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La P Lunga e i Cinque Cerchi, tra Consolini e Carl Lewis

Venerdì 5 agosto 2016: prendono ufficialmente il via a Rio de Janeiro i XXXI Giochi Olimpici. Tradizionalmente impegnata in tutti i campi delle attività sportive, Pirelli ha sempre avuto un feeling particolare con i Cinque Cerchi.

Vuoi perchè gli atleti hanno spesso gareggiato con attrezzi e strumenti di produzione del Gruppo, o perchè ispirate alle Olimpiadi sono state varie campagne pubblicitarie, o perchè era dedicato a specialissimi giochi di Olimpia un famoso Calendario… O ancora perchè pirelliani sono stati alcuni fra i più grandi campioni olimpici. Uno di questi – forse il più grande – si chiamava Adolfo Consolini e a Londra ’48 fu medaglia d’oro.

Il disco d’oro di Adolfo Consolini

2 agosto 1948, Olimpiadi di Londra. Con una distanza di 52,23 metri, l’atleta italiano Adolfo Consolini si aggiudica la medaglia d’oro nel lancio del disco: è nel pieno di una carriera che lo porterà ad essere uno dei più grandi atleti che il nostro Paese abbia mai avuto. Ma quando non veste la maglia azzurra della Nazionale, il “gigante buono” Consolini indossa la divisa con la P lunga del Gruppo Sportivo Pirelli, e si allena sul campo di atletica della Pro Patria, proprio di fronte allo stabilimento di Bicocca. Quattro Olimpiadi, tre record mondiali, detentore del record italiano per 17 anni, 375 concorsi vinti in trent’anni di carriera: il discobolo Adolfo Consolini ha impresso in modo indelebile il marchio della P lunga sui Cinque Cerchi olimpici.

Tutte in gomma le Olimpiadi di Roma

Lo sport e gli eventi ad esso correlati hanno favorito la produzione di nuovi articoli in gomma e nuovi materiali per l’edilizia, in previsione della costruzione dei moderni complessi sportivi. Per le Olimpiadi di Roma del 1960, la Pirelli partecipa alla costruzione del viadotto di Corso Francia, il collegamento che dal Ponte Flaminio conduce alla zona stadi, con la posa di 1200 apparecchi in gomma al neoprene tipo “Cargo”. Lo Stadio del Nuoto al Foro Italico e alcuni interni del Palazzo dello Sport vengono pavimentati con il “Miplac” della società Linoleum. Anche il grande scalo internazionale Leonardo da Vinci, inaugurato nello stesso anno è dotato di 230 metri quadrati di pannelli fonoassorbentiAfolin” e di 32.585 metri di pavimenti in gomma per dare il benvenuto agli atleti di tutto il mondo.

Babbut, Mammut e Figliut cartoons olimpici

Sulla copertina di “Pivendere” – una sorta di newsletter Pirelli dedicata ai rivenditori – del luglio 1964, l’atleta olimpico tenta un improbabile salto con l’asta che si presume già finirà con un bernoccolo in testa. Perchè l’atleta in questione è Babbut, cavernicolo pasticcione che assieme alla moglie Mammut e al piccolo Figliut impazza già da un paio d’anni nelle pubblicità televisive Pirelli. Chi non è più giovanissimo si ricorderà di questo cartone animato che girava a Carosello con il milanesissimo vigile (arbitro, in versione olimpica) che alla fine ammoniva i tre combinaguai dicendo “ué cavernicoli, non siamo più all’età della pietra!”, spiegando che con l’era moderna Pirelli aveva portato la gommapiuma e il pneumatico Sempione spalla di sicurezza.

Magico il piede di gomma di Carl Lewis

Quando – siamo nel 1994 – la fotografa Annie Leibowitz lo ritrae ai blocchi di partenza dei 100 metri e il campione indossa le famose scarpette rosse di “La potenza è nulla senza controllo”, Carl Lewis è uno degli atleti olimpici più grandi di tutti i tempi. Salto in lungo e velocità le discipline in cui King Carl vince tutto il possibile: 4 medaglie d’oro a Los Angeles ’84, 2 ori e un argento a Seul ’88, altri 2 ori a Barcellona ’92. La medaglia d’oro numero 9 sarebbe arrivata di lì a due anni, alle Olimpiadi di Atlanta 1996. Quattro olimpiadi, dieci medaglie: tra Pirelli e i Cinque Cerchi, c’è la corsa del “figlio del vento”.

Nel 1997, Carl Lewis passa la staffetta di testimonial olimpico di Pirelli alla velocista francese Marie-José Pérec. E’ lei che, nello spot pubblicitario realizzato da Gerard de Thame, continua la corsa iniziata dal “figlio del vento”: tra ghiacciai e vulcani, sull’acqua e sulla sabbia, sempre inseguita da effetti speciali in forma di terribili mostri. E lei che alla fine si salva, riuscendo a saltare in cima al Totem Pole, la monumentale colonna di roccia che sta nella Monument Valley, Utah. Si salva, ancora una volta, perchè – come Carl Lewis – il suo piede alato poggia su un battistrada Pirelli. Che il piede di Marie-José fosse davvero alato lo avevano confermato le Olimpiadi di Barcellona 1992, con la medaglia d’oro sui 400 metri, e poi di Atlanta 1996, con doppietta sui 200 e 400 metri. Nel 1997, dunque, era ancora una volta un’atleta olimpica all’apice del successo quella che ricordava al mondo intero che “La potenza è nulla senza controllo”.

Ritorno -d’autore- ad Olimpia

Firmato da Arthur Elgort e fisicamente realizzato a Siviglia, il Calendario 1990 fu un’ode allo spirito di Olimpia e alla sua fisicità, naturalmente tutta declinata al femminile. Corsa e scherma, disco e giavellotto, arco e staffetta, e in copertina la fiaccola sul gradino più alto del podio: i muri dello stadio sono grigi e ciclopici, e la corsa è tra polvere e sterpi. Il premio, una corona d’alloro. Le atlete del Calendario Pirelli 1990 vestono solo un gonnellino decorato con simboli magici, che sicuramente raccontano di Olimpia e del mito dei Giochi. E chi va a pensare che è il disegno battistrada del Pirelli P600.

Venerdì 5 agosto 2016: prendono ufficialmente il via a Rio de Janeiro i XXXI Giochi Olimpici. Tradizionalmente impegnata in tutti i campi delle attività sportive, Pirelli ha sempre avuto un feeling particolare con i Cinque Cerchi.

Vuoi perchè gli atleti hanno spesso gareggiato con attrezzi e strumenti di produzione del Gruppo, o perchè ispirate alle Olimpiadi sono state varie campagne pubblicitarie, o perchè era dedicato a specialissimi giochi di Olimpia un famoso Calendario… O ancora perchè pirelliani sono stati alcuni fra i più grandi campioni olimpici. Uno di questi – forse il più grande – si chiamava Adolfo Consolini e a Londra ’48 fu medaglia d’oro.

Il disco d’oro di Adolfo Consolini

2 agosto 1948, Olimpiadi di Londra. Con una distanza di 52,23 metri, l’atleta italiano Adolfo Consolini si aggiudica la medaglia d’oro nel lancio del disco: è nel pieno di una carriera che lo porterà ad essere uno dei più grandi atleti che il nostro Paese abbia mai avuto. Ma quando non veste la maglia azzurra della Nazionale, il “gigante buono” Consolini indossa la divisa con la P lunga del Gruppo Sportivo Pirelli, e si allena sul campo di atletica della Pro Patria, proprio di fronte allo stabilimento di Bicocca. Quattro Olimpiadi, tre record mondiali, detentore del record italiano per 17 anni, 375 concorsi vinti in trent’anni di carriera: il discobolo Adolfo Consolini ha impresso in modo indelebile il marchio della P lunga sui Cinque Cerchi olimpici.

Tutte in gomma le Olimpiadi di Roma

Lo sport e gli eventi ad esso correlati hanno favorito la produzione di nuovi articoli in gomma e nuovi materiali per l’edilizia, in previsione della costruzione dei moderni complessi sportivi. Per le Olimpiadi di Roma del 1960, la Pirelli partecipa alla costruzione del viadotto di Corso Francia, il collegamento che dal Ponte Flaminio conduce alla zona stadi, con la posa di 1200 apparecchi in gomma al neoprene tipo “Cargo”. Lo Stadio del Nuoto al Foro Italico e alcuni interni del Palazzo dello Sport vengono pavimentati con il “Miplac” della società Linoleum. Anche il grande scalo internazionale Leonardo da Vinci, inaugurato nello stesso anno è dotato di 230 metri quadrati di pannelli fonoassorbentiAfolin” e di 32.585 metri di pavimenti in gomma per dare il benvenuto agli atleti di tutto il mondo.

Babbut, Mammut e Figliut cartoons olimpici

Sulla copertina di “Pivendere” – una sorta di newsletter Pirelli dedicata ai rivenditori – del luglio 1964, l’atleta olimpico tenta un improbabile salto con l’asta che si presume già finirà con un bernoccolo in testa. Perchè l’atleta in questione è Babbut, cavernicolo pasticcione che assieme alla moglie Mammut e al piccolo Figliut impazza già da un paio d’anni nelle pubblicità televisive Pirelli. Chi non è più giovanissimo si ricorderà di questo cartone animato che girava a Carosello con il milanesissimo vigile (arbitro, in versione olimpica) che alla fine ammoniva i tre combinaguai dicendo “ué cavernicoli, non siamo più all’età della pietra!”, spiegando che con l’era moderna Pirelli aveva portato la gommapiuma e il pneumatico Sempione spalla di sicurezza.

Magico il piede di gomma di Carl Lewis

Quando – siamo nel 1994 – la fotografa Annie Leibowitz lo ritrae ai blocchi di partenza dei 100 metri e il campione indossa le famose scarpette rosse di “La potenza è nulla senza controllo”, Carl Lewis è uno degli atleti olimpici più grandi di tutti i tempi. Salto in lungo e velocità le discipline in cui King Carl vince tutto il possibile: 4 medaglie d’oro a Los Angeles ’84, 2 ori e un argento a Seul ’88, altri 2 ori a Barcellona ’92. La medaglia d’oro numero 9 sarebbe arrivata di lì a due anni, alle Olimpiadi di Atlanta 1996. Quattro olimpiadi, dieci medaglie: tra Pirelli e i Cinque Cerchi, c’è la corsa del “figlio del vento”.

Nel 1997, Carl Lewis passa la staffetta di testimonial olimpico di Pirelli alla velocista francese Marie-José Pérec. E’ lei che, nello spot pubblicitario realizzato da Gerard de Thame, continua la corsa iniziata dal “figlio del vento”: tra ghiacciai e vulcani, sull’acqua e sulla sabbia, sempre inseguita da effetti speciali in forma di terribili mostri. E lei che alla fine si salva, riuscendo a saltare in cima al Totem Pole, la monumentale colonna di roccia che sta nella Monument Valley, Utah. Si salva, ancora una volta, perchè – come Carl Lewis – il suo piede alato poggia su un battistrada Pirelli. Che il piede di Marie-José fosse davvero alato lo avevano confermato le Olimpiadi di Barcellona 1992, con la medaglia d’oro sui 400 metri, e poi di Atlanta 1996, con doppietta sui 200 e 400 metri. Nel 1997, dunque, era ancora una volta un’atleta olimpica all’apice del successo quella che ricordava al mondo intero che “La potenza è nulla senza controllo”.

Ritorno -d’autore- ad Olimpia

Firmato da Arthur Elgort e fisicamente realizzato a Siviglia, il Calendario 1990 fu un’ode allo spirito di Olimpia e alla sua fisicità, naturalmente tutta declinata al femminile. Corsa e scherma, disco e giavellotto, arco e staffetta, e in copertina la fiaccola sul gradino più alto del podio: i muri dello stadio sono grigi e ciclopici, e la corsa è tra polvere e sterpi. Il premio, una corona d’alloro. Le atlete del Calendario Pirelli 1990 vestono solo un gonnellino decorato con simboli magici, che sicuramente raccontano di Olimpia e del mito dei Giochi. E chi va a pensare che è il disegno battistrada del Pirelli P600.