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Sport Club Pirelli: una gita al Mottarone nel 1923

Si costituì il 13 dicembre del 1922 lo Sport Club Pirelli: sede in via Ponte Seveso, campi di gioco e palestra a Bicocca di Niguarda. Presidente fu acclamato il Cav. Uff. Venosta  Ing. Giuseppe, da sempre braccio destro del Fondatore ingegner Giovanni Battista Pirelli e “fervido assertore di ogni forma di educazione fisica e morale”. Vicepresidente Giuseppe Vigorelli, Direttore dell’Agenzia Lombarda Gomme Pirelli ed esperto di ciclismo: di lì a qualche anno avrebbe realizzato il suo sogno di creare un velodromo a Milano. Era esperto di ciclismo anche il cassiere-cronometrista del Club, l’italo-inglese Gilberto Marley che, dopo aver vinto ininterrottamente i campionati Italiani dal 1887 al 1889, era approdato in quell’azienda che con i suoi pneumatici velo “tipo Milano” l’aveva portato tante volte al successo. Dalle fotografie su carta grigio-verde del Bollettino dello Sport Club Pirelli emergono la corsa a ostacoli e il sollevamento pesi, il salto in alto e il calcio, il ciclismo e il giavellotto. Per atleti quanto per “atletesse”, come le agguerritissime “zebrette” della Pro Patria di Busto Arsizio che riempirono di ammirazione lo stadio di Bicocca durante l’Adunata Sportiva del giugno ’23: star indiscussa la signorina Lina Banzi, recordwomen nel salto in alto. E poi gite a piacere su e giù per l’Italia, estate e inverno. A novantaquattro anni giusti di distanza, vi raccontiamo di come un’allegra brigata di sportivi pirelliani affrontò, tra l’8 e il 9 dicembre 1923, i campi innevati del Mottarone, montagna oggi in provincia di Verbano-Cusio-Ossola, allora territorio novarese. Il testo che segue è rigorosamente tratto dall’articolo di Cesare Piantanida “Gita al Mottarone”.

«I costumi pittoreschi da montagna, gli scarponi, le maglie pesanti di lana, i berretti col fiocco,  i bastoni e gli sky, gli sky soprattutto avevano un lieve aspetto anacronistico, una apparenza tartarinesca sul piazzale della stazione, umido e stillante la bruma cittadina. La gita non poteva cominciare sotto migliori auspici: Meloni infaticabile, partito in avanscoperta per il servizio alloggiamenti e vettovagliamento, e Gironi che, coadiuvato da Anselmi, aveva preso il comando della spedizione. Ed ecco alfine il grido desiderato ed invocato: ecco il grido che erompe spontaneo dal petto: “La neve! La neve!”. Ancora pochi minuti ed eccoci alla vetta. Ecco il signor Valentini che è venuto assieme alla sua gentile signora, arma gli sky e parte per il campo. Ecco Bagnato che lo imita, ansioso di emulare le sue gesta, ed ecco Mascherpa, Muggia, il Dottor Prestini e tanti altri, fra cui parecchie coraggiose signorine che partono sugli sky. Gli altri li seguono per ammirare lo sport o si spargono per il monte. Il Cav. Marley è presto in piedi con la signora e la signorina. L’ingegnere Avanzini, l’ingegnere Giussani, il sig. Bianchi e il ragioniere Gogna, sono venuti accompagnati dalle rispettive gentili signore e da altri parenti. Il ragioniere Crosio, molto Far East nel costume sportivo, appare assieme all’ingegnere Chiesa. Il signor Sberze è venuto con suo figlio. Ci sono poi le signorine Banchieri, Benincasa, le fedelissime signorine Verga, Pissasegale, i signori Brizza, Bagnato, Berti, Saroldi e tanti, tanti altri che è impossibile riconoscere e trovare. Gli skiatori vengono giù veloci per la china, saettando davanti agli spettatori, si voltano, cadono anche, ma con grazia, poi pigliano la salita. Molto ammirati i voli del signor Valentini, maestro nel telmark e nel cristiania; Bagnato suo degno allievo mostra la stoffa dello skiatore. Elegante il signor Muggia ed intrepida la signorina Muggia che scende veloce e leggera senza esitazione. Altre signorine mostrano agli uomini come si debba fare lo sport e dal loro canto questi mostrano come si cada con disinvoltura. Ma ormai si avvicina l’ora della partenza ed è con rimpianto che bisogna deporre gli sky, rifare i bagagli, avviarsi alla stazione della ferrovia. Ora, il tepore del treno che corre nella notte e l’allegria suscitata dalla bella giornata destano i canti che rivelano doti veramente eccezionali di cantori là dove meno si aspetterebbero. Così che è un disappunto per tutti quando il treno in perfetto orario entra sotto la tettoia della stazione di Milano. La gita è finita e con saluti, ringraziamenti  e arrivederci, ognuno prende la sua via nella città fangosa che è rimasta tutto il giorno nel suo velo di nebbia e di pioggia».

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