla pubblicazione collaborano infatti grandi autori come Giulio Carlo Argan, Enzo Biagi, Dino Buzzati, Italo Calvino, Camilla Cederna, Gillo Dorfles, Umberto Eco, Arrigo Levi, Bruno Munari, Salvatore Quasimodo, Alberto Ronchey, Giuseppe Ungaretti, Elio Vittorini e molte altre note «firme» della cultura italiana, con articoli e inchieste corredati dalle illustrazioni di artisti del calibro di Renato Guttuso, Alessandro Mendini, Fulvio Bianconi, Mino Maccari, Ernesto Treccani. Rispetto agli house organ aziendali editi negli stessi anni, la rivista “Pirelli” si distingue fin dai primi numeri soprattutto per l’interesse manifestato nei confronti – oltre che della poesia e della letteratura – delle arti figurative, diventando presto modello di riferimento per le successive esperienze di stampa aziendale. Il ruolo dei pittori e degli illustratori su “Pirelli”, destinato a crescere tra la seconda metà degli anni Cinquanta e la prima metà degli anni Sessanta, si riduce lentamente a partire dalla seconda metà anni Sessanta, quando la fotografia prende il sopravvento, coinvolgendo noti fotografi come Ugo Mulas, Arno Hammacher, Federico Patellani e Fulvio Roiter, tra gli altri. L’attenzione riservata all’apparato iconografico della rivista è in parte naturale espressione del clima culturale che si respira in Italia, e in particolar modo a Milano, già a partire dagli anni Trenta e poi nell’immediato dopoguerra, caratterizzato da un forte sodalizio tra artisti e scrittori, industria e letteratura, arte e pubblicità.

Con lo pseudonimo di Franco Fellini, anche Giovanni Pirelli firma sei articoli su “Pirelli. Rivista d’informazione e di tecnica” tra il 1954 e il 1959. Gli articoli pubblicati sui numeri di febbraio e aprile del 1959 sono relativi al viaggio in Egitto compiuto da Pirelli insieme all’amico Renato Guttuso per documentare la costruzione della diga di Aswan, ai fini di un reportage da pubblicare sulla rivista. Il primo articolo, Dove il Nilo è l’unica strada, racconta il viaggio compiuto da Giovanni Pirelli nel dicembre 1958 tra Sudan ed Egitto. Il secondo articolo, Il messaggio del nano Seneb, racconta invece il proseguimento del viaggio lungo il Nilo compiuto da Pirelli, nei primi giorni del 1959, insieme alla moglie Marinella e ai coniugi Renato e Mimise Guttuso. Gli articoli sono corredati da 16 disegni eseguiti sul posto da Guttuso, alcuni dei quali sono conservati presso la Fondazione Pirelli.

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