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Le tante culture italiane d’impresa

Appena pubblicato un libro che racconta come la provincia del Paese possa costituire la vera risorsa per riprendere lo sviluppo

 

Cultura del produrre declinata in innumerevoli modalità. Cultura vissuta e non teorica. Cultura d’impresa diffusa sul territorio. Sono questi alcuni dei cosiddetti punti di forza del fare industria (e non solo industria) in Italia. Peculiarità uniche al mondo, che fanno grande il nostro Paese, ma che fanno “grandi” anche le difficoltà che occorre affrontare. Ad iniziare dai rapporti fra centro e periferia. Questione di non poco conto, quella delle periferie produttive italiane, che va compresa per bene, soprattutto per trovare nuovi motivi per il rilancio di territori che comunque hanno dato spirito e gambe alla capacità manifatturiera nazionale.

Leggere  “Provincia non periferia. Innovare le diversità italiane”, scritto da Paolo Manfredi, serve allora per capire meglio la situazione delle tante aree d’Italia (le “province”), che oggi sono in crisi ma che possono riprendere un virtuoso cammino di modernizzazione trascinando poi tutto il Paese.

Il libro (poco più di un centinaio di pagine), prende le mosse dalla constatazione che  lo sviluppo dell’economia digitale e l’urbanizzazione sempre più spinta, insieme alla lunghissima crisi economica, pare abbiano sottoposto a uno stress mai sperimentato quella che viene indicata come “biodiversità” italiana e il suo biotopo principale: quella dimensione straordinariamente ricca e peculiare che è appunto la provincia. Detto in altre parole, sono venute meno le risorse per politiche redistributive attente alle esigenze del territorio ; oltre a questo l’economia digitale ha riscritto le regole della competizione globale attorno a piattaforme – virtuali e fisiche – tanto più efficienti e redditizie quanto più sono scalabili e in grado di ridurre le differenze, appiattendole. In questo quadro, la provincia italiana, rischia di ridursi ad un concetto anacronistico.

Eppure, secondo Manfredi proprio dalle caratteristiche delle provincie è possibile ripartire per costruire uno sviluppo diverso, basato fra l’altro proprio sulla particolare e unica cultura del produrre propria del nostro Paese. Anzi, proprio le periferia possono diventare una sorta di grande laboratorio per sperimentare un possibile nuovo paradigma di innovazione radicale, che punti all’inclusione degli esclusi e alla valorizzazione delle differenze in termini di competenze, culture e territori.

Il libro quindi individua tre elementi: la modernizzazione digitale della manifattura come chiave di ingresso per la modernizzazione della provincia, l’attivazione di congiunzioni forti tra territori, persone e competenze chiave geograficamente lontani e l’attribuzione a Milano, unica città italiana che partecipa al gioco globale dello sviluppo, del ruolo di “città-acceleratore” dell’intero Paese.

Per raccontare tutto questo, Manfredi inizia con un capitolo nel quale viene declinata l’immagine de “Tutte le strade portano altrove”, per poi passare ad una descrizione della geografia della periferia italiana e quindi ad un approfondimento della cosiddetta “manifattura intelligente”.

Manfredi spiega nelle conclusioni che il Paese possiede “straordinari mezzi” ma che questi sono la “potenza” che deve essere trasformata in “atto”. Il libro cerca di delineare alcune strade per passare all’azione dopo l’analisi.

 

Provincia non periferia. Innovare le diversità italiane
Paolo Manfredi
Ega, 2019