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Pirelli, storie di uomini e di invenzioni: Mario Mezzanotte

Tra le figure di ingegneri che hanno reso grande Pirelli, un posto di primo piano spetta senza dubbio a Mario Mezzanotte. Tra gli anni Settanta e Novanta del Novecento, applicando la sua esperienza accumulata nel modo delle corse allo sviluppo dei pneumatici da strada, l’ingegnere consentì a Pirelli di affermarsi nel segmento dei pneumatici ad alte prestazioni, una posizione da leader che il gruppo ricopre tuttora. Entrato alla Pirelli negli anni Cinquanta, Mezzanotte fece la sua prima esperienza all’interno della Direzione Tecnica Pneumatici, dove nel 1959 fu tra i protagonisti dell’invenzione del pneumatico a battistrada separato BS3. Nel 1970 fu nominato capo della Direzione Sviluppo pneumatici USA e poco dopo responsabe del settore sportivo. La Pirelli, che si era ritirata dalla Formula 1 nel 1956 per concentrarsi sullo sviluppo dei nuovi pneumatici radiali per impiego stradale, alla fine degli anni Sessanta era entrata nel campo dei rally. I successi arrivarono in breve tempo, legati in particolare alla Lancia e al pilota Sandro Munari. Dopo la prima vittoria nel 1972 con la Fulvia HF, Lancia iniziò a gareggiare con la Stratos, veicolo estremamente potente appositamente progettato per le competizioni, che necessitava di pneumatici con battistrada largo per garantire la massima aderenza e la sicurezza anche su percorsi sconnessi. La Pirelli sperimentò inizialmente  pneumatici da corsa di tipo slick, che risultavano troppo rigidi per questi terreni irregolari. Mario Mezzanotte, in assoluta controtendenza rispetto alla convinzione generalizzata che un pneumatico radiale non avrebbe mai potuto soddisfare i requisiti richiesti ad un pneumatico da competizione, ebbe l’intuizione di realizzarne uno utilizzando uno stampo per pneumatici slick opportunamente modificato. Fu così che la Lancia Stratos, passando da pneumatici convenzionali 205/70-14 a pneumatici radiali a cintura metallica 225/50-15, vinse nel 1974 il Rally delle Quattro Regioni con un vantaggio di circa un quarto d’ora sul secondo classificato. Era nato il P7, il primo pneumatico radiale a sezione ribassata, un pneumatico che offriva elevata tenuta, lunga durata, assenza di vibrazioni e rumorosità. Fu il pneumatico ideale per auto da competizione. Dopo il successo nei rally fu utilizzato anche su pista, prima in Formula 2, nel 1979 e poi, dal 1981, in Formula 1, equipaggiando ad esempio la Brabham con cui Nelson Piquet vinse il Gran Premio di Francia nel 1985. Una vittoria, quest’ultima, nella quale il comportamento dei radiali Pirelli fu determinante, consentendo a Piquet di evitare il pit-stop per il cambio dei pneumatici mentre gli altri concorrenti dovettero fare una o più soste ai box per sostituire le gomme. Grazie alle sue prestazioni, il P7 fu scelto come primo equipaggiamento da diverse case automobilistiche come Porsche – per la rivoluzionaria 911 Turbo – e Lamborghini. Qualche anno più tardi, proseguendo sulla strada intrapresa e forte dell’esperienza maturata in campo sportivo, il team di Mezzanotte mise a punto un nuovo pneumatico ribassato da strada, codice Zeta, per velocità oltre i 240 km/h. Fu ribattezzato P Zero, a significare l’assoluto, la perfezione.  Introdotto sperimentalmente nel 1984 come primo equipaggiamento per la Lancia Delta S4, venne ufficialmente  lanciato nel 1986 come equipaggiamento esclusivo della Ferrari F40, per poi essere adottato da altre “super car” come la Lamborghini Countach Anniversary e la Jaguar XJ 220.  È il capostipite di una linea di pneumatici ad alte prestazioni, che coniuga performance, comfort e silenziosità e ancora oggi garantisce a Pirelli la posizione da leader nel segmento “high performance”. Un presente le cui basi furono gettate negli anni Settanta grazie alle intuizioni e al lavoro di Mario Mezzanotte.

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