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La Bicocca degli Arcimboldi

Attraversare la Storia

La Bicocca degli Arcimboldi

Attraversare la Storia

Benvenuti nel tour virtuale della Bicocca degli Arcimboldi che vi permetterà di conoscere la storia e gli interni di questo meraviglioso edificio rinascimentale, oggi sede di rappresentanza del Gruppo Pirelli. Di seguito alcuni consigli utili per una migliore esperienza di navigazione.

È possibile passeggiare virtualmente tra le stanze muovendosi in ogni direzione, stanza e piano a seconda delle preferenze individuali, utilizzando le frecce visibili sulla schermata principale.

In alto a destra, un’icona fissa vi permetterà di accedere direttamente alle diverse stanze e poter approfondire diversi contenuti che arrichiscono l’esperienza virtuale. L’accesso a questi contenuti avviene tramite il pulsante in basso a destra. Sono state selezionati dalla Fondazione Pirelli documenti e immagini che vi porteranno alla scoperta della storia e del profondo legame con l’azienda.

Il pulsante in basso a sinistra vi accompagnerà invece direttamente nella stanza successiva per una più veloce fruizione della visita.

Buona navigazione,
Lo staff di Fondazione Pirelli

Bicocca: da castelletto a rocca abbandonata

In origine utilizzato per indicare una piccola roccaforte posta su un’altura, ma mal fortificata e poco adatta alla difesa dai nemici, il termine “bicocca” ha subito un interessante ribaltamento di significato nel corso dei secoli. In Letteratura, è una “bicocca” il palazzotto di don Rodrigo di cui Manzoni parla ne I promessi sposi: “sorgeva isolato, a somiglianza d’una bicocca, sulla cima d’uno de’ poggi”. Ma lo è anche la casupola diroccata descritta da Verga ne Il mastro Don Gesualdo, “una vera bicocca quella casa: i muri rotti, scalcinati, corrosi”. Pochi decenni distanziano le due grandi opere eppure l’utilizzo della parola è passato già da roccaforte a casa fatiscente. La motivazione storico-etimologica è semplice: la manutenzione di piccole fortificazioni sopraelevate risultava spesso difficile e costosa, soprattutto per l’uso provvisorio e strategico per cui venivano edificate. Di conseguenza, portato a termine il loro compito di protezione e difesa, venivano spesso abbandonate all’incuria e alla rovina. Ciò nonostante, il termine ebbe una grande risonanza: si ritrova infatti i molti dialetti del Nord Italia, ma ha fortuna anche oltralpe, in Spagna e in Francia in particolare, grazie all’esito della sanguinosa Battaglia della Bicocca (1522).

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«C'est une bicoque»

La Bicocca degli Arcimboldi è stata teatro della sanguinosa, omonima battaglia che ha visto scontrarsi l’esercito imperiale di Carlo V e quello francese di Francesco I di Valois nelle cosiddette “Guerre d’Italia” cinquecentesche. Il Verri e il Guicciardini ne intrecciano i motivi strategici in alcuni scritti: «L’armata della lega aveva posto gli aloggiamenti alla Bicocca luogo situato fra Milano e Monza e lontano circa quattro miglia dalla città; il luogo era vantaggioso per la difesa». E ancora, «alloggiava l’esercito alla Bicocca, villa propinqua tre miglia poco più o meno a Milano, ove risiede un casamento assai spazioso, circondato di giardini». La vittoria dell’esercito di Carlo V fu talmente clamorosa che il termine “bicoca” è tutt’ora utilizzato in Spagna per indicare “una bazzeccola, qualcosa che si compra o si conquista con un niente”. Al contrario, la rovinosità della battaglia è rimasta impressa nella memoria dello sconfitto esercito francese al punto che, ancora oggi, per sottolineare che un sito costerebbe molto sangue e fatica per nulla, usano ancora oggi dire: «c'est une bicocque».

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Entrare nell’edificio

Oggi l’ingresso alla Bicocca avviene dal lato sud attraverso un portale in marmo di Candoglia del XVIII secolo, inserito da Piero Portaluppi durante il restauro del 1953. Inizialmente, e per tutto il Cinquecento, invece, il sistema di collegamento fra i piani era interamente racchiuso nella torre che sporge appena sulla facciata sud. La scritta in latino, posta sopra la porta, indica infatti l’accesso diretto al piano nobile Scalae ad summum gradientes (trad. Scala che sale verso il punto più alto).  

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La terracotta, una tradizione lombarda

Dal punto di vista della decorazione esterna, la Bicocca degli Arcimboldi porta in sé elementi tipici dell’architettura lombarda del Quattrocento per colori e scelta dei materiali: dai graffiti alle palmette nel portico al pian terreno, dalla terracotta delle finestre fino all’intonaco a tutta facciata. In particolare la terracotta viene utilizzata per la creazione di elaborate cornici e sottogronda con archetti e piccole teste. Una serie di sagome di camini che sporgono leggermente dal muro e di finestre, disposte asimmetricamente, ne movimentano la superficie.

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Il restauro di Ambrogio Annoni

L’aspetto attuale della Bicocca è il risultato di una serie di restauri iniziati nel 1910 grazie ad Ambrogio Annoni (1882-1954), architetto della Soprintendenza ai Monumenti della Lombardia. I primi lavori furono voluti dalla Società Anonima del Quartiere Milano Nord, di cui anche Pirelli faceva parte e che, a quel tempo, possedeva l’edificio. La ristrutturazione portò progressivamente alla luce tracce di affreschi che affioravano sotto l’intonaco e, in alcuni casi, alla ricostruzione “in stile” di camini, finestre precedentemente murate, parte del porticato e del campanile dell’orologio.

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Segnare il tempo

Nel 1910 Ambrogio Annoni restaura anche il quadrante del campanile sul fronte dell’edificio che oggi guarda verso viale Sarca, inserendo un distico latino che è al contempo decorativo e rievocativo: Dixit olim tristes crvuenti certaminis horas/candidae iam regat operas et tempora pacis (trad. Segnò (l’orologio) una volta le ore tristi della cruenta battaglia/governi ora le opere e i momenti della candida pace). Richiamando i momenti cruenti della battaglia della Bicocca, combattuta tra l’Impero di Carlo V e i francesi di Francesco I di Valois nel 1522, auspica momenti di pace lavorativa.  

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Una “villa di delizie” alle porte della città

Classico esempio di architettura civile di campagna del Quattrocento, la Bicocca degli Arcimboldi nasce su commissione dell’omonima famiglia come “villa di delizie”, una residenza fuori porta in cui i nobili erano soliti ritirarsi in villeggiatura. L’edificio, di 40x13 m e con un corpo sporgente dove è collocata la scala per i piani nobili, si sviluppa su due piani sormontati da un loggiato che occupa l’intero spazio della villa e un ampio porticato a colonne, al piano terra, lungo il lato settentrionale. Nel corso del tempo al nucleo originario si affiancano ampliamenti e restauri che, dal 1910, restituiscono l’immagine di un edificio in cui convivono stili differenti. Nonostante ci si trovi di fronte al risultato di soluzioni derivanti da interventi diversi, infatti, l’impianto conserva una struttura molto semplice: una forma squadrata, animata da colori caldi sui muri, dall’utilizzo di fregi e di cornici in terracotta, dalla varietà dei graffiti.  

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Alla corte del Ducato di Milano

La nobile famiglia Arcimboldi, originaria di Parma, fu molto vicina ai duchi di Milano. Ne testimoniano il legame numerosi elementi decorativi, tra i quali il pozzo posto al lato sud della villa che riporta lo stemma dei Visconti, un biscione nell’atto di ingoiare un bambino, celebre simbolo della città di Milano. Tra i membri della famiglia parmense si ricordano cavalieri, giureconsulti, diplomatici e quattro arcivescovi. A Nicolò Arcimboldi e ai figli Giovanni e Guido Antonio si deve presumibilmente la costruzione e il completamento della Bicocca. La famiglia si estinse nel 1727.

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